Focus: Mission impossible

Cerco un centro irraggiungibile

Viaggio al centro della Terra
di Alessia Cosseddu

In "Viaggio al centro della Terra" (1864), Jules Verne proponeva una vera "missione impossibile", che tale rimane ancora oggi. Con Sandro Conticelli, direttore dell'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr e presidente della Società geologica italiana, capiamo perché non possiamo raggiungere questo immaginifico obiettivo

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Quando nella seconda metà del diciannovesimo secolo Jules Verne si accingeva a comporre “Voyage au centre de la Terre” era consapevole di stupire i suoi possibili lettori con una fantastica narrazione di una vera "mission impossible". Delle difficoltà dell'impresa abbiamo parlato con Sandro Conticelli, direttore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr e presidente della Società geologica italiana. “Il viaggio al centro della Terra era una impossibile allora come lo è oggi in virtù del fatto che non esistono condotti vulcanici aperti se non durante l’attività eruttiva, ma soprattutto perchè il calore terrestre e il peso delle rocce non permetterebbero ad alcun viaggiatore di poter intraprendere un viaggio così fantastico”.

Già nel terzo secolo a.C., Eratòstene di Cirene aveva dimostrato che il nostro Pianeta aveva una forma assimilabile a una sfera, calcolandone con estrema esattezza raggio e circonferenza misurando la diversa posizione del Sole rispetto alla Terra durante il solstizio d’estate in due città dell’Egitto, Alessandria e Syene, oggi Assuan. “Ai tempi di Verne vi era consapevolezza delle leggi che regolano il moto dei corpi celesti e dei pianeti, ma poco o niente si conosceva della natura e composizione dell’interno del pianeta e ancora meno della sua dinamica", continua il direttore del Cnr-Igag. "Si era da poco concluso lo scontro tra nettunisti, che richiamavano una natura marina per tutte le rocce terrestri incluse le vulcaniche, e plutonisti, i quali suggerivano che la natura delle rocce vulcaniche fosse imprescindibilmente legata al calore sotterraneo del Pianeta”.

Oggi i geologi possono intraprendere solo un viaggio virtuale verso il centro della Terra, utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla scienza e dalla tecnologia moderne. Da questo viaggio virtuale abbiamo imparato che viviamo su di un pianeta dinamico, inquieto e complesso. “La complessità è rappresentata dalla presenza di un nucleo, con diametro di circa 3.300 km, ad alta densità, composto da una lega di ferro e nichel, solido nella sua parte interna e liquido nella sua porzione esterna. Il moto rotatorio terrestre innesca la rotazione del nucleo interno contenuto nel suo involucro liquido così da rappresentare una gigantesca dinamo terrestre che genera in campo magnetico terrestre in cui è avvolto il nostro Pianeta e che protegge la vita sulla Terra dai raggi cosmici”, prosegue Conticelli. “Il nucleo è avvolto a sua volta da un mantello solido, a composizione silicatica, con densità inferiore a quella del nucleo, per un'estensione di circa 2.900 km in verticale. Dal mantello provengono la gran parte dei magmi che alimentano i vulcani terrestri trasferendo verso la superficie elementi vitali come il carbonio, l’idrogeno e l’ossigeno, oltre a molti altri elementi leggeri che vanno a costituire la crosta terrestre”.

La crosta infatti è l’elemento più recente del Pianeta. “Formata solo negli ultimi 3,5 miliardi di anni della storia della Terra, è anch’essa solida e ha uno spessore variabile da 10 a 100 km. Si divide a sua volta in continentale e oceanica, con quest’ultima a maggiore densità, e per questa ragione va a costituire il catino che contiene gli oceani terrestri. Gli ultimi tre livelli del Pianeta sono rappresentati dagli oceani, parte dell’idrosfera, i ghiacci, la criosfera, e l’atmosfera”, conclude l'esperto.

Fonte Sandro Conticelli, Istituto di geologia ambientale e geoingegneria, e-mail: sandro.conticelli@igag.cnr.it

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