Faccia a faccia: Impronte

Per una cultura sportiva a favore dell’atleta e della sua salute

Alessandro Donati, allenatore delle nazionali di atletica ed esperto mondiale di doping
di Marina Landolfi

Alessandro Donati, Maestro dello sport, membro dei quadri della Fidal con una trentennale esperienza di allenatore delle squadre nazionali di atletica leggera, è un esperto a livello mondiale per quanto concerne il doping, di cui ha denunciato i rischi che corrono gli atleti e gli interessi economici che girano intorno al mondo dello sport, pagando con l’allontanamento dal sistema sportivo per molto tempo. Lo incontriamo durante le sessioni di allenamento degli atleti della nazionale italiana di canoa e kayak presso le strutture dell’Istituto di ingegneria del mare del Cnr di Roma, in vista delle Olimpiadi del 2028

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Alessandro Donati (Monte Porzio Catone, Roma, 1947), Maestro dello sport, allenatore delle squadre nazionali di atletica, di velocità e mezzofondo, responsabile del settore Metodologia dell’allenamento per la preparazione olimpica del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), è stato membro della commissione scientifica antidoping del Coni e collaboratore della World Anti-Doping Agency, l’agenzia mondiale antidoping. Autorità internazionale per quanto concerne il doping, contro cui si è battuto dagli anni ’80, ne ha evidenziato i rischi per gli atleti e gli interessi che girano intorno al mondo sportivo nazionale e internazionale. Le sue posizioni lo hanno portato a fare denunce e per questo è stato emarginato dal sistema sportivo. Dal 1977 al 1987 ha allenato la nazionale della Federazione italiana di atletica leggera (Fidal), tra cui Pierfrancesco Pavoni e Donato Sabia; ne fu esonerato dopo la denuncia del salto truccato di Evangelisti ai Mondiali di Roma del 1987. Dal 2015 ha allenato il marciatore Alex Schwazer dopo la prima squalifica, riportandolo ad alti livelli, fino alla seconda sanzione, dove esplicitamente sostenne che il test antidoping venne manipolato ad alti livelli; il Tribunale di Bolzano archiviò il procedimento a carico dell’atleta per non aver commesso il fatto, in quanto ritenne accertato, con alto grado di credibilità razionale, che i campioni raccolti fossero stati alterati dalle istituzioni deputate al controllo per ottenerne l’esclusione. Dal 2025 è tornato a far parte della dirigenza della Fidal come referente per la formazione dei tecnici federali e come vice Direttore tecnico, con incarico di supporto agli allenatori di atleti di alto livello. È autore di saggi sul doping, tra cui “I signori del doping” (2021). Lo incontriamo presso l’Istituto di ingegneria del mare (Inm) del Cnr di Roma dove, con competenza e passione, coordina la preparazione degli atleti della nazionale di canoa e kayak, in preparazione delle Olimpiadi del 2028 a Los Angeles (Usa).

Donati durante gli allenamenti all'Inm-Cnr degli atleti nazionali canoa e kayak

Alessandro Donati durante gli allenamenti degli atleti nazionali canoa e kayak presso il Cnr-Inm

Il tema di questo numero dell’Almanacco della Scienza del Cnr è impronte. Come protagonista dello sport, sia con i suoi atleti, sia all’interno del sistema sportivo, che tipo di “impronta” si sente di lasciare?

Sono fermamente convinto che la persona vada rispettata come entità, indipendente dai risultati sportivi che ottiene. Non può essere al servizio dello sport, ma soprattutto non va strumentalizzata, sottoponendola a sforzi eccessivi, a situazioni di pericolo o ad assunzioni di sostanze dopanti.

Il suo sogno era di diventare allenatore e lo ha raggiunto, anche con successo. Attualmente è preparatore dei tecnici federali di atletica. Ha dei temi che ritiene importanti per la formazione dei suoi discenti?

Per me è importante che l’allenamento sia inteso come processo educativo, trasmettendo al giovane atleta il messaggio per cui all’impegno segue sempre un risultato. Ci sono poi anche i momenti difficili che vanno affrontati, conseguenti a un infortunio o a una malattia, ed è qui che l’allenatore deve “assorbire” su di sé la delusione del ragazzo e trasmettergli positività.

