Vita Cnr

Il nuovo volto della psichiatria

Immagine stilizzata cervello
di Francesca Gorini

L’Istc-Cnr partecipa a un progetto del ministero della Salute che prevede un approccio innovativo al trattamento del disturbo mentale, teso a privilegiare la centralità del paziente e a evitare l’uso di psicofarmaci. È ispirato al modello di 'open dialogue’ in psichiatria efficacemente sperimentato in Finlandia

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Con il coinvolgimento di otto Dipartimenti di salute mentale di tutta Italia e la partecipazione dell’Istituto di scienza e tecnologia della cognizione (Istc) del Cnr, è stato avviato dal ministero della Salute 'Dialogo aperto’, progetto che ha l’obiettivo di introdurre un nuovo approccio nel trattamento delle crisi psichiatriche, basato sulla centralità e sul coinvolgimento del paziente in tutte le decisioni che lo riguardano, superando la divisione terapeuta-paziente ed evitando il più possibile il ricorso a psicofarmaci.

“Il metodo punta a modificare profondamente il concetto stesso di malattia”, spiega Raffaella Pocobello dell’Istc-Cnr, coinvolta nel progetto con Cristiano Castelfranchi, ricercatore dello stesso istituto. “Il punto di partenza, infatti, non è più quello del terapeuta che 'osserva’ il paziente, stabilisce la diagnosi e le relative terapie farmacologiche, ma quello di un operatore che si mette a fianco del paziente, si pone in suo ascolto e prova a costruire qualcosa assieme. Questo tipo di esperienza, che noi stiamo mutuando da paesi all’avanguardia in questo settore, non è in realtà molto diverso dall’approccio di Franco Basaglia, che già negli anni ’60 teorizzava una psichiatria che destrutturasse la malattia, modificando l’istituzione e il rapporto medico-paziente”.

Dialogo aperto prevede un anno di formazione, realizzata da esperti finlandesi, di circa 80 operatori dei servizi di salute mentale, seguito da sei mesi di sperimentazione vera e propria. In questo contesto il compito dell’Istc-Cnr è fornire una valutazione di processo (valutazione preliminare, analisi del contenuto della formazione, coinvolgimento degli stakeholders) e di esito, cercando di confrontare i risultati italiani con quelli dei colleghi stranieri e dedicando attenzione alla trasferibilità del metodo. “I risultati conseguiti in Finlandia, che speriamo di replicare, sono eccezionali: si sono ridotti notevolmente il periodo di psicosi non trattata, l’incidenza della schizofrenia, il ricorso al trattamento farmacologico e le ospedalizzazioni”, continua la ricercatrice. Le valutazioni a cinque anni hanno evidenziato che il 79% dei pazienti era asintomatico e l’80% lavorava, studiava o era alla ricerca di un lavoro. Oltre il 70% non ha avuto ricadute dopo il trattamento iniziale”.

Un primo momento di confronto, al quale hanno preso parte i diversi team internazionali che stanno realizzando progetti simili a quello italiano per implementare l’open dialogue nei servizi pubblici, è stato organizzato a luglio a Roma. “L’incontro ha messo chiaramente in luce che imparare a percepire una crisi psichiatrica come momento di cambiamento di una persona, puntare sul dialogo e sulla condivisione implica un profondo cambiamento culturale, ma è l’unica opportunità per rinnovare dal profondo la cultura psichiatrica”, conclude Pocobello.

Fonte: Raffaella Pocobello, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma , email raffaella.pocobello@istc.cnr.it