Università ed Enti

La pandemia, in sostanza

droga
di Marina Landolfi

Per la Giornata mondiale della lotta alla droga, la Comunità di San Patrignano ha presentato uno studio sull'uso di sostanze da parte dei giovani condotto durante il lockdown. La cocaina rimane al primo posto, seguono cannabis ed ecstasy

Pubblicato il

Per la Giornata mondiale contro la droga (26 giugno), la Comunità di San Patrignano, organizzazione non governativa che accoglie giovani con problemi di droga, ha diffuso i risultati di una ricerca sull'uso di sostanze stupefacenti durante i mesi di lockdown causa Covid-19. Allo studio, condotto fra i giovani che hanno fatto il loro ingresso nella struttura nel periodo maggio 2020-aprile 2021, hanno aderito 150 giovani (126 ragazzi e 24 ragazze), di cui il 91,3% ha fatto uso di sostanze nel periodo di confinamento a casa: di cocaina l'83,2 %, di alcool il 73%, di cannabis il 62% e di eroina il 35%. L'80,3% degli intervistati è uscito di casa per andare a comprare le sostanze, il 74,4% l'ha ricevuta a casa e l'8% l'ha acquistata sul web.  “Se il dato poteva essere immaginabile, visto il richiamo della dipendenza”, dichiara Antonio Boschini, responsabile terapeutico di San Patrignano “oggi è confermato da quanto riportato dai ragazzi della comunità nel test anonimo, con un'attività di spaccio e di acquisto che non ha trovato freni, nonostante il periodo”.

le droghe in pandemia

Oltre a questa analisi, l'Osservatorio tossicodipendenza della struttura ha sottolineato un ulteriore consolidamento della cocaina, 96%, dato più  alto degli ultimi cinque anni. È salita anche la cannabis, 90,9%, mentre l'ecstasy, 46%, ha sorpassato l'eroina, 45,6%. La cocaina rimane la dipendenza primaria dei ragazzi accolti (53,5%), seguita dall'eroina (34,9%). La poliassunzione rimane una costante del problema: il 90,9% dei nuovi entrati ha utilizzato in maniera continuativa più sostanze, dato in crescita rispetto allo scorso anno, quando era all'85,8%. “Il notevole incremento della cocaina come dipendenza primaria è trainato dal crescente uso di cocaina fumata (crack), che provoca molta più dipendenza della cocaina inalata”, spiega Boschini. “I ragazzi spesso raccontano di come fossero, a loro dire, in grado di gestire l'uso di cocaina finché ne facevano un uso inalatorio, ma che ne perdevano il controllo quando passavano al crack”.

Tematiche
Argomenti