Focus: Emergenze

Il meteo tra emergenza e scoop

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di Fabiola Di Sotto

La tendenza dei media a rendere le notizie accattivanti per attrarre il pubblico ha influenzato anche le previsioni del tempo. Spesso i giornalisti parlano di emergenza, ma è un'amplificazione volta alla ricerca dello scoop. In caso di allarme reale però esistono organismi pronti a gestire la situazione

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Da qualche anno il meteo è diventato un tema di tendenza e ha dato avvio, specie sul web, all'enfatizzazione di qualsiasi evento appena significativo. Dall'emergenza caldo', a quella freddo, tra i comunicatori meteo si nota l'abuso di alcuni termini, l'eccessiva esasperazione dei fatti, la tendenza a trasformare, ad esempio, un'ondata di calore in un fatto eccezionale, anche se si verifica in estate.“Per vendere, uno strumento importante è lo scoop, così, al primo abbassamento delle temperature, i giornali vengono tempestati da titoli come: 'Gelo in arrivo!', 'Temperature crollate', 'Il missile polare è alle porte'. Non si aggiunge però che secondo i modelli la temperatura si abbasserà magari solo per due giorni e in un'area molto limitata”, commenta Marina Baldi dell'Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Roma.                                          

Non sempre dunque le condizioni reali trasformano un evento meteorologico in un'emergenza, anzi in molti casi, i dati vengono 'gonfiati' dai giornalisti. “E comunque in una condizione di emergenza reale, nel nostro Paese esiste un sistema che, a partire dalle previsioni meteo e dalla conoscenza della vulnerabilità ed esposizione di un territorio, permette di diffondere alla popolazione un avviso o un'allerta arrivando a dichiarare il vero stato di emergenza”, prosegue la ricercatrice. “Un contributo fondamentale viene fornito dai servizi meteo regionali e da quello nazionale che trasmettono le previsioni alla Protezione civile e ai tavoli di lavoro che essa coordina e ai quali partecipano anche alcuni Istituti del Cnr: l'Ibimet, l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima e l'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica”.                              

 

Fonte: Marina Baldi, Istituto per la bioeconomia , email marina.baldi@ibe.cnr.it -

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