Focus: Terra

La nostra salute, tra genetica e ambiente

Persona fra le piante
di Benedetta Ciarmoli

Il benessere è legato alla genetica, ma ci sono anche altri fattori che contribuiscono a tutelare la nostra salute, tanto che di recente è stato coniato il concetto scientifico di esposoma, termine con cui si indica l’insieme delle esposizioni ambientali, comportamentali e biologiche a cui una persona è sottoposta. Gloria Rita Bertoli, direttrice dell’Istituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi del Cnr ci aiuta a comprendere meglio come ambiente e organismo interagiscano, influenzando la nostra salute 

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La consapevolezza ambientale dovrebbe essere costruita su basi scientifiche, ma anche analizzata e trattata da un punto di vista psicologico. A oggi, non sono nascoste le sorti del nostro Pianeta, le sue condizioni e gli sviluppi futuri: stiamo prosciugando la Terra e sottraendole tutte le risorse. Anche se la conoscenza non manca, non viene fatto abbastanza per invertire la rotta. Questo atteggiamento passivo non è dunque causato da ignoranza del problema, quanto da un disinteresse determinato da una mancanza di consapevolezza. Conosciamo il problema, ma non ne siamo pienamente consapevoli o ne siamo sovrastati a tal punto da non riuscire a gestire la situazione, entrando in un circolo vizioso in cui viene a mancare uno stato di benessere mentale, con ripercussioni anche sul fisico. Bisognerebbe considerare la Terra come un unico sistema di cui facciamo parte, e l’uomo stesso dovrebbe iniziare a vedersi come unica entità, in cui mente e corpo non appartengono a categorie distinte, ma sono strettamente legate e influenzate. Presa consapevolezza di ciò, non resta che sviluppare una soluzione su queste basi: il mio benessere dipende dal benessere del mondo e viceversa.

L’aspetto psicologico della salute però è forse ancora considerato secondario rispetto al benessere fisico. L’influenza della genetica sulla nostra salute è stata presa in considerazione per decenni, ma solo recentemente è stato coniato un nuovo concetto scientifico, l’esposoma, ossia l’insieme delle esposizioni ambientali, comportamentali e biologiche a cui una persona è sottoposta. Nasce per affiancare lo studio della genetica, riconoscendo l’importanza dei fattori esterni nella salute e nelle malattie. L’esposoma comprende tre dimensioni: quella interna, che riguarda i processi biologici come metabolismo, infiammazione, stress ossidativo, ovvero tutti gli elementi che riflettono la risposta personale di ciascun individuo all’ambiente; quella esterna specifica, legata a esposizioni a sostanze chimiche, farmaci, dieta o infezioni, ovvero elementi esterni che possono avere un impatto diretto e misurabile sulla salute; quella esterna generica, che include stile di vita, condizioni socioeconomiche, ambiente e stress.

Piante

Tale visione integrata aiuta a comprendere meglio come ambiente e organismo interagiscano nel tempo, influenzando la nostra salute. Ne abbiamo parlato con Gloria Rita Bertoli, direttrice dell’Istituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi (Ibsbc) del Cnr. “A tutti questi stimoli, esterni e interni, il nostro organismo risponde. Tra i miei ambiti di ricerca, c’è lo studio di come micro-molecole nel nostro corpo rispondono all’esposoma. Esiste una relazione diretta, non banale da studiare, ma essenziale. Da anni sono interessata allo studio di micro-molecole responsabili di patologie non ereditarie e a quanto l’ambiente esterno possa influenzare l’espressione di queste micro-molecole, ovvero la relazione tra l’esposoma e la salute dell’individuo. Il nostro fisico risente fortemente dell’esposoma: un individuo sta bene in un sistema stabile, ovvero un sistema funzionante, dove per sistema consideriamo non solo l’uomo, ma anche animali e piante. La salute del sistema non è importante solo per noi, ma anche e soprattutto per le generazioni future”, spiega Bertoli. “Esistono microRna responsabili di patologie legate allo stress ossidativo e all’infiammazione e attraverso il loro studio abbiamo analizzato come l’inquinamento ambientale influenzi ulteriormente tali patologie. Abbiamo reclutato soggetti che vivono in diverse zone di Roma, in particolare in centro, zone con parchi urbani molto estesi e, infine, soggetti che vivono fuori città. Se l’assunto è che la città è inquinata e tale inquinamento influenza questi microRna, allora dovrei vedere un cambiamento nella loro espressione. Questo è quello che abbiamo osservato, poiché la loro espressione è maggiore nei soggetti che vivono in centro città’’.

Per evidenziare l’importanza del legame tra scienza e psicologia, benessere fisico e mentale si può considerare l’epilessia, una malattia neurodegenerativa, nella quale il neurone va a morire in seguito all’aumento della frequenza delle crisi epilettiche che si succedono: più crisi epilettiche, più neurodegenerazione. I microRna sono alla base di patologie neurodegenerative come l’epilessia. Dimostrando che l’espressione dei microRna infiammatori e dello stress ossidativo aumenta a seguito dell’inquinamento urbano, si può comprendere perché il soggetto epilettico, che ha già i microRna nel sangue, se è esposto a un inquinamento urbano elevato, ha una neurodegenerazione maggiore. L’inquinamento in effetti aumenta i sintomi dell’epilessia. Naturalmente ci sono tanti altri fattori che possono influenzare il soggetto, ma questo esempio dovrebbe dare un’idea della potenza dello studio dell’influenza dell’esposoma sullo stadio di benessere dell’individuo. Il paziente va dunque considerato a tutto tondo e, oltre ai sintomi, va analizzato il contesto e i diversi fattori che ne influenzano la vita.

Le malattie genetiche rimangono certamente legate a mutazioni che prescindono scelte e abitudini dell’individuo, ma se nel Dna si ha una predisposizione a una malattia, c‘è la possibilità che siano i fattori esterni a determinarne l’espressione? “Tale relazione ancora non è stata studiata e per quello che sappiamo ora, l’ambiente potrebbe influenzare solo il momento del principio di tale malattia. Si è sempre attribuito alla genetica la causa prima, ma se cambiassimo il punto di vista e, per esempio, se di fronte a un neonato con la sindrome di down ci chiedessimo qual è l’influenza dell’esposoma sulla madre e sulla sua vita? Questo non è mai stato studiato e potrebbe costituire un passo verso qualcosa di importante”, aggiunge la ricercatrice.

Sarebbe allora forse il caso di sfruttare in maniera costruttiva queste informazioni, per trarne vantaggi nelle nostre vite. “Le persone che prendono decisioni per l’ambiente urbano, considerando che quest’ultimo è lo spazio dove vive più del 60% della popolazione, dovrebbero iniziare a concentrarsi non solo sull’inquinamento dovuto a emissione di CO2, ma anche nella creazione di un ambiente di supporto all’individuo”, commenta Bertoli.

"Questo andrebbe fatto per la Terra e per noi. Non siamo solo un meccanismo metabolico, ma abbiamo molteplici sfaccettature da tenere in considerazione sia nello stato di salute che in quello di malattia e chi decide per il nostro futuro e per quello delle prossime generazioni dovrà tenere conto anche di questo aspetto”, conclude la ricercatrice.

Fonte: Gloria Rita Bertoli, Istituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi, direzione.ibsbc@cnr.it

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