Faccia a faccia

La difficile situazione dell’editoria

Cipolletta
di M. F.

A parlarne è Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione italiana editori - e con molti altri incarichi -, che fornisce un quadro dettagliato della situazione del settore, esaminando sia lo stato del libro cartaceo che degli e-book, regalandoci una fotografia della situazione in questo ambito ed evidenziando anche i problemi creati dalla pirateria, che ne riduce di un terzo il giro di affari

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Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Associazione italiana editori (Aie), è nato a Roma l’8 dicembre 1941. Membro dei CdA di Laterza e della Fondazione Mondadori e del Direttivo dell’Associazione per l’economia della cultura (Aec), dopo esserne stato presidente dal 2008 al 2019, è stato direttore generale di Confindustria dal 1990 al 2000 e presidente di Confindustria cultura Italia fino allo scorso maggio. È inoltre presidente dell’Aifi e di Inpiù SpA, vicepresidente Febaf, membro del CdA delle fondazioni Censis e Lars Magnus Ericsson. Pubblicista e commentatore economico, ha firmato numerosi articoli scientifici e libri, ha avuto incarichi come docente universitario alle università La Sapienza di Roma, di Reggio Calabria, Cesare Alfieri di Firenze, Luiss Guido Carli di Roma. In passato, tra l’altro, è stato presidente dell’Università di Trento, di Ferrovie dello Stato e del Sole 24 Ore. Insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce.

L’Aie riunisce e tutela un settore imprenditoriale in calo di vendite, anche se i dati di pubblicazione sono sempre vivaci

Il calo delle vendite a cui abbiamo assistito nel 2025, che arriva dopo altri due anni di mercato sostanzialmente piatto, non ci deve far dimenticare che, dal 2008 a oggi, le copie vendute sul mercato italiano ogni 12 mesi sono cresciute di oltre 8 milioni. L’industria del libro italiana - ma direi europea - è una industria solida, che ha intercettato negli ultimi anni nuove fasce di pubblico, come per altro dimostrano gli indici di lettura, che sono più alti tra i giovani. Esiste, invece, un tema di accompagnamento del mercato, di politiche pubbliche di sostegno alla domanda che negli anni scorsi abbiamo chiesto più volte di rivedere. A partire dal ’26-27, grazie all’iniziativa del governo, il mercato potrà beneficiare sia di 60 milioni destinati alle biblioteche per acquisti straordinari di libri nelle librerie del territorio, sia del bonus valore, assegnato a tutti i diplomati entro i 19 anni.

Scriviamo e pubblichiamo troppo rispetto al poco che leggiamo?

Sulla sovrapproduzione editoriale esiste un dibattito tra editori sulla necessità di ridurre le nuove uscite per promuovere meglio i titoli pubblicati. È un dibattito importante, che orienta le scelte delle singole imprese sulle loro politiche editoriali, ma al di là di quello teniamo sempre conto che, non solo in editoria, il mercato culturale si frammenta in nicchie di pubblico sempre più specifiche. Il pluralismo dell’offerta è anche una risposta a una domanda sempre più esigente ed è un bene che esista un tessuto di aziende in grado di soddisfarla. Non bisogna dimenticare il valore democratico di questo pluralismo: se pure si ritiene che si pubblichino troppi libri, nessuno - al di fuori degli autori e degli editori - potrà mai essere legittimato a censurarne nemmeno uno.

La difficoltà del libro cartaceo nel mondo della comunicazione e dell’infodemia digitale è irreversibile?

Non esiste una difficoltà irreversibile del libro cartaceo, è vero il contrario. Il libro, anche come oggetto fisico, è sempre più apprezzato dai giovani e gli editori si stanno attrezzando in questo senso, pubblicando edizioni sempre più curate, in alcuni casi da collezione. Basti ricordare che l’utilizzo prevalente delle carte di cui hanno usufruito i giovani diciottenni, negli anni, è stato nell’acquisto di libri e in oltre il 95% dei casi si trattava di libri a stampa.

E-book e tentativi simili possono essere una soluzione?

