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Siti inquinati: bonificare conviene

inquinamento
di Liliana Cori

Il nuovo rapporto di Legambiente presentato alla Camera fotografa una situazione critica: 39 le aree di interesse nazionale per oltre 100.000 ettari di territorio, 6.000 quelle di interesse regionale. All'evento ha partecipato l'epidemiologo del Cnr Fabrizio Bianchi, che ha evidenziato i risparmi in termini di costi sanitari assicurati dalle bonifiche

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È stato presentato di recente alla Camera dei Deputati il rapporto di Legambiente 'Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?’, documento che aggiorna il precedente dossier del 2006. Le superfici individuate negli ultimi quindici anni come contaminate arrivano complessivamente a circa 180 mila ettari, ma con la riduzione del numero dei siti di interesse nazionale (Sin) da 57 a 39  - in seguito al decreto dell’11 gennaio 2013 che ha 'declassato’ 18 siti a livello regionale - siamo 'scesi’ a una superficie di 100 mila ettari.

Quello che è cambiato molto in questi ultimi anni è il contesto: un’attenzione vivissima nella cittadinanza, confermata da diverse cause giudiziarie per disastro ambientale, molti studiosi mobilitati per capire gli impatti sull’ambiente e sulla salute e i costi per singoli, comunità e Stato. Proprio sui temi della salute e della prevenzione si sono incentrati gli interventi dei due rappresentanti della comunità scientifica - Pietro Comba dell’Istituto superiore di sanità e Fabrizio Bianchi dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa - presenti al convegno insieme all'ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, al presidente di Legambiente Michele Bonomo, ad amministratori pubblici e rappresentanti del mondo industriale.

Comba ha presentato i risultati del progetto 'Sentieri’ (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento) coordinato dall’Iss, che ha analizzato i dati di mortalità di 44 siti contaminati. I dati, pubblicati nel 2011, mostrano un aumento dei decessi ascrivibili a cause ambientali, stimato in 3.500 morti premature in più nel periodo 1995-2002. I dati vengono aggiornati e dettagliati nel tempo, e sono in corso approfondimenti per comprendere l’incidenza di malattie tumorali, tumori infantili e malformazioni congenite (approfondimenti al sito http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2011-35-5-6-suppl-4).

L’epidemiologo Bianchi ha invece illustrato lo studio sui risparmi, in termini di  costi sanitari diretti e indiretti a carico dell’intera comunità, che sarebbe possibile realizzare bonificando le aree inquinate. “La ricerca ha preso in esame in particolare i 'casi’ di Gela e Priolo in Sicilia, aree già dichiarate nel 1990 'ad alto rischio di crisi ambientale’, ma in cui non è stata fatta alcuna azione di bonifica”, spiega il ricercatore del Cnr. “L’analisi costo beneficio ha stimato che interventi di risanamento ambientale avrebbero invece permesso di evitare 47 casi di morte prematura, 281 casi di tumore, e oltre 2.700 ricoveri, con un potenziale risparmio sanitario di oltre 9 miliardi di euro”. La ricerca è disponibile integralmente al sito http://www.ehjournal.net/content/10/1/68.

L’evento ha fornito l’occasione per presentare le dieci proposte di Legambiente per avviare un processo di risanamento, che consistono tra l’altro in: maggiore trasparenza sul Programma nazionale di bonifica, ad esempio mediante l’attivazione di un sito web istituzionale a esso dedicato; la stabilizzazione della normativa italiana, uniformandola a quella europea; rendere conveniente la bonifica in situ; istituire un Fondo nazionale per la bonifica dei siti orfani; sostenere l’epidemiologia per praticare una reale prevenzione; fermare i commissariamenti; potenziare i controlli ambientali; introdurre i delitti ambientale nel codice penale.

Liliana Cori

Fonte: Fabrizio Bianchi, Epidemiologia ambientale e registri di patologia, tel. 050/3152100 , email fabrizio.bianchi@ifc.cnr.it -

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