Vita Cnr

La battaglia dell'acido folico

Mano di adulto - mano di bambino
di Francesca Gorini

Una ricerca, alla quale ha partecipato anche l’Ifc-Cnr di Pisa, mette in luce la necessità di campagne di sensibilizzazione sull'assunzione in gravidanza di questa vitamina, che costituisce un efficace strumento di prevenzione delle malformazioni neonatali congenite del sistema nervoso centrale

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Ogni anno in Europa circa 5.000 gravidanze presentano feti con difetti del tubo neurale, quali spina bifida, anencefalia e altre malformazioni che mettono seriamente a rischio la possibilità di sopravvivenza dei nascituri o comportano una vita con gravi problemi. L’incidenza sulla totalità delle nascite in Europa, pari a circa un caso ogni 1.000 nati, è rimasta stabile su un arco temporale di 20 anni. Lo rivela uno studio pubblicato sul 'British Medical Journal’, al quale hanno partecipato istituzioni da tutta Europa, tra cui l’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa e un gruppo dell’Università di Ferrara.

La ricerca ha preso in esame i registri di anomalie congenite 'Eurocat’ (European Surveillance of Congenital Anomalies) di 19 paesi europei, in cui sono riportati i dati di oltre 11.000 casi di difetti del tubo neurale rilevati tra il 1991 e il 2011. L’analisi mostra un trend sostanzialmente stabile, ponendo inevitabilmente l’interrogativo se sia stata fatta sufficiente prevenzione attraverso le campagne che raccomandano l’assunzione, da parte delle gestanti, di corrette quantità giornaliere di acido folico.

“Il rischio che il feto sviluppi difetti del tubo neurale come l’anencefalia, che compromette la formazione del cranio, o la spina bifida, che porta a malformazioni del midollo osseo, può essere notevolmente ridotto assumendo un supplemento giornaliero di acido folico, vitamina del gruppo B presente in natura in frutta fresca e secca, uova, legumi. L’assunzione deve avvenire non solo nei primi mesi di gravidanza ma già da alcuni mesi prima del concepimento, e questa è la difficoltà principale”, spiega l’epidemiologo Fabrizio Bianchi dell’Ifc-Cnr, coautore della ricerca. “Il fatto che dal 1991 a oggi, nonostante le raccomandazioni lanciate in tutti i paesi, non si siano osservati miglioramenti indica che solo una piccola parte di donne in gravidanza ha effettivamente integrato la propria dieta in modo efficace”.

Occorre quindi domandarsi se e in che misura le politiche di prevenzione sanitaria europee messe in atto finora siano state efficaci. “Diversamente da quanto avviene in altre aree del mondo, come ad esempio gli Stati Uniti, in cui è prevista la fortificazione con acido folico di farine e altri alimenti di largo consumo, in Europa l’assunzione di quantità supplementari di acido folico è consigliata attraverso pillole da prendersi giornalmente nel periodo di suscettibilità. Due strategie che hanno dato risultati molto diversi”, aggiunge Bianchi. “Sebbene il nostro studio abbia una natura osservazionale, cioè non intenda stabilire un nesso diretto di causa-effetto, i risultati suggeriscono la necessità che istituzioni sanitarie e comunità medica operino un cambio di direzione verso strategie di più provata efficacia, anche perché l’acido folico è in grado di prevenire non solo i difetti del tubo neurale ma anche numerose cardiopatie e alcuni tipi di labio-palatoschisi”.

Fonte: Fabrizio Bianchi , Istituto di fisiologia clinica, Pisa, email fabrizio.bianchi@ifc.cnr.it