L’ebook, come gli audiolibri, completano l’offerta ampliando il pubblico, ma teniamo conto che il digitale ha una quota di mercato inferiore all’8%. Ci sono forti margini di crescita, il 2025 è stato positivo, ma il libro resta un settore molto legato alla carta ed è una felice eccezione rispetto al panorama generale dell’industria culturale, che vede invece il generale declino dei supporti.

Cipolletta

Sta entrando in crisi la struttura testuale complessa e articolata del libro, narrativo o saggistico?

Quello a cui assistiamo è un cambiamento dei modi di lettura e soprattutto di studio da parte dei giovani. Alle università il libro è spesso sostituito nella preparazione degli esami da slide fornite dai docenti, in maniera sempre più rilevante anche da riassunti o compendi generati con l’Intelligenza Artificiale. Nell’un caso e nell’altro i file vengono quasi sempre stampati. Il fenomeno ci preoccupa perché può portare a un impoverimento della formazione, a uno scarso sviluppo delle capacità critiche, a una difficoltà ad affrontare testi complessi o a mettere a confronto fonti e tesi diverse. È necessario, in questo senso, un lavoro di formazione e informazione nelle scuole, nelle università, tra i più giovani, per un uso consapevole delle IA e, più in generale, per una valorizzazione del libro come strumento di approfondimento, analisi, arricchimento.

Lamentiamo la mancanza della lettura tra i giovani, ma più spesso accade che la si abbandoni da adulti, crescendo, interrotti gli obblighi scolastici e di studio: come rimediare? Come consolidare il libro come piacere, una volta che non è più un dovere?

Come ho detto, la lettura è più diffusa tra i giovani che non tra le fasce di popolazione più matura. Spesso le persone affermano di non leggere per mancanza di tempo, una volta iniziato a lavorare: quella che manca è la consapevolezza che la lettura non è semplicemente un piacere, ma uno strumento attraverso cui ognuno di noi accresce le sue competenze cognitive, sociali, le sue conoscenze. Ne abbiamo bisogno per stare meglio, come abbiamo bisogno di mangiare correttamente o di fare sport. E ne abbiamo bisogno come Paese, per crescere civilmente ed economicamente.

Che valutazione specifica possiamo fare in questo ambito per la divulgazione scientifica? Sulle reti social abbiamo moltissimi influencer divulgatori e alcuni propongono prodotti non disprezzabili, con molti seguaci e grande popolarità, c’è un riflesso a livello editoriale?

L’editoria vive, per sua natura, di esplorazione. Il lavoro degli editor è proprio quello di trovare nuove voci, nuovi pubblici, soddisfare le curiosità dei lettori potenziali con libri sempre nuovi. In questo senso, i social network sono uno strumento straordinario sia per capire cosa cercano i lettori che per trovare nuove voci, e questo vale anche per la divulgazione scientifica. È vero che la tradizione editoriale italiana è meno consolidata che in altri Paesi, e questo è forse un retaggio della cultura gentiliana del Paese, ma è significativo che per la prima volta alcuni testi di divulgazione scientifica - penso in particolare ai libri di Rovelli - sono entrati nelle classifiche dei best-seller. È la punta di un iceberg che si va consolidando.

Quanto incide la pirateria, cui avete dedicato un recente incontro?

La pirateria tradizionale, online e fisica, oggi toglie all’industria del libro circa un terzo del suo giro d’affari: è un valore che si mantiene pressoché costante nel corso degli anni e a cui va aggiunto, anche se è difficile quantificare, la diffusione di riassunti e compendi generati con l’IA, sostituitivi rispetto al libro. È necessaria, da questo punto di vista, una vasta campagna di informazione e formazione dei cittadini, a partire dalle università, rispetto a un uso consapevole di tali strumenti, così come è necessario che le Big Tech siano rispettose degli obblighi di rispetto del diritto d’autore e di trasparenza definiti a livello europeo dall’AI Act. È impressionante leggere dai resoconti di processi in corso negli Usa come questa innovazione sia nata facendo ricorso a fonti pirata, semplicemente perché - come è stato dichiarato di fronte a un giudice di questo sviluppo - si voleva “evitare la fatica di rispettare la legge”.

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