Narrativa

Mostruosa solitudine

Il mio nome è Mostro
di Manuela Discenza

Nello scenario spettrale e distopico di un pianeta post-apocalittico, una giovane donna si ritrova a vagare tra la Scozia e l'Inghilterra, convinta di essere l'unico essere umano ancora vivo dopo la guerra e la malattia che hanno spazzato via da città e villaggi le tracce di una vita passata. Ma una vita senza gli altri, anche se protegge la nostra sopravvivenza, che senso ha?

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“Il mio nome è Mostro” è il romanzo di esordio della scrittrice britannica Katie Hale, insignita nel 2019 della MacDowell Fellowship. L'autrice conduce il lettore lungo un viaggio nella psiche di una donna sopravvissuta, che fin da bambina aveva scelto l'isolamento dagli altri e forse proprio per questo riesce a resistere. Eppure le difficoltà non mancano e la stessa protagonista si muove con timore e reverenza in luoghi oramai di nessuno, villaggi e città, alla ricerca di acqua e cibo. La storia ne segue i pensieri, che affiorano sottoforma di ricordi evocati dai posti e dagli oggetti in cui si imbatte: “Cerco di non guardare troppo, di smontare queste case nella mente allo stesso modo in cui smonterei una macchina nei suoi componenti, in modo da vedere ogni edificio solo come una riserva potenziale di cibo (…) Per favore niente cadaveri. Per favore niente morte. Stanotte debbo concentrarmi soltanto sulla vita. Sull'essere viva”.

Mostro ci costringe a chiederci cosa significherebbe sopravvivere agli altri e condurre un'esistenza nella più completa solitudine, che senso abbia la possibilità di appropriarsi di qualunque cosa ci circondi, di andare in qualunque direzione, se non possiamo più condividerla con nessuno. Domande che affiorano e martellano a intervalli regolari nella mente di Mostro, fino a quando nel romanzo si apre un orizzonte nuovo: un luogo ospitale, una fattoria dove ricostruire una vita almeno in parte normale, nonostante continui a mancare il senso ultimo di una vita che sembra priva di futuro: “Poi mi ricordo che non ci sono più donne, comunque, e neppure uomini, quindi che importanza ha? Cosa importa tutto questo? Arrivata a questo punto smetto di interrogarmi”.

Sulla scia di questi pensieri la protagonista, durante un giro esplorativo nella città vicina alla fattoria, si imbatte in un fagottino pelle e ossa, una ragazzina sopravvissuta come lei. La donna inizierà a farle da madre e le darà il suo stesso nome: “Ho deciso di chiamarla Mostro. Voglio che lei sopravviva, così il mio nome sopravvivrà con lei. È il talismano che ho portato con me, che si è fatto largo a gomitate tra le bottiglie d'acqua e i calzini e gli avanzi di cibo, dando prova della sua utilità, tenendomi lontana e mantenendomi in vita. Sarà un talismano per entrambe adesso. La ragazza imparerà a resistere”.

Così la Hale ci guida attraverso la nuova vita della protagonista e della ragazzina che ha adottato, mettendoci di fronte a nuovi interrogativi: la vera sfida è sopravvivere agli altri, oppure confrontarsi con l'altro, quale è il confine tra la distanza che ci dà sicurezza e protegge dalla malattia e quella che, invece, non ci permette più di essere umani? Le due donne dovranno imparare da capo cosa significhi comunicare e vivere insieme. E il lettore stesso impara a farsi domande che, in tempi di pandemia, appaiono meno irreali.

 

titolo: Il mio nome è Mostro
categoria: Narrativa
autore/i: Hale Katie
editore: Liberilibri
pagine: 350
prezzo: € 17.00