Cinescienza: Riparare

Il problema dei corpi

Il siero attivatore per la duplicazione del corpo
di Danilo Santelli

“The substance” è un film di Coralie Fargeat che indaga la forsennata esigenza di mantenersi - o meglio di tornare - fisicamente giovani, una sfida ostinata al trascorrere del tempo nella società contemporanea dell’immagine. Obiettivi più realistici ma nondimeno ambiziosi sono quelli affrontati dalla medicina rigenerativa, che si propone di fornire all’essere umano gli strumenti per ripararsi da solo, oggi anche mediante l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Tutto questo lo spiega Anna Tampieri, ricercatrice dell'Istituto di scienza, tecnologia e sostenibilità per lo sviluppo dei materiali ceramici del Cnr

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Nel 2024 la regista francese Coralie Fargeat dirige il suo secondo lungometraggio. “The substance”, che gli è valso l’Oscar per il miglior trucco, oltre a quattro candidature per miglior film, regia, attrice e sceneggiatura. Si tratta di un film classificabile nella categoria dei body horror, un genere cinematografico nel quale il corpo umano viene utilizzato per ingenerare spavento e sgomento attraverso deformazioni, mutazioni e altri tipi di alterazioni fisiche. La protagonista Elisabeth Sparkle (interpretata da Demy Moore) è una celebrità di Hollywood ormai nella fase calante della sua carriera, alla quale viene offerta la possibilità di ringiovanire attraverso un siero che la sdoppia fisicamente, generando un alter ego giovane e avvenente di nome Sue (impersonato da Margareth Qualley). L’equilibrio tra le due donne, secondo quanto previsto dal progetto innovativo accettato da Elisabeth, si basa sulla necessità di alternarsi “in vita” una volta a settimana, periodo nel quale una delle due, nutrita artificialmente, deve rimanere in una dimensione letargica per ricaricare l’altra donna, che nel frattempo può vivere liberamente. Il film scivola in una dimensione orrorifica e fatale per entrambe quando Sue, divenuta rapidamente una stella del jet set e stufa dell’alternanza con Elisabeth, decide di appropriarsi di tutta la vita sbarazzandosi della sua genitrice.

Questa riproduzione da un solo organismo, senza accoppiamento con un esemplare di sesso diverso, viene chiamata partenogenesi ed è possibile per alcuni animali in casi rari, ma non è chiaramente presente nell’uomo: ad ogni modo, esiste una branca della medicina moderna, che ha l’obiettivo di attivare i meccanismi di autoriparazione del corpo umano per il ripristino delle funzionalità, che viene chiamata rigenerativa. “Le tecniche di medicina classica hanno il limite di utilizzare protesi o impianti in metallo o plastica che hanno una durata limitata nel tempo, i cui materiali possono creare infiammazioni o altre controindicazioni. La rigenerativa è una delle frontiere più affascinanti della medicina attuale, perché punta a riparare o sostituire organi e tessuti danneggiati stimolando i processi di autoguarigione. Questo settore della medicina si pone l’obiettivo di ripristinare la funzionalità biologica attraverso l’utilizzo di cellule staminali, che hanno la possibilità di trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto, osso, muscolo o nervo che sia. In più, l’utilizzo di biomateriali (scaffold) consente di creare impalcature intelligenti attraverso le quali guidare lo sviluppo di nuovo cellule, oltre all’impiego di fattori di crescita, che attivano la rigenerazione tissutale tramite l’invio di segnali chimici all’organismo”, spiega Anna Tampieri, ricercatrice dell'Istituto di scienza, tecnologia e sostenibilità per lo sviluppo dei materiali ceramici (Ismmc) del Cnr.

Poster del film

Un aspetto cruciale in questo settore è la biomimesi, ovvero la necessità di sviluppare materiali e dispositivi che non vengano rigettati dall’organismo e che possano essere riconosciuti dallo stesso come propri, pari a quanto avviene in natura. Ad esempio, se un tempo una grande perdita ossea significava invalidità o l'uso di placche di metallo permanenti, oggi è possibile “coltivare” porzioni di osso direttamente nel corpo del paziente, replicandone la chimica e la struttura naturale. “I brevetti più importanti, che hanno dato origine allo sviluppo industriale di device medici, riguardano l’utilizzo di rattan o bambù per generare osso sintetico, tramite processi chimici che trasformano la cellulosa in idrossiapatite, il minerale delle nostre ossa. Questi dispositivi hanno dimostrato la capacità di riparare grandi segmenti di ossa lunghe, avendo il legno una struttura interna molto simile a quella dell'osso umano. Altri brevetti riguardano le ossa magnetiche, biomateriali, che possono essere stimolati con campi magnetici esterni per attivare le cellule staminali e accelerare la guarigione delle fratture. Un altro esempio significativo sono gli impianti capaci di rigenerare grandi porzioni di cranio, oggi considerati un riferimento in ambito pediatrico, realizzati mediante l’utilizzo di Tac e stampanti 3D, i quali vengono gradualmente riassorbiti e sostituiti da osso naturale. Va anche ricordato che con il nostro gruppo di ricerca abbiamo realizzato un brevetto che ha reso possibile la rigenerazione della regione osteocondrale, risolvendo così un problema all’articolazione della caviglia che affligge più del 35% della popolazione e che può degenerare in una condizione molto invalidante”, continua la ricercatrice.

La medicina rigenerativa sta avendo un grande impiego in ortopedia, ma anche in dermatologia - per la rigenerazione della pelle dei grandi ustionati e nei casi di ulcera cronica - in cardiologia - per la riparazione del tessuto cardiaco a seguito d’infarto - e in neurologia - per intervenire sulle lesioni del midollo spinale e su malattie degenerative come il Parkinson. “In questo senso, l'impatto dell'Intelligenza Artificiale sulla medicina rigenerativa è profondo e in continua trasformazione, spingendo la crescita degli investimenti pubblici e privati nel settore. L'IA sta accelerando drasticamente la capacità di riparare tessuti e organi danneggiati con precisione e possibilità di personalizzazione, in un ambito che richiedeva anni di sperimentazione per la realizzazione di dispositivi a prova di rigetto. Oggi i modelli di Intelligenza Artificiale stanno anche identificando molecole capaci di attivare la rigenerazione, consentendo così lo sviluppo di nuove terapie e riducendo significativamente le spese in ricerca clinica”, conclude Tampieri.