Curiosità: Tubi

La rivoluzione del catodico

Uomo che tiene sulle spalle una vecchia TV_AI generated
di Alessia Cosseddu

Il televisore esiste da molto tempo, ma la sua tecnologia si è trasformata dagli inizi ad oggi. Tutto parte dalla seconda metà dell’Ottocento con la scoperta dell’elettrone e del tubo a raggi catodici. Chissà se gli scienziati di allora immaginavano che le loro scoperte avrebbero cambiato per sempre il nostro modo di “guardare le cose” e che un secolo dopo avrebbero permesso a milioni di spettatori, in tutto il mondo, di assistere dai loro salotti, allo sbarco sulla Luna

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I meno giovani ricorderanno i televisori che fino agli anni Novanta occupavano molto spazio nelle nostre case: pesantissimi e ingombranti, niente a che fare con le moderne, ultra sottili e leggerissime smart tv. Ma come è nato il televisore e come si è trasformata la sua tecnologia dagli inizi ad oggi? Tutto cominciò in un laboratorio della seconda metà dell’Ottocento, quando alcuni fisici notarono che, facendo passare corrente tra il catodo e l’anodo di un tubo a vuoto, partiva un misterioso fascio che faceva brillare di verde le pareti. Lo chiamarono raggio catodico. Nel 1897 il fisico inglese Joseph John Thomson, Nobel per la fisica nel 1906, scoprì che quei raggi erano formati da minuscole particelle cariche negativamente: gli elettroni. Era nata una nuova frontiera della fisica, ma anche la base di una rivoluzione tecnologica.

Negli anni successivi, gli scienziati capirono che questi raggi potevano essere controllati e diretti con campi magnetici. Quando colpivano una superficie fluorescente, producevano un punto luminoso. In pratica, era come se si potesse disegnare con un pennello invisibile fatto di elettroni. Da questa osservazione nacque il tubo catodico, o tubo a raggi catodici (Cathode ray tube, Crt), un grande bulbo di vetro in grado di trasformare segnali elettrici in immagini.

Joseph John Thomsoson

Joseph John Thomsoson

Negli anni Trenta comparvero i primi televisori a tubo catodico. All’interno di questi apparecchi, un "cannone elettronico" generava un fascio di elettroni che, opportunamente orientato e modulato tramite campi magnetici, veniva indirizzato verso lo schermo. La superficie interna dello schermo era ricoperta da materiali fosforici (fosfori) capaci di emettere luce quando venivano colpiti dagli elettroni. Il fascio scansionava lo schermo in modo sistematico e le immagini apparivano così, punto dopo punto, linea dopo linea.

I televisori a tubo catodico erano enormi e pesanti, spesso soprannominati “scatoloni”. Avevano una risoluzione limitata e consumavano molta energia. Ma la magia era irresistibile: per la prima volta, il mondo entrava nel salotto di casa. Si arriva così al 1969, quando la televisione diffonde in tutto il mondo le immagini dello sbarco sulla Luna, un evento di portata storica, che provoca, di fatto, il boom della televisione. Per l’Italia, dagli studi Rai di Roma, Tito Stagno commentò l'impresa spaziale in collegamento con Ruggero Orlando da New York.

Papa Paolo VI segue in tv lo sbarco sulla Luna, 1969

Papa Paolo VI segue in tv lo sbarco sulla Luna, 1969

Negli anni Sessanta arrivò anche il colore. Tre cannoni elettronici, uno per il rosso, uno per il verde e uno per il blu, lavoravano insieme per creare tutte le sfumature visibili. Il limite, però, restava lo stesso: per aumentare la dimensione dello schermo bisognava allungare il tubo, rendendo i televisori sempre più ingombranti.

Dietro quella magia c’era un processo tecnico complesso e affascinante. Tutto iniziava con la cattura delle immagini: le telecamere trasformavano la luce riflessa dagli oggetti in segnali elettrici grazie a sensori fotoelettrici; la scena veniva scomposta in punti e linee, trasformata in una sequenza di impulsi che rappresentavano l’intensità luminosa di ogni parte; il segnale video veniva poi codificato secondo lo standard del Paese - Pal, Ntsc, Secam - e trasmesso via onde radio, cavo o satellite insieme all’audio. Attraversava distanze enormi in una frazione di secondo, per poi essere ricevuto dalle antenne domestiche; qui il televisore lo demodulava, separando video e suono, e lo inviava al tubo catodico.

Il segnale guidava il fascio di elettroni che scansionava lo schermo punto per punto, accendendo i fosfori con l’intensità giusta. In quell’istante, la luce catturata da una telecamera lontana tornava a essere luce visibile davanti agli occhi dello spettatore. In pochi millesimi di secondo, immagini e suoni viaggiavano da un luogo all’altro, unendo persone e storie attraverso l’aria.

A partire dagli anni Novanta, i vecchi tubi catodici cedettero il passo ai display piatti: prima al plasma, poi ai cristalli liquidi (Lcd) e ai Led. Le immagini divennero più nitide, i colori più brillanti e gli schermi sottili come quadri. Oggi la tecnologia Oled e Qd-Oled offre neri profondi, colori spettacolari e consumi ridotti. Le moderne Smart Tv, connesse a internet e capaci di riconoscere la voce, sono diventate veri e propri centri multimediali.

Dai bagliori verdi dei primi raggi catodici agli schermi ultrapiatti di oggi, la storia del televisore racconta l’ingegno umano: la capacità di trasformare un fascio di elettroni in una finestra sul mondo, capace di portare ovunque immagini, emozioni e conoscenza.

Fonti: wikipedia, High school chemistry