Focus: Assenza

Le camere anecoiche: dove il silenzio diventa quasi assoluto

Camera anecoica
di Celeste Ottaviani

Siamo immersi costantemente in una coltre di rumori, anche quando crediamo di essere in silenzio. Esistono però luoghi progettati per avvicinarsi quanto più possibile all’assenza totale di suono: le camere anecoiche. Un silenzio così profondo da fare del corpo umano la principale sorgente sonora percepibile. Ce le raccontano Christian Preti, ricercatore dell'Istituto di scienze e tecnologie per l'energia e la mobilità sostenibili  e Giovanni Canduci, collaboratore tecnico dell'Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Cnr          


 

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Il ticchettio di un orologio, il ronzio del frigorifero, il cinguettio degli uccelli fuori dalla finestra o l’accelerare delle auto in strada. Nella quotidianità siamo circondati costantemente da rumori e anche quando ci sembra di essere finalmente immersi dal silenzio c’è sempre qualche suono che si percepisce. Non siamo quindi mai in presenza del silenzio assoluto. Esistono però delle stanze dove è possibile avvicinarsi quasi completamente all’assenza totale di rumori, si tratta delle camere anecoiche. Ce ne parlano Christian Preti, ricercatore dell’Istituto di scienze e tecnologie per l’energia e la mobilità sostenibili (Stems) del Cnr e Giovanni Canduci, collaboratore tecnico dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine (Irbim) del Cnr.

“Il nome di questi ambienti viene dal greco e significa privo di eco: una camera anecoica riproduce al chiuso quello che avviene in uno spazio aperto senza ostacoli”. spiega Preti. “L’onda sonora, giunta a contatto con le pareti della camera non viene riflessa verso la sorgente, ma si dissipa nelle pareti stesse. Il suono preferisce ‘viaggiare’, o meglio trasmettersi, attraverso materiali solidi piuttosto che in aria. Ricordiamo come nei vecchi film western per percepire in anticipo l’arrivo di un treno il protagonista della scena poggiasse l’orecchio sul binario per sentirne la vibrazione. Le camere anecoiche, per evitare interferenze dall’esterno, vengono pertanto costruite in modo da essere isolate”, aggiunge Canduci.

La struttura è sempre a doppio involucro. “Un guscio in cemento armato, con spessore oltre i 30 centimetri, scherma i rumori esterni, mentre un’intercapedine d’aria di circa un metro, lo separa dall’involucro interno. Le strutture più precise poggiano su supporti antivibranti per bloccare le vibrazioni trasmesse dal suolo. Il cuore del progetto sono però i deflettori cuneiformi. Ogni superficie interna è ricoperta da elementi fonoassorbenti a forma di cuneo, in fibra di poliestere, lana di vetro o schiuma sintetica“, chiarisce Preti. “La forma è la soluzione a un problema fisico preciso. Un pannello piano assorbe bene le alte frequenze, ma perde efficacia alle basse. Il cuneo, con la sua geometria inclinata, intrappola il suono, costringendo le onde a rimbalzare nelle cavità e a ogni impatto il materiale poroso ne trasforma l’energia in calore, dissipandola.  La lunghezza dei cunei determina la frequenza più bassa alla quale la camera funziona. Quelli della struttura di Ferrara, la più grande in Italia e tra le più grandi d’Europa nel settore accademico, misurano 1,71 metri”.

Camera anecoica

La camera di Ferrara riesce a scendere sotto i 20 decibel (dB). “Questo valore è simile a quello prodotto dal respiro umano. Le camere più avanzate al mondo raggiungono valori negativi - possibili perché lo zero della scala dB(A) è convenzionale, non corrisponde al silenzio fisico assoluto - come quella di Microsoft a Redmond, certificata dal Guinness World Record a −20,3 dB(A). Questa struttura è in grado di assorbire fino al 99,9 % dei suoni prodotti al suo interno, il rumore di fondo presente, ben al di sotto dell’udito umano, è dovuto al moto caotico delle molecole d’aria”, continua Canduci.

Nelle camere anecoiche si raggiunge, quindi, un silenzio quasi assoluto, che permette di effettuare misure di precisione di sorgenti sonore, ma anche di testare e certificare secondo le normative Iso il rumore generato da macchine, motori, frigoriferi e climatizzatori. Si tratta, però, anche di un silenzio anormale. “In questa situazione, il corpo umano diventa la principale sorgente percepibile. Il cervello è costruito per ricavare informazioni sullo spazio dai segnali riflessi. Quando questi vengono rimossi tutti insieme, l’effetto è straniante e chi entra per la prima volta in queste stanze lo descrive quasi sempre con le stesse parole: un silenzio che pesa”, commenta Preti.

Canduci conclude descrivendo la propria esperienza all’interno in una camera anecoica: “È stata piuttosto particolare. Il nostro orecchio abituandosi a questo silenzio assoluto inizia a farci percepire ‘rumori’ del nostro corpo mai sentiti prima. Esistono diversi esperimenti e record di permanenza che ci raccontano di come sia possibile, dopo una decina di minuti, sentire lo scricchiolio delle costole durante il respiro, oppure il rumore del sangue nell’aorta. I primi minuti sono quindi molto piacevoli e portano a una serenità e concentrazione irreale, purtroppo, però, per i fenomeni descritti sopra, queste sensazioni lasciano rapidamente spazio ad ansia e malessere crescente, per cui è quasi impossibile sostarvi da soli per periodi superiori alle decine di minuti”.

Fonte: Christian Preti, Istituto di scienze e tecnologie per l’energia e la mobilità sostenibili,  christian.preti@stems.cnr.it ; Giovanni Canduci, Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine, giovanni.canduci@irbim.cnr.it

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