Focus: Dante Alighieri

La Scienza politica

dante
di Alessandro Frandi

Lo statuto epistemologico e la dimensione della scientificità della politica si qualifica come un problema ricorrente sin dalle origini della disciplina. La natura stessa della sperimentazione si confronta con la specificità metodologica, un excursus complesso. Difficile trasformare gli interessi personali in obiettivi coerenti e definibili, come già lamentava il Sommo Poeta

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Di che cosa si occupa la scienza politica? La domanda non ha una risposta semplice. “La dimensione della scientificità della politica si qualifica come un problema ricorrente sin dalle origini di questa disciplina. Max Weber rivendicava la sfera di autonomia della politica rispetto ad altri ambiti del sociale”, sostiene Maria Cristina Antonucci, ricercatrice dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Il progressivo distacco dall'analisi del potere e della centralità dello Stato, insieme con l'affermarsi del comportamentismo, sono valsi, nel contesto statunitense degli anni Cinquanta, la rivendicazione di una nuova autonomia della scienza politica rispetto alle discipline storiche, la ricerca di uno statuto metodologico ed epistemologico separato e originale, la base per la rifondazione di questa disciplina sulla scorta di un carattere anti-ideologico e improntato a una ricerca volta all'osservazione dei fenomeni politici”.

Il Canto VI del Purgatorio si apre con una cornice di sangue: Dante espone il collasso politico e sociale dell'Italia. La Toscana è tacciata come luogo di violenza, nelle cui corti si annidano semi di odio e di invidia. Il Sommo Poeta rivolgendosi alla sua città natia Firenze, sviscera i mali che la attanagliano, come la mancanza di giustizia sociale. Successivamente paragona l'Italia a una schiava nei celeberrimi versi 76-78: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello...”. Una serie di critiche pungenti, innanzitutto nei confronti della popolazione italiana, spinta a farsi la guerra e quindi causa della mancata stabilità all'interno della penisola, in secondo luogo verso la Chiesa, volta a ottenere il potere temporale senza avere i mezzi per esercitarlo. Infine, la critica rivolta ad Alberto I d'Asburgo, reo di aver lasciato l'Italia priva di un imperatore “auriga” che indirizzi la nazione.

La politica è azione. Il problema relativo all'attività politica concreta e all'agire politico risiede nell'eterno perseguimento del soddisfacimento degli interessi personali da parte degli esseri umani. Non tutti possiedono l'abitudine a definire scientificamente gli strumenti necessari a raggiungere in modo coerente obiettivi definibili. Conferma Antonucci: “L'analisi scientifica dei fenomeni politici si basa sulla raccolta di dati empirici, in particolare relativi ai comportamenti elettorali, o sulla produzione di modelli, come nell'analisi delle politiche pubbliche, in particolare nell'analisi di impatto e nella valutazione ex-post di provvedimenti di policy, realizzati e valutati sulla scorta della capacità di porre rimedio di natura politica a specifici fenomeni; infatti lo statuto epistemologico della disciplina si fonda, a partire dagli anni 1950-'60 sui seguenti assunti di fondo: la definizione di un proprio oggetto di analisi, la politicità delle relazioni poste in essere all'interno di un sistema, che esula dalla storia politica; la costruzione di un sapere utile, in grado di produrre impatto sul sistema decisionale pubblico”.

Su quali assunti poggia la disciplina della scienza politica? Come si è evoluto il suo “statuto epistemologico”? “L'introduzione di una metodologia scientifica improntata all'empirismo, per cui ogni analisi deve essere suffragata da dati, indicatori, strumenti e metodi adeguati, coerenti, condivisi dalla comunità scientifica e replicabili per l'analisi di fenomeni specifici della disciplina, è stata fondamentale”, spiega Antonucci, che conclude: “La qualità di ricerca su base osservativa della scienza politica appare affiancata, a partire dagli anni 2000, da una dimensione improntata alla ricerca sperimentale”.

Ovviamente, la natura della sperimentazione nella scienza politica si confronta con la sua specificità metodologica. “È davvero difficile realizzare esperimenti unbiased (non condizionati, imparziali) su un universo di riferimento in cui l'atto stesso dell'osservazione del ricercatore produce conseguenze e su cui variabili molteplici derivanti dal sistema delle istituzioni e della politica possono intervenire sulla sperimentazione senza che vi sia il controllo di chi compie la ricerca”.

Fonte: Maria Cristina Antonucci, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma , email mariacristina.antonucci@cnr.it