Focus: Primavera

Polo Nord: il freddo non è più quello di una volta

artico
di Valerio Congeduti

I ricercatori in Artico sono testimoni dei cambiamenti climatici in corso: lo scioglimento primaverile del manto nevoso comincia prima, l'estensione della copertura nevosa continentale è diminuita del 10-20% e le superfici coperte dai ghiacci si sono ridotte di 2,4 milioni di chilometri quadrati. Dove in passato si andava in motoslitta, ora si aprono bracci di mare navigabili

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La primavera in Artico si presenta in modo diverso rispetto al passato: i dati raccolti a terra e le immagini catturate dal satellite confermano scientificamente le trasformazioni testimoniate dal paesaggio. "Già a partire dalla fine degli anni Ottanta", spiega Vito Vitale dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, "nella fascia latitudinale compresa tra i 60 e i 70 gradi Nord, lo scioglimento primaverile del manto nevoso comincia mediamente dai quattro ai sette giorni prima rispetto al ventennio precedente. L'estensione della copertura nevosa continentale è diminuita del 10% nel mese di maggio e del 20% nel mese di giugno".

Anche i valori minimi delle superfici coperte dai ghiacci, registrati al culmine della bella stagione, denotano negli ultimi decenni un trend negativo. "Nel 2007", sottolinea il ricercatore, "si è arrivati a un minimo di 4,3 milioni di chilometri quadrati, un dato che fa una certa impressione se si pensa che la media delle estensioni minime dal 1979 al 2007era di 6,7 milioni di chilometri quadrati".

Dall'ottobre del 2009, a Ny-Ålesund, è operativa per gli studi climatologici la Amundsen-Nobile Climate Change Tower, la cui realizzazione è stata finanziata dal Dipartimento terra e ambiente (Dta) del Cnr. La costruzione in alluminio, in virtù dei suoi 34 metri di altezza, permette di monitorare i processi fisico-chimici che caratterizzano lo strato di atmosfera a contatto con il suolo e la neve - denominato interfaccia - e quelli immediatamente superiori - ovvero lo strato limite e la bassa troposfera: aree fondamentali per il bilancio di energia del pianeta.

L'Artico è una postazione privilegiata dalla quale osservare i mutamenti del clima. Le regioni polari, infatti, mostrano una sensibilità molto maggiore delle medie latitudini ai cambiamenti climatici. Secondo l'Agenzia europea per l'ambiente, negli ultimi cinquant'anni l'incremento delle temperature artiche è stato doppio rispetto all'aumento medio mondiale. "Un fenomeno", spiega Vitale, "favorito dalle caratteristiche delle regioni polari. La bassa elevazione solare, la lunga notte polare, i complessi processi di interazione tra neve, ghiaccio, mare, permafrost e atmosfera alla superficie sono tutti elementi che contribuiscono ad amplificare i processi di retroazione, aumentando la risposta del sistema a qualsiasi sollecitazione esterna". Peculiarità che fanno del Polo Nord un 'early warning system', ovvero un sistema di allarme precoce dei cambiamenti climatici in atto su scala globale.

In particolare, Ny-Ålesund si trova in una posizione ideale per valutare gli effetti combinati dei cambiamenti climatici che interessano l'atmosfera, l'oceano e il terreno. "Questa località", conclude l'esperto, "è situata nel punto più a nord del flusso di acqua calda che risale l'Oceano Atlantico dalle basse latitudini, la West Spitsbergen Current. Inoltre, Ny-Ålesund rappresenta un sito unico, nel quale la cooperazione internazionale consente il monitoraggio di un numero elevato di parametri fondamentali del sistema fisico artico".

Valerio Congeduti

Fonte: Vito Vitale, Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima, Bologna, tel. 051/6399595 , email v.vitale@isac.cnr.it -

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