Il momento che ricorda con più piacere della sua carriera

Ricordo con piacere la Coppa europea di atletica a Zagabria nel 1981. Prima dell’ultima gara, vale a dire prima della staffetta 4 x 400 di cui ero responsabile, l’Italia era in penultima posizione, con un piede nella retrocessione in serie B. La staffetta arrivò prima, battendo i russi, che erano i campioni olimpici, ed anche i tedeschi dell’Est. L’Italia con questa vittoria conquistò tanti punti, arrivò quinta in classifica, e non retrocesse.

Negli anni ha affrontato apertamente il problema del doping, con la conseguente emarginazione dal sistema sportivo per molto tempo. Come pensa si possa debellare il problema, e da dove iniziare per dare una vigorosa “ripulita”?

Mi vengono in mente due mosse: con la prima bisogna distinguere tra controllori e controllati, e la seconda è rivolta alla prevenzione del doping. Più che intervenire sull’atleta, dopo, con le sanzioni, è meglio prevenire con il monitoraggio degli esami del sangue, rilevando le eventuali anomalie.

Come si possono tutelare gli atleti che non fanno uso di sostanze dopanti, rispetto a quelli che invece le usano per raggiungere traguardi più prestigiosi?

Attualmente purtroppo non c’è tutela perché il sistema antidoping è una rete a maglie larghe, anzi larghissime, dalle quali sfuggono pure le balene. Deve quindi cambiare il pescatore.

Chi ha usato o usa sostanze dopanti, sia a livello professionistico che amatoriale, cosa rischia per la salute?

Dipende dalla tipologia di sostanza dopante che viene usata. Con gli stimolanti, cioè gli eccitanti, si rischia di danneggiare il cuore, anche perché si va oltre il limite della fatica fisica. Se si usano gli ormoni anabolizzanti, il rischio che si corre è quello di patologie tumorali, ispessimento delle pareti cardiache e squilibri del sistema endocrino; se si tratta degli ormoni della crescita, ci possono essere conseguenze nella deformazione di ossa e articolazioni.

Rapporto scienza, sport e salute: quali pro e quali contro?

La scienza ha prodotto studi che forniscono indicazioni su come evitare i fattori di rischio. È l’organizzazione sportiva che dovrebbe rimettere la salute degli sportivi al primo posto, per esempio nel rivedere i regolamenti di molte competizioni, riducendo il più possibile i rischi per gli atleti.

Ha contribuito a una ricerca in cui è risultato che i bambini italiani non fanno più giochi spontanei di movimento, sono più sedentari e hanno quindi meno capacità motorie. Che fare per riportarli a un gioco più autentico, salutare e divertente?

È un problema annoso, che solo il mondo della scuola potrebbe affrontare, con investimenti sia in impianti sportivi vicini alle scuole, sia nella preparazione più specifica e specializzata dei docenti che si occupano delle attività pratiche e motorie degli studenti.

Lei è sempre stato all’avanguardia nell’uso della tecnologia nello sport. Quanto la ritiene importante a livello professionistico?

Molto. Lo sport è di per sé un mondo teso verso il progresso e, quindi, è attento alle nuove tecnologie che sono utili non solo per migliorare le prestazioni, ma anche per monitorare lo stato di salute degli atleti.

A tal proposito, sta coordinando delle attività di allenamento presso l’Istituto di ingegneria del mare  del Cnr con gli atleti della nazionale di canoa e kayak. Che test state facendo e per quale obiettivo?

Stiamo svolgendo tanti tipi di test su distanze che per i canoisti possono risultare medio-brevi. Sono mirati a cercare di migliorare la capacità di velocità e la resistenza alla velocità stessa, per arrivare pronti e preparati alle Olimpiadi del 2028 a Los Angeles. Fare le prove presso le acque degli impianti sperimentali del Cnr-Inm dà l’enorme vantaggio delle condizioni standard, vale a dire in assenza di corrente e di vento, quindi con una raccolta dati attendibile. La collaborazione con gli ingegneri e i tecnici dell’impianto dei bacini rettilinei è straordinaria: con competenza e passione seguono e supportano la squadra nazionale, addirittura realizzando nuove e preziose strumentazioni per le prove degli atleti.

 

 

 

Foto di Massimo Guerra

 

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