Faccia a faccia: Pausa

Umberto Pelizzari, 60 anni da record sotto il mare

Umberto Pelizzari
di Claudio Barchesi

Umberto Pelizzari è una leggenda dell’apnea, capace di conquistare record mondiali in tutte le discipline, spingendo i limiti umani fino a -150 metri. Ha diffuso nel mondo una nuova cultura del respiro come equilibrio e consapevolezza, collaborando con la ricerca scientifica e raccontando il mare con libri e documentari. A 60 anni continua a coltivare sogni e nuovi progetti

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Umberto Pelizzari (Busto Arsizio, 1965) è uno dei più grandi apneisti della storia. È stato capace di stabilire record mondiali in tutte le discipline dell’apnea: assetto costante, variabile e No limits. Ha spinto i limiti umani a profondità mai raggiunte prima: nel 1992 è sceso a -123 m in assetto variabile, nel 1996 a -131 m e nel 1999 ha conquistato il record assoluto (No limits) di -150 m. Parallelamente ai successi sportivi ha diffuso la cultura dell’apnea come disciplina di equilibrio, tecnica e consapevolezza, fondando e dirigendo l’Apnea Academy, oggi punto di riferimento internazionale per formazione e ricerca. Autore di libri e manuali, ha collaborato con l’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr  e la Scuola Sant’Anna di Pisa, contribuendo a studi innovativi sulla fisiologia dell’apnea e sulle neuroscienze, collaborando alla prima ecografia a -30 m di profondità. Giornalista e divulgatore, ha realizzato reportage e programmi sull’ambiente marino, unendo scienza, sport e conoscenza del mare.

Il tema di questo numero dell’Almanacco della Scienza è “pausa” e l’apnea è per definizione una “pausa dal respiro”: cosa significa, per lei, vivere e interpretare questo momento sospeso?

La pausa del respiro è anche una pausa mentale. Quando si è in mare, trattenendo il respiro si prova una grande sensazione di libertà: è davvero vivere una pausa dal mondo di fuori. Una pausa che rompe anche il fluire del tempo.

Come cambia la percezione del tempo quando si è immersi?

Dipende dalla specialità: nell’immersione in profondità il tempo lo dimentichi, si smaterializza; nell’apnea statica, devi dimenticarlo. Nella discesa in profondità sono del tutto concentrato sul mio corpo, sulle mie emozioni, non tengo conto del tempo che passa, sono immerso in me stesso; nell’apnea statica, nelle apnee lunghe in piscina, devi invece staccarti dal tempo, distrarti, pensare ad altro.

A proposito di tempo, torniamo indietro, come è iniziata la sua passione per l’apnea?

Ho iniziato da piccolo nuotando in piscina, avevo paura dell’acqua; poi dopo qualche garetta di nuoto ho scoperto l’apnea, a casa provavo a trattenere il respiro più a lungo possibile.

Se non si fosse dedicato a questa attività, cosa avrebbe potuto fare?

Volevo fare il pilota militare (avevo visto il film Top gun) ma mi hanno scartato alla visita militare, perché ero troppo alto. Poi però ho scoperto un altro azzurro.

Quali sono stati i suoi maestri e i suoi modelli, a chi deve qualcosa?

Sono stato allievo di Jacques Mayol, con il quale ho lavorato sull’aspetto mentale, sulla respirazione. Dopo che ho smesso di fare gare ho conosciuto anche Enzo Maiorca, con il quale ho avuto un rapporto molto bello. Due leggende.

Prima di Maiorca la scienza era sicura che in apnea - oltre i 50 metri - non si potesse scendere, che la pressione avrebbe schiacciato la gabbia toracica del sub

Enzo è stato un pioniere. L’ho conosciuto proprio al Cnr di Pisa, nel 2003, a un convegno di medicina iperbarica internazionale. Per me è stato un amico, un maestro di vita. Mi raccontava che aveva smesso di pescare sentendo il cuore di una cernia battere forte. Enzo era una persona eccezionale, di grande umanità.

L’apnea è spesso definita “sport estremo”, ma la scienza la descrive anche come pratica di adattamento naturale. La sua definizione?

È un adattamento fisiologico e mentale, è un percorso di acquisizione di certi meccanismi per resistere meglio all’ambiente subacqueo. Una disciplina che ha il suo passaggio di stato quando si riesce ad avere sensazioni positive anche in questa condizione così poco naturale, un’attività che permette di scoprire il corpo da un punto di vista diverso.

Umberto Pelizzari Tenerife

Lei hai portato l’apnea a livelli da record, ma è più importante il contributo del corpo o quello della mente nell’apnea profonda?

Nel mio caso l’aspetto mentale è stato una componente superiore a quella fisica. Il mio amico cubano Pipin Ferreras era sicuramente più forte fisicamente, ma io ero più forte di testa, grazie anche all’aiuto di Mayol.

L'apneista croato Vitomir Maričić, dopo una ventilazione in ossigeno, ha recentemente superato i 29 minuti di apnea statica. Cosa pensa dei record fatti respirando ossigeno puro?

Ogni atleta si promuove anche nel campo della comunicazione. Sono performance da Guinnes, ma comunque non certo alla portata di tutti; Maričić ha un‘apnea statica in aria di dieci minuti! Comunque è riuscito a far parlare di sé, a far parlare dell’apnea: da quel punto di vista queste sono performance positive.

Nel corso della sua carriera ha collaborato con l’équipe di ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa. Gli sport estremi aiutano anche a capire meglio la fisiologia umana?

Gli apneisti possono essere interessanti per la fisiologia. Sono dei supersani che possono fornire dati sulla fisiologia estrema. Ho conosciuto Remo Bedini dell’Ifc-Cnr e tanti altri bravissimi ricercatori, ho ancora ottimi rapporti con il Cnr e con altre organizzazioni scientifiche in Italia e all’estero. Ricordo con affetto il professor Piergiorgio Data, trent’anni fa, professore di medicina subacquea e del nuoto a Chieti, che mi sottopose a dei test con ossigeno puro per degli studi che stava conducendo sulla triste sindrome della morte improvvisa dei lattanti. Il contributo che lo studio degli atleti può dare alla scienza non è confinato solo agli sportivi, ma è d’interesse per la medicina e per tutti.

Tra un record e l’altro è riuscito a far crescere la sua Apnea Academy in maniera splendida. Come ha iniziato e qual è il segreto di questo successo?

Prima di Apnea Academy non c’era nulla di veramente professionale che affrontasse l’apnea di alto livello. Esistevano dei corsi per l’apnea, ma non di alto livello, erano considerati un corollario dell’attività subacquea con le bombole. Quindi, con il campione di pesca subacquea Renzo Mazzarri, medici e psicologi, decidemmo di scrivere un manuale e organizzare un primo corso istruttori all’Elba, ventinove anni fa, per divulgare la nostra didattica. Negli anni abbiamo creato circa mille istruttori. Quelli attivi oggi sono circa seicento: rilasciano circa duemila brevetti all’anno. Abbiamo basi anche all’estero, a Sharm, alle Canarie e in altre località.

Umberto, lei hai appena raggiunto i 60, e questa volta non sono metri. Tantissimi auguri, i prossimi obiettivi?

Ne ho parecchi. Mi piacerebbe fare ad esempio dei nuovi documentari nel mondo. Poi ho tanti altri progetti. Jacques Mayol diceva che un uomo è vecchio quando il numero dei ricordi è superiore al numero dei sogni. Bisogna perciò tenere alto il numero dei sogni, per restare sempre giovani.

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