Narrativa: Corpo

“Le rivelazioni” tra scienza e omicidi

Copertina del libro Le rivelazioni
di Ramona Iaboni

Kierk Suren, il protagonista del giallo “Le rivelazioni”, ha abbandonato il PhD, vince inaspettatamente una borsa di studio e si dedica a una ricerca scientifica sulla coscienza e su come avvengano i colpi di genio quando, improvvisamente, si accende la lampadina e tutto diventa più chiaro. E la ricerca scientifica si unisce alla ricerca di un assassino quando un suo compagno viene trovato morto

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Kierk Suren ha ventisette anni e, dopo aver rotto il rapporto con il suo manipolativo mentore accademico, vagabonda per le strade della California, perennemente ubriaco e senza più un soldo. Viene inaspettatamente salvato da una chiamata: gli chiedono di unirsi a un super-team di otto giovani promesse della neuroscienza messo su dall’Università di New York. In questo modo rimette in moto la sua vita e “Le rivelazioni” (Carbonio editore) di Erik Hoel assume i connotati di un romanzo di formazione. Kierk e i suoi compagni lavoreranno nel CNS - acronimo di Center for Neural Science - una struttura finanziata dalla DARPA (un’agenzia della Difesa americana) che si è posta l’obiettivo di svelare il mistero della coscienza, testando attraverso esperimenti con animali e modelli informatici le diverse interpretazioni filosofiche, di cui i giovani membri del team rappresentano quasi delle personificazioni.

Non manca la sfera romantica: tra Kierk e una sua compagna, Carmen, nasce un certo feeling. La morte di uno degli studenti, avvenuta in circostanze misteriose, trasforma il plot da scientifico in giallo e spinge Kierk a indagare più a fondo sugli scopi del centro di cui fa parte. Ma non è tanto l’indagine a guidare il romanzo quanto l’evoluzione dei suoi protagonisti, l’intreccio tra le loro vicende personali e il problema a cui hanno deciso di dedicare le loro vite. Tutti tranne Kierk, che aveva deciso di abbandonare le neuroscienze e che vede ogni giorno di più confermarsi la sua idea, di fronte agli atteggiamenti poco etici, all’indifferenza e alla mancanza di scrupoli che muove i suoi colleghi e i suoi superiori.

Kierk, che come il suo autore vorrebbe fare lo scrittore, alla stesura degli articoli scientifici preferisce quella del suo diario personale. Uno dei suoi sogni ricorrenti, scrive, è un enorme albero millenario: “Questo è l’Yggdrasil. L’albero del mondo. L’albero della conoscenza. E su di esso vagano coloro che hanno contribuito a farlo crescere, tutti i filosofi naturali. Ma vi è una precisa organizzazione: le scoperte più antiche e le teorie fondamentali sono nella parte centrale del tronco, e poi, man mano che si sale lungo i rami, ci sono quelle più moderne”.

Kierk sente nel sogno il desiderio di abbatterlo, ma sa che non potrebbe mai farlo davvero. “Non ho né gli strumenti, né la volontà di farlo. Però mi prostro sulle ginocchia per implorare, per chiedere con tono supplichevole: dove starebbe sull’albero? Dove troverebbe posto una teoria della coscienza? Su quale ramo remoto e secondario? In fisiologia, visto che vira alla neurologia? Al di là dell’informatica, verso la parte misteriosa della teoria dell’informazione? Lontana dalla matematica e dalla fisica? Da quale ramo crescerebbe? Sarebbe un’estensione della filosofia analitica? E che dire di quel remoto spunto che è la scienza dei sistemi complessi o il linguaggio dello spazio degli stati? L’unica domanda che gli pongo quando lo imploro o sono in preda alla rabbia è: dove starebbe sull’albero? Dove?”.

Il volume mette in scena l’impossibilità della scienza di giungere a una definitiva conoscenza del mondo. È a questa conclusione che Kierk approda attraverso le vicende che si intrecciano nel romanzo. Per Greg, che si dichiara “eliminazionista”, esiste solo ciò che è fisicamente tangibile e in quanto tale il cervello umano è semplicemente un calcolatore. Kierk gli contrappone un soggettivismo radicale: non potremo mai sapere come sentano gli altri, entrare nel mistero del “sé”, perché non esiste un mondo oggettivo a cui rapportare l’insieme delle sensazioni e ogni esperienza cosciente genera un mondo a sé, impermeabile alle altre persone.

Arrivati alla fine del romanzo viene da chiedersi se descriva una realtà distopica o utopica, il che si lega alla natura ultima della coscienza dal punto di vista scientifico. Potremmo arrivare a capire che la coscienza non esiste, che ci stiamo illudendo e che non possediamo libero arbitrio, oppure no, al momento non possediamo conoscenze sufficienti a dare una risposta definitiva. La traduttrice Olimpia Ellero ha fatto un lavoro enorme, non era per nulla facile misurarsi con la prosa torrenziale e immaginifica di Hoel. 

Il romanzo poggia su una solida base scientifica in quanto Erik Hoel è laureato in neuroscienze e si riferisce a ricerche su come misurare la coscienza realmente esistenti, grazie alla teoria dell’informazione integrata. Hoel nasce quindi ricercatore ma, essendo cresciuto nella libreria di sua madre, ha sempre avuto una forte propensione per la scrittura. Secondo l’autore, la distinzione tra campi come “arte” e “scienza” è una convenzione  del mondo accademico e, nel momento in cui riusciamo a varcarne i confini, possiamo creare un approccio originale, come quello che viene proposto in questo romanzo d’esordio dell’autore. Le principali aree di ricerca dello scrittore sono lo studio e la filosofia della cognizione  e le teorie matematiche dell'emergenza. È noto per aver utilizzato la teoria dell'informazione e l'analisi causale per sviluppare modelli al fine di esplorare e comprendere le basi della coscienza e la funzione biologica dei sogni.

Titolo: Le rivelazioni
Categoria: Narrativa
Autore: Erik Hoel
Editore: Carbonio editore
Prezzo: 19,00
Pagine: 416

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