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Una missione che suscita Curiosity

spazio
di Marina Landolfi

Il rover laboratorio della Nasa sceso su Marte per cercarvi tracce di vita è tra le notizie più votate dal pubblico di 'Light'. Il risultato non deve stupire secondo Luciano Anselmo dell'Isti-Cnr, che sottolinea come il Pianeta Rosso abbia da sempre suscitato interesse negli scienziati e solleticato la fantasia dei 'non addetti'

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Curiosity, il Suv spaziale atterrato da circa due mesi sul Pianeta Rosso, ha raccolto con il suo braccio robotico il primo campione di suolo marziano, lasciando come traccia solo un piccolo foro di 4.5 cm di diametro. Ma il Mars Science Laboratory, che ha le dimensioni di un'automobile a sei ruote, pesa circa una tonnellata, ha un equipaggiamento di 'effetti personali' di circa 80 kg ed è atterrato dopo circa otto mesi di volo, aveva già dal suo inizio suscitato interesse nel pubblico, tanto da risultare al quinto posto nel sondaggio proposto dall'Ufficio stampa del Cnr che ha chiesto di scegliere la più interessante tra 20 news scientifiche.

Cosa c'è alla base di un così grande interesse ce lo spiega Luciano Anselmo del laboratorio di Dinamica del volo dell'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione 'A. Faedo' (Isti) del Cnr di Pisa: "Sin da quando, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, Percival Lovell rese popolare l'idea che Marte potesse ospitare, o avere ospitato, forme di vita intelligenti, ogni generazione, almeno in Occidente, ha rielaborato a modo suo il fascino misterioso del Pianeta Rosso: dalle avventure fantastiche del capitano John Carter di Edgar Rice Burroughs alle cronache incalzanti di Ray Douglas Bradbury, da 'La guerra dei mondi' di Herbert George Wells agli avvistamenti di dischi volanti sui nostri cieli, dalle discussioni infinite su presunti monumenti marziani ai progetti di esplorazione e colonizzazione. Ciò non deve stupire perché, anche se dai tempi di Lovell ai nostri l'universo conosciuto si è allargato di oltre 100.000 volte, Marte è rimasto l'unico corpo celeste che non fosse troppo remoto nello spazio e congelato in uno stato di ostile inospitalità. Insomma, nel cielo era ed è l'unico posto plausibile dove poter ricostruire una vita e progettare un futuro".

tecnologia spaziale

Le prime missioni spaziali su Marte risalgono alla prima metà degli anni '60 del secolo scorso, negli anni '70 tutta la sua superficie è stata mappata e nel 1976 i primi due atterraggi morbidi sono stati completati con successo, permettendo di condurre esperimenti biologici in situ i cui risultati, in qualche misura sorprendenti, sono ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica.

"Nel corso degli anni l'esplorazione spaziale", chiarisce il ricercatore dell'Isti-Cnr, "ci ha mostrato che le condizioni ambientali sul Pianeta Rosso sono molto più dure ed estreme di quanto si pensasse un secolo fa, ma ci ha spalancato le porte su un passato remoto diverso, fatto di temperature più elevate, abbondante acqua liquida in superficie e un'atmosfera più consistente. Quindi le speranze di trovare segni di vita, presente o passata, semplice o complessa, non si sono mai sopite del tutto, nonostante una lunga serie di risultati negativi che nel corso dei decenni hanno progressivamente ridotto le aspettative degli scienziati".

Così, se la generazione successiva alla fase pionieristica si è appassionata alle piccole sonde e alle mini-fuoristrada a sei ruote atterrate sulla superficie con una fantasiosa combinazione di paracadute, razzi e airbag, oggi i giovani rinnovano il loro interesse per Marte con Curiosity, il Suv posato dolcemente sulle sabbie del Pianeta Rosso da una spettacolare 'gru del cielo', sospesa a mezz'aria con tecnologie che sembrano mutuate dai Transformers o dai robot dei cartoni animati giapponesi. Non solo: "Curiosity, nella migliore tradizione dell'esplorazione planetaria, è carica di strumenti per compiere le investigazioni più disparate, ma ha anche 'occhi' per vedere il panorama circostante come se uno di noi fosse a spasso sulla superficie", commenta Anselmo. "Inoltre, non si limita a trasmettere dati scientifici con procedure di collegamento complesse, ma twitta e chatta come un ragazzino che vuole condividere le proprie impressioni sul mondo. Insomma, ha tutti gli ingredienti per accendere la fantasia e per piacere alle giovani generazioni in cerca di emozioni e avventure positive, nonché di misteri da svelare".

E se, come conferma il ricercatore Cnr, "non sappiamo cosa ci riserverà il futuro relativamente a questo pianeta", possiamo essere certi che anche la prossima generazione non sfuggirà al suo fascino.

Fonte: Luciano Anselmo, Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione "Alessandro Faedo", Pisa , email luciano.anselmo@isti.cnr.it -