Faccia a faccia: Inversioni

Tutto può cambiare

Daniele Mencarelli
di Patrizia Ruscio

“Tutto chiede salvezza” (Mondadori), il libro di Daniele Mencarelli, diventerà una serie Netflix in streaming dal 14 ottobre. Dolore, amicizia e cambiamento sono temi cari allo scrittore e rappresentano il carburante della sua scrittura

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Il romanzo di Daniele Mencarelli “Tutto chiede salvezza” (Mondadori) libro vincitore del Premio Strega Giovani 2020 diventa una serie Netflix. Tutto ha inizio nell’estate del ’94, quando Daniele ha vent’anni e viene ricoverato per un trattamento sanitario obbligatorio. Trascorrerà sette giorni in un ospedale psichiatrico, ma quello che sembrava un incubo si rivelerà un viaggio che lo porterà a cambiare stile di vita e punto di vista. Ed è anche grazie a quell'esperienza che Daniele è diventato lo scrittore e l'uomo di oggi, come ci racconta lui stesso.

La sua carriera poetica comincia da operaio dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Lei lo definisce l'ospedale che l'ha "salvata". Come?

Avevo già iniziato a scrivere poesie, il mio esordio poetico risale al 1997, precedentemente alla mia esperienza al Bambino Gesù, ma a causa del mio stile di vita tra depressione e dipendenza non riuscivo più a scrivere e avevo smesso qualsiasi attività letteraria. Il Bambino Gesù per me ha rappresentato il luogo in cui ricominciare a vivere, intessere relazioni e a confrontarmi con un altro tipo di dolore. Quello lancinante dei bambini malati e delle loro famiglie.

Il confronto col dolore è sempre la principale molla poetica?

Credo che sia dovere di uno scrittore ascoltare e raccontare le storie di chi non può farlo. Mi sono capitate esperienze in cui l'apparente prevalenza del dolore veniva compensata da tanto affetto (a farlo ridere cosí di gusto / non erano stavolta i genitori / ma un’anziana suora / distante un palmo dall’orribile viso, / vidi il sorriso di lei e le sue parole: / “Ma quanto sei bello, che bel bambino sei”. / Per giorni m’accompagnò il dubbio / non riuscivo a crederla bugiarda, / poi una chiarezza si fece strada, / quegli occhi opachi di vecchia devota / guardavano un punto oltre l’orrore, / lí c’era solo un bambino che giocava). Ho capito che dove c'è dolore ci si riconosce con facilità e la tensione emotiva è molto forte. Nei precedenti libri di poesie e nei romanzi ho parlato di questo e continuerò a farlo anche nei successivi, senza trascurare però la vena ironica. Mi piace molto l'idea che il lettore rida mentre legge i miei libri.

Il riscatto dalla propria sofferenza, nel suo caso segnata da disagio psichico e dipendenza, come può arrivare?

Quello che viene raccontato nei miei tre libri è che la causa di tanto malessere è da ricercare altrove, le dipendenze sono solo conseguenze. Il riscatto arriva dalla lenta riesposizione alla realtà, alla vita, al lavoro, alla socialità, tutti aspetti che chi soffre di queste cose tende a evitare. Per me il Bambino Gesù è stata una grande arena dove riprendere i fili della mia esistenza e riscoprire di avere coraggio.

Quanto c'è di autobiografico e di invenzione narrativa nella scelta di ambientare storie come “La casa degli sguardi” e “Tutto chiede salvezza” all’interno di un ospedale?

Quello che vedremo nella serie è un personaggio che ha ripreso un tratto della mia vita ma non sono io, di mezzo c'è la scrittura, che di per sé mette una distanza rispetto a un vissuto.

Ha dato un nome al dolore che ha vissuto?

Gliene do uno ogni giorno. L'uomo contemporaneo ha perso l'abitudine di ascoltare le proprie profondità. Avere una relazione con sé stessi non significa essere malati e un ragazzo che si pone degli interrogativi è semplicemente un ragazzo vivo. Il problema è che non abbiamo più il linguaggio per raccontare questi temi. La poesia parla spudoratamente di vita, morte, tempo, dolore, mentre oggi se una persona dà segnali di inquietudine significa che qualcosa non va. Certo, se uno stato d'animo sofferente dilaga, sovrasta la nostra vita, allora bisogna curarlo, ma in caso ontrario è solo un sintomo di vitalità e di sensibilità.

Copertina del volume Tutto chiede salvezza

Forse di ipersensibilità ha imparato a gestire la sua?

Ho imparato a non gestirla, a prenderne quotidianamente i frutti positivi, sapendo bene che c'è anche il rovescio della medaglia. In linea di massima, l'idea che sia tutto controllabile non mi appartiene più. C'è una parte di me che continuo a governare a fatica ma c'è un'altra parte, con cui convivo bene e che condivido attraverso i miei libri e con la serie tv che sta per uscire.

Che ruolo ha la scrittura nel suo processo di emancipazione dal dolore?

Non ho mai scritto per me. Non ho mai pensato che la scrittura possa guarirmi né gliel'ho mai chiesto, ma è bello vedere che i miei romanzi sono apprezzati dai ragazzi e che il mio messaggio possa essere importante per qualcun altro. Scrivere è un modo per conoscersi ed è esaltante trovare tra le righe ciò che stavo cercando. È anche molto faticoso, ma è bello sapere che quella fatica diventa utile per qualcuno. La scrittura nasce come medium, come lingua, come strumento destinato agli altri.

Il 14 ottobre debutterà su Netflix la serie “Tutto chiede salvezza”. Che effetto le fa veder rappresentato sullo schermo il suo dramma personale?

Oggi che alcuni dolori sono completamente dimenticati e rimossi è stato più facile parlarne ma, come dicevo prima, il protagonista della serie è un'altra persona rispetto a me. E' un personaggio, che ripercorre un tratto della mia storia affidata alla reinterpretazione della scrittura.

Sia nel romanzo che nel film ci sono momenti di grande leggerezza e allegria. Come si riesce a trovarli nella tragedia?

L'ho già accennato. Credo che l'umorismo sia un contrappeso naturale, nel senso che l'essere umano per sopravvivere in certe circostanze deve necessariamente sviluppare un minimo di ironia, altrimenti viene schiacciato. Quindi, tornando al concetto della dimensione affettiva, in quei luoghi ho riso tanto come non ho più riso in vita mia, perché per una specie di legge di contrappasso quel dolore è stato controbilanciato da altri stati d'animo positivi. E' così che si tiene a galla l'essere umano.

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