Specialistica

Dalle ex colonie italiane dati meteorologici di grande valore scientifico

Copertina del libro Il progetto dieci e lode
di Antonio Raschi

Il volume "Progetto dieci e lode" (Ronca editore), scritto da Marina Baldi dell’Istituto per la bioeconomia del Cnr, descrive l'importanza di recuperare dati meteorologici storici per comprendere i cambiamenti climatici, soprattutto nelle ex colonie italiane dove le serie sono incomplete. Il progetto “Dieci e lode”, finanziato dal Pnrr, ha digitalizzato oltre 40.000 pagine di osservazioni meteorologiche tratte da archivi italiani. Questa iniziativa ha riportato alla luce dati e lavori precedenti spesso dimenticati, valorizzando il contributo di figure storiche come Eredia e Fantoli. Il progetto evidenzia anche il legame tra meteorologia coloniale e contesto storico-politico dell’epoca. La collaborazione tra numerosi enti italiani ha prodotto un archivio prezioso e costituisce un punto di partenza per future cooperazioni internazionali

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L’emergere dei cambiamenti climatici come problema globale del nostro tempo ha portato alla ribalta la necessità di conoscere i pattern atmosferici del passato e, quindi, di disporre di serie meteorologiche storiche il più possibile complete e attendibili, e ha evidenziato come tali serie storiche siano carenti per ampie aree del Pianeta, in particolare per le ex colonie dei Paesi africani e per alcuni territori europei nei Balcani. Anche le reti di rilevamento meteo allestite dai colonizzatori erano state spesso abbandonate al momento dell’indipendenza, date le scarse risorse umane ed economiche disponibili e la presenza di problemi più cogenti per i Paesi di recente indipendenza. Quanto ai dati rilevati durante il periodo coloniale, fondamentali per la ricostruzione del clima degli ultimi due secoli, questi erano spesso considerati dispersi negli archivi, o forse perduti. Alla esigenza di recupero dei dati in questione, per quanto attiene alle ex colonie italiane, ha dato risposta il progetto “Dieci e lode – Dati climatici delle ex colonie italiane e loro digitalizzazione”, co-finanziato dal Ministero della cultura nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e con il supporto dell’agenzia per la meteorologia e climatologia ItaliaMeteo, di cui il volume in oggetto costituisce la relazione finale.

Il progetto si è posto l’obiettivo di costruire un esteso archivio digitale che raccogliesse quanti più dati possibile delle tante osservazioni che l’Italia ha fatto in passato in aree al di fuori del suo attuale territorio nazionale, ed è stato coordinato da Aisam (Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia), con il fondamentale supporto del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), del Servizio meteorologico dell’Aeronautica militare, del Consiglio nazionale delle ricerche, del Politecnico di Milano, dell’Università degli studi di Milano e dell’Università di Trento.

Il risultato immediatamente evidente è che i dati in questione non erano affatto perduti o dispersi: la ricerca negli archivi di numerose istituzioni ha consentito di effettuare la scansione di oltre 40.000 pagine di dati finora disponibili solo su supporto cartaceo, rendendoli accessibili alla comunità scientifica e a tutta la collettività, in particolare ai Paesi di origine, alcuni dei quali particolarmente vulnerabili al riscaldamento globale. Allo stesso tempo, la scansione di numerosi libri relativi alle elaborazione dei dati di alcune aree delle ex colonie ha riportato in luce il lavoro già svolto in passato e mai compiutamente valorizzato, e ha posto in evidenza lo sforzo di quanti, nel passato coloniale, realizzarono le reti meteorologiche e ne curarono la gestione, primi fra tutti Filippo Eredia e Amilcare Fantoli, precursori spesso ignoti anche a chi lavora nel settore, la cui meticolosa dedizione è pareggiata dalla cura con cui i collaboratori del progetto hanno recuperato ogni frammento di osservazioni disponibile.

Ovviamente, lo studio delle reti meteo e il recupero dei dati non può essere disgiunto da considerazioni sul passato coloniale italiano, e un interessante excursus, nel primo capitolo del volume, ne delinea la storia, permettendo di inquadrare i dati nel periodo storico in cui furono rilevati; e il fatto che i dati stessi si trovino negli archivi italiani e fossero in gran parte ignoti ai Paesi di origine ci dice qualcosa sullo spirito colonialista che ispirò l’organizzazione dei servizi meteo.

La fattiva e stretta collaborazione dei tanti Enti afferenti al progetto appare di per sé come un fatto positivo. Le fonti principali per i dati e le pubblicazioni sono state infatti l’Archivio meteorologico nazionale del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), la Biblioteca storica centrale della Meteorologia italiana, sempre gestita dal Crea, ma anche alcune biblioteche universitarie, e gli archivi del Servizio meteorologico dell’Aeronautica militare.

Infine, nell’ambito del progetto un giusto rilievo è stato dato alla comunicazione e alla presentazione dei risultati nelle sedi internazionali, e il volume lo riporta in modo esaustivo. Il lavoro svolto rappresenta infatti un punto di partenza per stabilire legami e iniziare collaborazioni con agenzie internazionali e progetti volti allo stesso scopo. Il progetto Dieci e lode resta, comunque, un esempio di fruttuosa collaborazione fra enti diversi, che, oltre a rendere disponibile un patrimonio di dati di assoluto rilievo, potrebbe suscitare un dibattito più approfondito su alcune pagine ignorate della nostra storia. 

Titolo: Progetto dieci e Lode
Categoria: Saggi
Autore: Marina Baldi
Editore: Ronca
Pagine: 101
Prezzo: 15.00

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