Saggi: Dante Alighieri

Capolavori ritrovati

copertina
di Sandra Fiore

"Munda-Museo nazionale d'Abruzzo" illustra la nascita della collezione custodita nella struttura e gli interventi di restauro e conservazione occorsi per salvare opere e monumenti, dopo i danni prodotti dal sisma del 2009. Corredato di un ricco apparato iconografico, bibliografico e documentale, il volume mostra i principali capolavori identitari della regione, alternando ricordi drammatici al racconto dello sforzo ancora in atto

Pubblicato il

Da Boccaccio a Primo Levi ai viaggiatori del Grand Tour, l'Abruzzo è stato definito terra di frontiera, stretta tra le vette, selvaggia e inaccessibile. “Montagne che non è possibile ignorare, monumentali e libere…: il Gran Sasso e la Majella sono le nostre basiliche”, scrisse Ennio Flaiano a Pasquale Scarpitti, giornalista e letterato abruzzese, parlando della sua terra natale. L'immagine letteraria di una regione chiusa su se stessa, che ancora alimenta l'immaginario collettivo, sfuma però dinanzi all'inestimabile patrimonio culturale venuto prepotentemente alla ribalta nel drammatico evento del terremoto che ha sconvolto l'Aquila e il suo territorio. Tale ricchezza, infatti, è una chiara testimonianza della vivida circolazione di maestranze artistiche che, nel corso dei secoli, sono giunte in questo territorio richiamate dalla presenza monastica benedettina, cistercense, francescana, dalla devozione privata della borghesia armentizia e dalle istituzioni ecclesiastiche.

Le immagini delle innumerevoli opere d'arte estratte dalle macerie, di chiese squarciate e palazzi storici pericolanti sono rimbalzate sui media nazionali e internazionali, facendo conoscere una realtà straordinaria, ma ancora poco nota, come spesso accade per i luoghi lontani dai principali circuiti turistici di massa.

Il volume Munda - Museo nazionale d'Abruzzo, (D'Abruzzo edizioni Menabò) a cura di Lucia Arbace, già direttore regionale dei Musei Abruzzo, e Mauro Congeduti, direttore dell'Istituzione con sede nel capoluogo, ha l'intento di mettere in luce la preziosa collezione museale aquilana quale testimonianza di vitalità della cultura abruzzese, riscoperta attraverso la grande lente del restauro, della messa in sicurezza, dell'analisi critica dei manufatti all'indomani del sisma.

La pubblicazione, che ha la presentazione del ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, racconta fin dalle prime pagine l'opera immane di ricostruzione della città e del suo cratere. Tra i monumenti simbolo, che ancora attendono la riapertura, c'è la Fortezza spagnola cinquecentesca, storica sede museale e, come racconta Congeduti “una delle realizzazioni più grandiose e meglio conservate dell'architettura militare moderna sul suolo italiano". Nel descrivere in tono diaristico le ferite inferte dal sisma sulla città, in particolare al fortilizio, lo storico dell'arte passa a illustrare con una ricchissima documentazione la genesi della collezione lì conservata. E spiega:  se “alcuni dei principali musei italiani, per esempio la Galleria degli Uffizi o il Museo di Capodimonte, traggono origine da collezioni d'arte dinastiche, costituitesi in regge o palazzi ducali… le radici del Munda affondano in due precedenti raccolte, entrambe destinate alla fruizione pubblica, l'una di proprietà comunale e l'altra di proprietà ecclesiastica”.

Inaugurato nel 1951 e colpito dalle scosse sismiche nel 2009, nel 2015 ha trovato nuovi spazi nell'ex mattatoio nel Borgo Rivera, uno dei nuclei fondanti della città, in prossimità della famosa Fontana delle 99 cannelle. La struttura, esempio di encomiabile recupero di archeologia industriale, ospita oltre duecento opere, che permettono di cogliere lo sviluppo dell'arte abruzzese dall'epoca dei popoli italici fino al Seicento: dal coperchio a forma di serpente appartenuto a un'urna cineraria riferibile al popolo dei Marsi all'insieme di pitture e sculture lignee medievali raffiguranti le Madonne in trono con bambino, che per quantità ed epoca costituiscono un unicum nel panorama italiano. Il prezioso Trittico di Beffi e la produzione di Saturnino Gatti ci trasportano verso il Rinascimento, per toccare in ultimo il Seicento con tele di grande impatto emotivo, tra le quali “La Maddalena in meditazione” di Jusepe de Ribera e “Il martirio di San Bartolomeo” di Mattia Preti.

Nei capitoli ampiamente illustrati anche grazie alle immagini di elevata qualità, c'è sempre un richiamo ai contesti monumentali di provenienza dei manufatti e alla storia di questa parte della regione. Infatti, come ebbe a dire, con moderna lungimiranza, il soprintendente Umberto Chierici qualche mese prima dell'apertura del museo, negli anni Cinquanta, il Munda non bisogna “considerarlo come un punto d'arrivo o come fase conclusiva di un'opera, ma va riguardato come punto di partenza, come mezzo di divulgazione per le molte opere d'arte da molti sconosciute nel nostro territorio”.

Argomenti