Saggi

Il senso della misura

Copertina del volume E' la dose a fare il veleno
di Gaetano Massimo Macrì

Le sostanze che ingeriamo possono essere contaminate, meglio imparare a valutare i rischi con razionalità, perché, come recita il titolo di LeBlanc "È la dose a fare il veleno" (Apogeo editore). Un testo agile, che traccia le linee guida per orientarsi con meno ansie e paure, anche per chi chimico non è, di fronte a potenziali pericoli

 

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Fuori dalle aule universitarie e dai laboratori, la chimica più spicciola, “mainstream”, era solo quella dell’amore. Oggi è, soprattutto, quella da cucina, come insegnano format e serie tv di successo. A essi si possono aggiungere diversi divulgatori scientifici, autori di podcast. Un meccanismo che da un lato ha, forse, avvicinato il grande pubblico alle molecole, ma dall’altro non gli ha fornito strumenti adeguati nel valutare gli agenti chimici a cui si può essere esposti quando, per esempio, il piatto in tavola è una macedonia di fragole o un'insalata di pomodori. In generale, questo - la presenza di sostanze nocive - non è necessariamente di per sé un problema, ma di fronte a un potenziale rischio, le scelte operate dalle persone per tutelarsi si basano su considerazioni proprie, tratte da convinzioni “viscerali”, dunque poco attendibili, oppure da informazioni fornite dai media, che tendono, come è noto, a spettacolarizzare la scienza. Da qui l’esigenza di scrivere questo libro, il cui autore adatta lo stile alla sua esperienza di vita, utilizzando un linguaggio semplice e personale.

“È la dose a fare il veleno” (Apogeo edizioni) di Gerald A. LeBlanc si presta a una chiara consultazione per chiunque intenda prendere decisioni in merito a rischi di contaminazione chimica. Semplificazioni a parte, l’approccio è razionale, volto a superare le solite narrazioni, spesso affidate a motori di ricerca online e intelligenze artificiali. Essenziale è distinguere, innanzitutto, tra fonti “buone” e fonti “cattive”, ma soprattutto apprendere la lezione principale: “Il rischio è una funzione sia del pericolo rappresentato dalla sostanza chimica sia della quantità di sostanza chimica a cui sei esposto”. Le sostanze più pericolose sono quelle che “si legano al bersaglio”, che interagiscono direttamente con una molecola, ad esempio con una proteina, per attivarla; ma la maggior parte delle sostanze a cui siamo naturalmente esposti ogni giorno non hanno queste caratteristiche, oppure, in caso diverso, si deve prendere in considerazione che il livello di esposizione è talmente basso da non determinare problemi di tossicità per l’organismo.

Il volume è, come detto, soprattutto pratico. Qualche esempio: il consumo di pesce, fondamentale per la salute, può scontrarsi col rischio di contaminazione da mercurio. E allora ecco una selezione di specie ittiche ottime, buone e da evitare, stilata sempre sulla base di fonti ufficiali attendibili, tanto per abituare il lettore ad andarsi a cercare da sé le corrette informazioni. Le cattive notizie vanno sempre bene interpretate. La presenza di pesticidi in frutta e verdura, ad esempio, è uno degli argomenti che maggiormente può preoccupare i consumatori e la sola presenza di un pesticida in una mela potrebbe essere un sufficiente motivo di allarme, “visceralmente” parlando. Tuttavia - rassicura LeBlanc - “la semplice presenza di un residuo di antiparassitario su una mela o una fragola non significa che stai mettendo del veleno, ben nascosto tra la frutta, nel cestino del pranzo di tuo figlio. È la dose a fare il veleno”. 

Si tratta, in conclusione, di un vademecum che fornisce un modello di approccio basico, il classico buon punto di partenza. Resta inteso che nel processo di valutazione di rischi e pericoli, di fronte a una situazione complessa, l’ultima parola debba essere demandata agli esperti. Perché, come in tutte le cose, è sempre il senso della misura che conta. 

Titolo: È la dose a fare il veleno 
Categoria: Saggi
Autore: Gerald A. LeBlanc  
Editore: Apogeo 
Pagine: 247 
Prezzo: € 24,00 

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