Recensioni: Mimetismo

Emicrania in versi

Copertina del libro Cefalea cronica
di Alessia Cosseddu

Esistono malattie invisibili ma al contempo molto diffuse. Una di queste è la “cefalea cronica” caratterizzata da forti crisi che spingono coloro che ne soffrono a isolarsi e stare al buio e in silenzio. Stanno tra noi solo quando non hanno crisi. Ecco perché non ce ne accorgiamo. Valentina Belgrado ha dedicato a questa patologia un libro di poesie edito da Gattomerlino. Duro, ma a tratti anche ironico, il volume dà voce a chi convive forzatamente con questa patologia

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Ci sono malattie diffuse ma allo stesso tempo “invisibili” per molti. Di certo non per coloro che ne sono colpiti o per i loro famigliari. Una di queste è la cefalea cronica. Le forti crisi spingono quanti ne soffrono a isolarsi, a stare al buio, immobile e in silenzio. Ecco perché non li vediamo. Stanno tra noi solo quando stanno bene, ma di certo l’inizio di alcune crisi non sfugge a chi li frequenta quotidianamente: “Hai mal di testa? Hai cambiato espressione!”. Una malattia “curabile, ma non guaribile” come spesso si sentono dire i pazienti dai loro medici, insieme a “deve imparare a conviverci”.

“Cefalea cronica” (Gattomerlino) di Valentina Belgrado è un libro di poesie o - meglio di “spot” - su questa convivenza forzata. Duro, ma a tratti anche ironico, dà voce agli “emicranici cronici” che si riconosceranno in questo volume già nella dedica: “Ai miei cari, che soffrono ogni giorno con me, e al Dottor Donato Matera, che mi curava con l’amorevole applicazione della sua scienza medica”. La cefalea è infatti una patologia che si può definire come una sorta di dramma famigliare e, spesso, il paziente nel corso degli anni sviluppa un legame particolare col medico che lo segue.

Potrebbe sembrare curioso intitolare poesie a soggetti come “trigger points”, “ganglio sfenopalatino”, “mastoide”, “lidocaina” o “topiramato”. Un po’ fa pensare al brano di Samuele Bersani: “En e Xanax non si conoscevano prima di un comune attacco di panico e subito filarono all'unisono...”. Eppure, leggendole, si ha la sensazione che nessun altro mezzo di comunicazione potrebbe essere altrettanto efficace. Belgrado è come un tiratore scelto che non sbaglia un colpo, riuscendo a descrivere molto bene quello che per tutti gli emicranici sembra impossibile spiegare agli altri.

Dall'eziologia iniziale, che a un certo punto smette (“L’eziologia per fortuna hanno smesso d’indagarla”), agli innumerevoli tentativi di terapie diverse. Dalla descrizione delle varie fasi degli attacchi alla necessità di isolarsi o di non poter fare a meno dei farmaci: “Saggio sei mentre mi scoraggi / dall’assunzione frequente / ma non ci posso fare niente: / troppi gli anni, troppi gli abbagli... ” tanto, alla fine, ogni paziente sceglie il “suo” farmaco, l’unico che lo aiuterà a sconfiggere una crisi. Una delle poesie (“In un lampo”) appare anche nella copertina. Immaginiamo che sia stata scelta perché descrive molto bene quel momento che scatena una crisi: “Passo dalla discrezione / d’un tacito sospetto, / percezione attutita dell’agguato, / al boato che del sospetto / è l’amplificazione / che deflagra, / il cono d’ombra / d’un megafono”.

Titolo: Cefalea cronica
Categoria: Poesia
Autore: Valentina Belgrado
Editore: Gattomerlino
Pagine: 54
Prezzo: 10,00

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