Faccia a faccia

'Urge' Bergonzoni

Alessandro Bergonzoni
di Rita Bugliosi

Incontriamo l'attore e autore teatrale che esplora la lingua per travalicare la realtà, sconfinando nel surreale e nel paradosso. Scrittore, pittore, scultore, collaboratore di quotidiani e riviste, il comico è in questi giorni a Roma e Milano con il suo spettacolo

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Dopo l'Accademia Antoniana e la laurea in giurisprudenza, Alessandro Bergonzoni inizia la carriera debuttando in teatro. Fin dai primi spettacoli sviluppa i temi comici che diventeranno fondamentali nei suoi successivi lavori: il rifiuto del reale come riferimento artistico, 'l'esplorazione' linguistica e l'assurdo come mondo comico da setacciare a tutto campo.
Nel 1989 pubblica il suo primo libro, 'Le balene restino sedute', al quale ne seguiranno numerosi altri. Dal 2000 comincia inoltre la collaborazione con la Casa dei Risvegli-Luca De Nigris. Nel 2001 recita sul grande schermo, interpretando la parte del direttore del circo nel 'Pinocchio' di Roberto Benigni.
Ottiene, tra gli altri riconoscimenti, il Premio Ubu  come miglior attore del teatro italiano per lo spettacolo 'Nel' che nel suo lungo tour lo porta anche a Oxford. Il 19 e 20 aprile sarà all'Auditorium Parco della Musica di Roma con 'Urge', spettacolo che ha debuttato nel 2010 e che sarà poi, dal 23 al 26 maggio, all'Elfo Puccini di Milano.

Lei usa la lingua travalicando semantica ed etimologia, al limite del paradosso e dell'assurdo. Ionesco diceva che il suo obiettivo "non è di far la caricatura di una situazione ordinaria, ma di rendere ordinaria l'assurdità". Qual è invece il suo?

Non amo le citazioni, ma quella di Ionesco è una frase importante. Tuttavia non parlerei di caricatura: detesto tutto ciò che è caricatura, ironia, parodia, imitazione. Direi piuttosto che con le parole bisogna portare la 'surrealtà' all'altezza della realtà. E sbaglia chi dice che a volte la realtà supera la fantasia; lo dice chi non ha fantasia. Niente supera la fantasia, la capacità creante, l'immaginazione. Non si deve mai dimenticare che sotto la parola c'è il pensiero: la parola è come un iceberg che cela di tutto, dalla filosofia all'antropologia. Occorre guardare sotto le parole, sotto i giochi di parole, sotto i calembour e i doppi sensi per far diventare protagonista la 'surrealtà'.

Lo spettacolo con cui è in scena a Roma e Milano si intitola 'Urge'; cosa pensa che in questo momento urga di più al nostro Paese?

La rivoluzione interiore. Ciascuno di noi deve avere un parlamento interiore, un governo interiore. Non ci si deve ispirare a esempi esterni: urge diventare esempio di se stessi. Urge anche che ciascuno si prenda la responsabilità di ciò che è stato e di ciò che sarà, ognuno deve pulire e riordinare il proprio concetto di giustizia, di equità, di etica interiore, senza delegare altri.

Alessandro Bergonzoni

Tiene seminari agli studenti: secondo lei cosa è importante trasmettere ai giovani, in un momento di particolare difficoltà come questo?

Innanzitutto ritengo necessario che un artista esca dagli spazi canonici, si muova e vada anche nelle scuole a raccontare, non a spiegare o a insegnare, ma a narrare. Deve raccontare che esiste anche un mondo invisibile, inconcepibile e incommensurabile e che esistono  realtà che non sono visibili in tv, sulle riviste patinate o nei talk show. L'artista deve costruire il proprio palinsesto e parlare di altro e di oltre. Parlare di anima, di sociale, di carceri, di differenza, di malattia, di morte, senza aspettare che siano un caso di cronaca o un evento drammatico a determinare la discussione su quei temi. È facile aspettare che il pubblico venga a teatro si deve invece andare dove la gente non ti aspetta.

È testimonial della Casa dei Risvegli Luca De Nigris. Come è nato il suo impegno per sensibilizzare il pubblico sulla possibilità di tornare a una vita attiva dopo il coma?

Sono un testimonial anomalo: non mi metto a disposizione solo nella giornata internazionale del coma, il 7 ottobre, sono in contatto costante con l'Associazione e partecipo anche a incontri e dibattiti scientifici sull'argomento, ma non come esperto bensì da studente. Il mio ruolo è raccontare alle persone non coinvolte direttamente da questa tematica cosa significa uscire dal coma: mi piace farlo e credo sia importante.

E negli altri ambiti scientifici ce n'è qualcuno che l'appassiona?

La mia ignoranza in questo settore è devastante. Devo confessare però che sono attratto soprattutto dalle discipline che il mondo scientifico e la medicina tradizionale snobbano un po', mi riferisco alla medicina ayurvedica e a quella cinese. Mi attrae molto tutto ciò che riguarda la spiritualità.

Trova ci siano punti di contatto tra il suo lavoro e quello dello scienziato?

Sicuramente c'è in comune l'attività di scavo, il bisogno di vedere oltre, il non accontentarsi di quello che è stato già detto e scoperto. Ma a volte la scienza distingue molto nettamente ciò che è bene e ciò che è male e questo atteggiamento mi disturba un po': preferisco verificare di persona. Ho rispetto per la scienza ma non amo le posizioni dogmatiche.

Come si è avvicinato a pittura e scultura e perché?

Fino a 10 anni fa non avevo mai preso in mano una matita o un pennello, lo stimolo è venuto visitando gli studi di pittori e di scultori, ho sentito la necessità di conoscere la tridimensionalità, il colore, la materia, il tangibile. Certamente era qualcosa di dormiente in me, che è esploso a 45 anni e mi ha spinto a iniziare una nuova attività. È una ricerca dell'anima. Quando si disegna, si scolpisce, quando si tracciano segni lo si fa perché si sente dentro di sé un'urgenza, una richiesta.

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