The Modern Prometheus
“Frankenstein” è la rivisitazione moderna dell'archetipo dell'artefice, che il progresso ottocentesco rivitalizza tra speranze e timori. Lo scienziato creatore è un assertore del galvanismo. La fama e l'influsso dell'opera di Mary W. Shelley - ora riedita da Fanucci - sono stati enormi. A confermarlo il surreale “Avventure” di Luigi Malerba, ripubblicato dall'editore Italo Svevo, in cui Don Abbondio incontra “un uomo dal volto orribile”…
Che ragione c'è, ancora, per rieditare e rileggere (o leggere per la prima volta, poiché come tutti i classici è più citato che realmente conosciuto) il “Frankenstein or the Modern Prometheus” di Mary W. Shelley? Ce ne sono molte. Partiamo da quelle più specifiche, che già il sottotitolo del romanzo evidenziano: Frankenstein è il “Moderno Prometeo”, quindi la rivisitazione moderna e positivista di un archetipo mitologico antico come la nostra cultura, quello del demiurgo, dell'artefice, dell'uomo creatore del proprio destino, che il progresso tecnico-scientifico ottocentesco stanno rivitalizzando nelle sue speranze e nei suoi timori. Lo scienziato Victor Frankenstein è un convinto assertore del galvanismo e realizza la sua creatura assemblando pezzi di cadavere raccolti nei sepolcri e nei mattatoi.
Sul piano narrativo, quest'opera è poi imprescindibile per tutta la successiva letteratura fantascientifica e distopica, gotica, orrorifica e di genere. Inoltre, l'aneddotica della sua creazione è già essa stessa un racconto avvincente: com'è noto l'idea nasce in una notte del 1816 a Ginevra, durante un temporale, nell'ambito di una gara indetta da Lord Byron agli astanti, i coniugi Mary e Percy Shelley e il medico John William Polidori, che parteciperà con “Il Vampiro”. Un consesso di statura tale da far tremare le vene ai polsi, per usare una figurazione in tema. Alla prima uscita anonima seguirà poi un'intricata vicenda editoriale e autorale. Infine, l'autrice è una donna, la moglie di un celeberrimo poeta romantico, e questo rende Frankenstein anche una pietra miliare del riconoscimento di genere, della pari dignità culturale femminile.
Rispetto ad altre edizioni disponibili anche a minor prezzo, quella ora pubblicata da Fanucci si distingue per l'economicità e la precisione filologica, includendo – oltre alla postfazione di Oriana Palusci – la prefazione all'opera del 1818, l'introduzione dell'autrice all'edizione del 1831 e una recensione inedita di Percy Shelley. Significativi già il titolo della postfazione, “Qualcosa che neanche Dante avrebbe potuto concepire: Mary, Margaret e la creatura”, la dedica “A William Godwin, autore di Giustizia politica, Caleb Williams, ecc. questo volume è rispettosamente dedicato dall'autore” e la citazione in esergo dal “Paradiso perduto” di Milton: “Ti ho forse chiesto io, creatore, di farmi uomo dall'argilla? Ti ho forse chiesto io di trarmi fuori dall'oscurità?”.
La fama e l'influsso di “Frankenstein” nella storia della letteratura e nell'immaginario collettivo sono stati enormi. Questo “conte philosophique” punta su congegni narrativi a scatole cinesi e su una trama semplice ma non banale né brutale, per lo meno non nel senso che l'iconografia ci ha spesso rappresentato, da Karloff in poi: la creatura è un essere sensibile, che soffre della condanna che l'umanità intera decreta contro di lui per il suo aspetto (viene alla mente “The Elephant Man”). È solo quando il “mostro” rivolge un disperato e inutile appello al suo creatore, al responsabile della sua infelicità, che seminerà rabbiosamente e vendicativamente morte e distruzione.
A conferma dell'impressivo effetto dell'opera di Mary W. Shelley citiamo un delizioso libriccino in cui, dopo avere i bravi che lo minacciano per quel matrimonio tra Renzo e Lucia che “non s'ha da fare”, Don Abbondio incontra “un uomo dal volto orribile che sembra cucito con lo spago, dello stesso colore della terra” e che si chiama Frankenstein, per l'appunto. Il surreale faccia a faccia fa parte delle cinque coppie “Avventure” di Luigi Malerba che l'editore Italo Svevo ha ripubblicato nella Piccola biblioteca di letteratura inutile. Celebri personaggi letterari si incontrano e danno vita a storie impossibili che ricordano un altro esilarante pastiche purtroppo dimenticato, “Il romanzo dei romanzi” di Vittorio Metz.
Gli altri abbinamenti sono quelli tra Sancho Panza e Anna Karenina, Bertoldo e Turandot, l'Innominato e l'Uomo Invisibile, gli Otello di Shakespeare e Verdi per il quale si rimanda anche alla splendida pièce degli Oblivion, “Othello, l'h è muta”. Nel suo bricolage letterario Malerba pone i due elementi della coppia quali facce di una stessa medaglia, quella dell'infelicità che in introduzione l'autore definisce così: “La infelicità altrui dà piacere, qualche volta procura perfino qualche frammento di felicità indotta o di qualcosa che alla felicità assomiglia”. Fosse pure un semplice sorriso.
titolo: Frankenstein
categoria: Narrativa
autore/i: Shelley Mary W.
editore: Fanucci
pagine: 323
prezzo: € 10.00
titolo: Avventure
categoria: Narrativa
autore/i: Malerba Luigi
editore: Italo Svevo
pagine: 106
prezzo: € 15.00