Faccia a faccia

Gli atleti sono l'oro

sport
di Marina Landolfi

Presidente del Coni dal febbraio 2013, Giovanni Malagò ambisce a rinnovare il Comitato olimpico nazionale italiano. Tra i suoi obiettivi, accrescere il dialogo tra il mondo dello sport e quello della scuola. Lo scorso aprile ha firmato inoltre un accordo con il Cnr per sviluppare attività di ricerca e di consulenza tecnico-scientifica finalizzate a valorizzare l’aspetto tecnologico applicato alle singole discipline

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Giovanni Malagò, 55 anni, romano, laurea in Economia e commercio, imprenditore, papà di Vittoria e Ludovica, è il presidente del Coni. Sin da giovane ha praticato diversi sport e come giocatore di calcio a cinque conta tre scudetti con la Roma RCB e quattro Coppe Italia, di cui due con l’Aniene. La sua attività di dirigente sportivo inizia nel 1997 come presidente del Circolo canottieri Aniene; nel 2000 è nella giunta esecutiva del Coni, dove nel 2005 si occupa del Campionato europeo di pallavolo e nel 2009 del Campionato mondiale di nuoto. Nel 2002 riceve la Stella d’oro al merito sportivo. Si è occupato anche di spettacolo, come membro del consiglio di amministrazione dell'Auditorium Parco della musica di Roma, e di sociale, come membro onorario dell'Ail. ­­

Da pochi giorni si è celebrato il centenario del Coni, cosa ha provato?

“Un’emozione speciale. È stato un privilegio, un grande onore e un grande onere essere presidente nel giorno del centenario: devo ringraziare i miei predecessori, su tutti Giulio Onesti, che ha rilanciato l’Ente in un momento storico particolare del Paese. Il Coni è nato nel 1914 come la bandiera olimpica: è un segno del destino per un futuro che colleghi sempre più l’Italia ai cinque cerchi.

Alberto Tomba e Sara Simeoni sono stati eletti 'Atleti del centenario’ e premiati  dal presidente Giorgio Napolitano. Quali altri campioni italiani avrebbe insignito?

Il giorno della cerimonia, guardando le circa 130 medaglie d’oro presenti, ho provato un senso di profonda ammirazione e grande rispetto. Avrei premiato ognuno di loro per il messaggio trasmesso attraverso le loro vittorie. Gli atleti sono l’oro d’Italia, portabandiera dell’eccellenza del Paese nel mondo.

Coni

Quanto ha portato della sua esperienza di imprenditore nell’incarico di presidente?

Ho cercato di portare entusiasmo, idee, energie e cerco di affrontare i problemi con coraggio, per fare sempre meglio. Per rimanere al vertice bisogna essere sempre aperti al mondo, fare tesoro delle esperienze, essere curiosi, saper ascoltare e coltivare interesse per le altre realtà, rinunciando a una visione acritica e autoreferenziale.

Al momento della sua elezione è stato salutato come il 'rottamatore’. Da dove ha iniziato?

Dall’innovazione, sviluppando un processo di modernizzazione per trasformare e favorire l’evoluzione del Coni, perseguendo con determinazione gli obiettivi contenuti nel programma che mi ha portato alla Presidenza e che ha ottenuto tanto entusiasmo dalla base e dal territorio. La strada è lunga e si deve lavorare molto, ma sono arrivati segnali importanti come la riforma della giustizia sportiva, l’approvazione della legge sull’impiantistica e il rinnovo dell’impegno con il Miur, per un dialogo costante tra il mondo dello sport e quello della scuola.

Coni e Cnr hanno stipulato un accordo per migliorare le prestazioni degli atleti con risorse e competenze tecnico-scientifiche, anche in vista delle Olimpiadi 2016. Quale risultati attendete?

Il Cnr è una delle eccellenze del Paese. Sappiamo quanto sia importante applicare la tecnologia alle prestazioni agonistiche degli atleti, anche perché la competitività si fa sempre più selettiva. È una collaborazione che, anche in fase di sperimentazione e di preparazione all’evento, può considerarsi un valore aggiunto.

Qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie?

Sono aperto a ogni tipo di innovazione. Credo che la tecnologia rappresenti un’opportunità da cogliere per migliorarci, senza smarrire la nostra identità. Bisogna sapersi adeguare, per non rimanere cristallizzati nel proprio ambito.

Cosa può dire agli studenti che non hanno spazi dove fare sport?

C’è molto da cambiare e, anche se noi siamo fuori dalla gestione sportiva scolastica, siamo disponibili a collaborare. Tutto il Paese è penalizzato dall'insufficienza di attrezzature e iniziative per l’attività motoria nelle scuole. Servono quattro miliardi di euro per sistemare le palestre e le altre infrastrutture sportive nei plessi scolastici. È difficile invertire queste dinamiche gestionali, ma se il 40% di sedentarietà riscontrata fra i ragazzi tra gli 11 e i 15 anni venisse ridotto di due-tre punti, già nel giro di qualche anno, potremo competere con gli altri paesi occidentali.

Non ritiene che il calcio abbia un predominio eccessivo nel panorama sportivo italiano?

Il nostro è un Paese troppo calcio-centrico e questo ha inevitabilmente creato una sottocultura che non aiuta le altre discipline sportive. Bisogna coinvolgere le varie realtà in un circolo virtuoso, per far crescere l’immagine complessiva del nostro sport e i valori dei quali esso è portatore, anche come punto di riferimento per tutta la società.

Un sogno che vorrebbe vedere realizzato?

Vorrei che si diffondesse una nuova cultura sportiva a partire dall’abbattimento di due record negativi che purtroppo deteniamo: i ragazzi tra gli 11 e i 15 anni che smettono di fare attività sportiva e il secondo concerne l’alto tasso di obesità diffuso tra gli under 18, che condividiamo con gli Stati Uniti.

Con quali valori ha cresciuto le sue figlie?

Alle mie figlie ho sempre insegnato il rispetto dei diritti e dei doveri, ad apprezzare le cose belle e ad accettare quelle meno gratificanti. Siamo legati da un amore incondizionato che ci ha fatto condividere tutti i momenti più importanti delle nostre vite. Ho cercato di essere un padre attento alle loro esigenze e un punto di riferimento per la loro crescita.

Lei e il mondo femminile: che qualità apprezza di più nelle donne?

Ne apprezzo il modo di vivere la vita, l’appassionata dedizione e la sensibilità con le quali vivono le situazioni in cui credono. Cerco di entrare con rispetto nel loro universo, per superare anche le inevitabili incomprensioni.

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