Vita Cnr

Se a essere inondato è il mare

Microrganismi marini
di Francesca Gorini

La piena di un fiume conseguente a un'alluvione, oltre ad avere pesanti ripercussioni sul territorio, provoca significativi cambiamenti nel tratto di mare in prossimità della foce. Uno studio Ismar-Cnr ha analizzato cosa accade all'Adriatico quando esonda il Po, come si è verificato nel 2000

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Le recenti catastrofi provocate dal maltempo in Liguria e in Sicilia pongono al centro del dibattito pubblico, con sempre maggiore urgenza, la necessità di adottare misure di sicurezza per gli argini dei fiumi al fine di salvaguardare il territorio e i suoi centri abitati.

Ma cosa accade al tratto di mare prossimo alla foce di un fiume interessato da una piena eccezionale? Ad analizzare il fenomeno, uno studio dell'Istituto di scienze marine del Cnr pubblicato sulla rivista 'Dynamics of atmospheres and oceans'. Lo studio prende in esame l'eccezionale evento della piena del Po del 2000, con l'obiettivo di approfondire il suo impatto sul Mare Adriatico, a partire da parametri quali la distribuzione della temperatura dell'acqua, il grado di salinità, la variabilità di ossigeno e di nutrienti.

"Abbiamo visto che un evento di portata eccezionale come quello accaduto nel 2000, in cui per due mesi è stata riversata in mare una quantità di acqua pari a più del doppio di quanto accade normalmente, ossia 5.000 metri cubi di acqua al secondo anziché i 'consueti' 2.000, influisce profondamente e a lungo sull'assetto sistema marino dell'Adriatico nei suoi processi fisici, chimici e biologici caratteristici per 5-6 mesi in maniera molto evidente", afferma Mauro Marini dell'Ismar-Cnr, autore dello studio.

Una prima conseguenza è l'arrivo in mare di alte quantità di nutrienti, sostanze che vanno ad alimentare l'ampia fioritura di fitoplancton, evento che a fine inverno, con l'innalzarsi delle temperature, si verifica in tutto il Nord Adriatico, estendendosi fino alla penisola istriana e a sud oltre il Gargano.

"La grande quantità di fitoplancton formatasi consuma molto rapidamente i nutrienti disponibili", prosegue Marini. "Quando questi non sono più sufficienti si verifica una significativa riduzione della biomassa di fitoplancton e quindi l'accumulo, sul fondo del mare, in particolare nel Nord Adriatico, di abbondanti quantità di sostanza organica in decomposizione formatasi durante la primavera e l'estate successiva all'evento di piena. Nel periodo di fine estate ciò può comportare fenomeni di 'anossia' (mancanza di ossigeno disciolto in acqua) sugli strati di fondo portando alla moria di pesci e di altri organismi".

Fonte: Mauro Marini, Istituto di scienze marine, Ancona , email m.marini@ismar.cnr.it