ll Mediterraneo, bussola delle trasformazioni globali nel XXI secolo
In un’epoca segnata da una crescente frammentazione dell’ordine internazionale, il bacino del Mediterraneo smette di essere percepito come una periferia geografica per riaffermarsi come una cerniera strategica fondamentale. Il volume “Il Mediterraneo: laboratorio delle trasformazioni globali” (Cnr Edizioni), curato da Salvatore Capasso e Giovanni Canitano , offre una lente multidisciplinare per interpretare questo spazio non solo come teatro di crisi, ma come un vero e proprio laboratorio della geoeconomia mondiale
In un’epoca segnata da una crescente frammentazione dell’ordine internazionale, il bacino del Mediterraneo smette di essere percepito come una periferia geografica per riaffermarsi come una cerniera strategica fondamentale. Il volume “Il Mediterraneo: laboratorio delle trasformazioni globali” (Cnr Edizioni), curato da Salvatore Capasso e Giovanni Canitano, offre una lente multidisciplinare per interpretare questo spazio non solo come teatro di crisi, ma come un vero e proprio laboratorio della geoeconomia globale. Il cuore pulsante dell’opera è l’idea che il potere nel Mediterraneo si eserciti oggi meno attraverso il dominio militare tradizionale e sempre più attraverso il controllo di infrastrutture critiche: porti, oleodotti, corridoi digitali e flussi finanziari. La geoeconomia emerge come la "nuova grammatica" della regione, dove attori come il Marocco e la Turchia utilizzano la diplomazia economica e le reti logistiche per proiettare la propria influenza, mentre altri Paesi restano vincolati dalla dipendenza finanziaria.
Uno dei pilastri del volume riguarda la sicurezza energetica. Gli autori evidenziano una profonda asimmetria tra le due sponde: mentre l'Europa accelera verso la transizione verde, i Paesi della sponda sud rimangono fortemente ancorati ai combustibili fossili, pur possedendo un potenziale rinnovabile immenso. La transizione energetica viene descritta non solo come una sfida ambientale, ma come una partita multipolare in cui l'Unione Europea, la Cina (con la Belt and Road Initiative - Bri) e gli Stati Uniti competono per il controllo delle rotte e delle tecnologie. Il tema della connettività è esplorato attraverso il confronto tra modelli divergenti. Se da un lato la Bri cinese ha rimodellato la logistica regionale (si pensi al Pireo o al porto di Khalifa), dall'altro emerge l'Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor) come alternativa basata su una governance multilaterale e trasparente. I porti di Trieste, Haifa e Pireo diventano così i nodi strategici di una rete che mira a diversificare le catene del valore globali.
Il libro compie un'operazione culturale: decostruire la narrazione emergenziale delle migrazioni. I flussi migratori vengono analizzati come un elemento strutturale di interdipendenza che può trasformarsi in un motore di innovazione e "co-sviluppo". Attraverso il caso studio del partenariato Italia-Marocco, gli autori mostrano come le diaspore fungano da ponti economici e culturali, capaci di generare una “mobilità della mente” che arricchisce sia i Paesi d'origine che quelli di accoglienza.
Nonostante l’indubbio valore dell’approccio geoeconomico, l’analisi sembra talvolta sottostimare la persistente - e in certi casi necessaria - rilevanza della proiezione militare e della strumentalizzazione politica dei flussi migratori come leve di pressione geopolitica; la tendenza generale del testo è quella di privilegiare la cooperazione e l'interdipendenza infrastrutturale. Tuttavia, la realtà mediterranea contemporanea mostra come la forza militare resti un pilastro imprescindibile: la Turchia stessa, citata come esempio di dinamismo economico, fa un largo uso dell'intervento militare diretto (dalla Libia al Mediterraneo orientale) per sostenere le proprie ambizioni. Allo stesso modo, il tema migratorio non è solo una risorsa di co-sviluppo, ma viene spesso impiegato da governi della sponda sud come un'arma di pressione negoziale verso l'Europa. Un maggiore approfondimento su questi aspetti di "hard power" avrebbe forse bilanciato la visione talvolta troppo fiduciosa nella sola “grammatica del commercio”.
Un contributo originale riguarda l'analisi dell'invecchiamento attivo in relazione alla digitalizzazione nei Paesi Euromed 9. La ricerca rivela un paradosso: l'innovazione tecnologica non sempre migliora la qualità della vita degli anziani. In stati come la Grecia o la Croazia, uno “shock tecnologico” può addirittura peggiorare le condizioni di invecchiamento attivo se non è supportato da politiche inclusive che colmino il grey digital divide.
Il volume si conclude con una proposta politica forte: la costruzione di un Patto economico mediterraneo basato sulla stabilità macroeconomica condivisa, sulla convergenza demografica e sulla sicurezza energetica. Questo volume non è solo una raccolta di saggi accademici, ma una bussola operativa per i decisori pubblici. Ci ricorda che il futuro della regione dipenderà dalla capacità di trasformare le attuali vulnerabilità in opportunità di cooperazione istituzionale, a patto di non dimenticare che, in un mondo multipolare, la sicurezza e la forza restano variabili ancora tristemente determinanti.
Titolo: Il Mediterraneo: laboratorio delle trasformazioni globali
Categoria: Saggi
Autore: Salvatore Capasso, Giovanni Canitano
Editore: Cnr Edizioni
Pagine: 127