Nel 1993 il regista americano Steven Spielberg dirige Jurassic Park, film vincitore di tre premi Oscar (effetti speciali, sonoro e montaggio sonoro), adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Michael Crichton, che compartecipò alla realizzazione della sceneggiatura. Dopo il grande successo della pellicola ne seguirono altre 7, oltre a diversi videogiochi e fumetti a tema.
La storia è ambientata su un’isola dalla vegetazione lussureggiante, a largo del Costarica, dove un milionario visionario decide di costruire un parco tematico popolato da dinosauri. Per realizzarlo riporta in vita alcuni esemplari di questi animali, estrapolando frammenti del loro Dna da zanzare preistoriche conservate nella resina fossile e da quello delle rane, quest’ultimo utilizzato per ultimare le sequenze geniche incomplete. Una tematica, quella della de-estinzione, che è diventata argomento di cronaca e di attualità per mano della Colossal Biosciences, azienda statunitense che dichiara di aver “resuscitato” l’enocione, un canide somigliante al lupo scomparso dalla Terra da diverse migliaia di anni. Secondo quanto riportato dai media, tra il 2024 e il 2025 avrebbero fatto nascere dei cuccioli, utilizzando il Dna modificato di lupi grigi e impiegando cani domestici come madri surrogate.
“Per quanto si è capito, avrebbero estrapolato da alcuni fossili una piccola porzione di genoma dell’enocione, un animale che si è estinto circa 10.000 anni fa, e lo avrebbero inserito nella sequenza del Dna del lupo grigio, ottenendo animali che non sono molto lontani dai nostri cani o dai lupi. Possiamo considerarla una trovata pubblicitaria, da un certo punto di vista, che nulla ha a che fare con la de-estinzione”, spiega Emiliano Mori, biologo ricercatore dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (Iret) del Cnr.