Saggi

Ad alta quota

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di Gianmaria Carpino

Vanessa Heggie, ricercatrice britannica di storia della scienza e della medicina, nei sei capitoli di "In alto e al gelo", edito da Codice Edizioni, racconta l’interesse di scienziati, biologi e fisiologi per le modalità con cui l’organismo umano reagisce in condizioni ambientali estreme 

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Durante il corso del XX secolo sono state numerose le persone che con le motivazioni più disparate - scientifiche, coloniali, militari - hanno raggiunto i luoghi più caldi o più freddi del Pianeta. Il libro "In alto e al gelo" (Codice edizioni) non propone un elenco cronologico degli studi realizzati durante queste ricerche ma offre “piuttosto un’esplorazione tematica del lavoro degli studiosi di fisiologia in condizioni estreme nel Novecento”. L’autrice, la ricercatrice Vanessa Heggie, recupera anche due storie dimenticate del XX secolo: una riguardante l’esplorazione come pratica scientifica, l’altra la storia dell’acclimatazione. 

“L’importanza dei viaggi di esplorazione per la forma e la pratica della scienza, della storia naturale e della filosofia della natura in Europa è ampiamente riconosciuta per la prima età moderna”, ma non bisogna dimenticare che è durante il corso del ‘900 che l’uomo raggiunge il Polo Nord (1909 o 1969), il Polo Sud (1911) e le zone del mondo al di sopra dei 7.000 metri di altitudine. Tuttavia, è solo a partire dal 2001, con la pubblicazione di New Spaces of Exploration, a cura di Simon Naylor e James Ryan, che viene approfondita la continuità tra la scienza dell’esplorazione del XX secolo e quelle del periodo precedente il 1900. Le ricognizioni di geografi, oceanografi, meteorologi del XX secolo hanno fin da subito suscitato l’interesse degli storici, ma lo stesso non si può dire della biomedicina, che è stata spesso ignorata. La ragione è da ricercare sia nel ruolo che, dall’800 al '900, hanno svolto il laboratorio e la biologia, sia nella storiografia della scienza sul campo.

A differenza dei laboratori, il campo “produceva spesso conoscenze localizzate e specifiche”. Organizzato anche come un tentativo di superare questa divisione, il libro cerca di dimostrare che “i modelli di laboratorio e le teorie matematiche si sono rivelati più volte fallimentari se confrontati con i dati raccolti durante le spedizioni.” Superando questa dicotomia, emergono storie dimenticate, come quella della bioprospezione. Nel corso del ‘400, parallelamente alla crescita del fenomeno coloniale, si diffusero teorie secondo cui l’ambiente potesse avere effetti sul benessere dell’organismo umano. Gli studi di Mark Harrison e David Livingstone hanno mostrato come gli scienziati della fine del ‘700 fossero sicuri sulla capacità di sopravvivenza dell’essere umano in ambienti non temperati. Lo stupore si affievolì durante il XIX secolo, a causa dei conflitti militari e delle malattie epidemiche da un lato, e delle teorie evoluzioniste dall’altro: “quale che fosse la dottrina seguita - poligenismo o monogenismo -, la teoria della selezione naturale implicava che le diverse razze (specie?) del genere umano fossero adattate, nella massima misura possibile, alle loro nicchie ecologiche.” Per la realizzazione del libro Heggie ha attinto da diverse fonti, inglesi, francesi, tedesche, ma anche russe, cinesi e sudamericane, sulla fisiologia ad alta quota. L’autrice sottolinea anche come la pratica della ricerca scientifica e dell’esplorazione fossero attività dalle quali le donne erano escluse. Nondimeno, uno dei principali studi della prima metà del ‘900 sull’acclimatazione è stato scritto da una donna, la signora R. J. Sutherland. Trascurato è stato anche il lavoro di ricercatori indigeni, che hanno collaborato con i loro collegi bianchi, come nel caso dello studioso Sukhamay Lahiri, che contribuì a una ricerca in Himalaya. Queste ricerche ad alta quota non erano esenti da pericoli.

Nella parte finale del libro, l’autrice dibatte sul costo di vite umane e dell’etica della fisiologia estrema, con uno sguardo anche ai suoi aspetti positivi: i lavori di Griffith Pugh sull'"ipotermia hanno modificato radicalmente le indicazioni fornite nel caso di alcune situazioni di emergenza e sono alla base dei consigli salvavita che oggi vengono dati anche agli escursionisti occasionali nel Regno Unito”.

titolo: In alto e al gelo
categoria: Saggi
autore/i: Vanessa Heggie 
editore: Codice Edizioni 
pagine: 366
prezzo: 27,55 

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