Tra mondi virtuali e connessioni reali
Il 23 ottobre inizia il Festival della Scienza di Genova - di cui il Consiglio nazionale delle ricerche è partner - e sarà dedicato agli intrecci. Abbiamo voluto quindi declinare questa parola in diversi modi all'interno del focus dell’Almanacco per provare a fare luce sui suoi diversi significati
Intrecci è una parola piena di significati, che può anche rappresentare la complessità del nostro tempo: un’epoca in cui tutto sembra connesso - reti digitali, economie globali, scienze interdisciplinari - ma in cui, allo stesso tempo, si fa strada l’esigenza di riscoprire legami più profondi ed umani. Viviamo in un mondo iperconnesso, dove i confini tra Paesi, discipline e culture si dissolvono nella velocità delle informazioni e delle relazioni. Le tensioni geopolitiche che attraversano l’Europa e il Medio Oriente, le interdipendenze energetiche e alimentari, le sfide climatiche e la crescente influenza della tecnologia sull’organizzazione sociale ci mostrano quanto gli intrecci economici, ambientali e scientifici facciano parte, da molto tempo, delle nostre vite. Ogni evento, in qualunque punto del Pianeta, produce conseguenze altrove: la crisi idrica di una regione può incidere sulla produzione alimentare mondiale, un algoritmo sviluppato in un laboratorio può influenzare milioni di vite, una scoperta biologica può cambiare il modo in cui curiamo o comunichiamo.
In questo scenario, la scienza è tra le più grandi realtà di intrecci esistenti. È una rete viva, che connette laboratori, dati, competenze e persone, unendo sapere teorico e applicazioni pratiche, tecnologia e scienze umane, rigore e creatività.
Ma le connessioni digitali, per quanto sofisticate, non bastano da sole a costruire società più solidali ed efficienti. Occorre che all’interconnessione virtuale si affianchi un intreccio reale e umano, basato su collaborazione, rispetto e responsabilità condivisa.
Una sfida del nostro tempo è probabilmente quella di saper collegare in modo empatico: scienza e società, natura e cultura e non essere solo connessi digitalmente. Il rischio è abituarsi a immagini e linguaggi che ci lasciano distanti, insoddisfatti e forse anche un po’ più soli.
Questo numero dell’Almanacco prova a raccontare alcuni casi di intrecci, nei molteplici sensi della parola.
Nel Focus, Erika Donà dell’Istituto di neuroscienze spiega come lo studio del cervello umano abbia ispirato lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, mentre Vito Trianni dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione illustra come questa tecnologia possa oggi supportare e migliorare la diagnosi medica, rappresentando un intreccio virtuoso tra biologia, informatica e salute pubblica.
Sempre dedicato al cervello è l’articolo di Stefano Farioli Vecchioli dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare, che racconta il ruolo dei neurotrasmettitori nel nostro benessere mentale e spiega come lo stile di vita possa influenzarne l’equilibrio.
Delle reti sociali e del loro funzionamento si occupa Stefano Boccaletti dell’Istituto dei sistemi complessi, mentre Gianluca Corno dell’Istituto di ricerca sulle acque esplora le interazioni negli ecosistemi naturali, dove ogni specie è legata all’altra in un equilibrio dinamico.
A spiegare le interconnessioni tra i nodi di un sistema è Guido Caldarelli, direttore dello stesso istituto, che mostra come i modelli di rete possano aiutare a comprendere fenomeni economici, ambientali e sociali.
Francesco Sergi dell’Istituto di tecnologie avanzate per l’energia “Nicola Giordano” presenta le smart grid, reti intelligenti che ottimizzano la distribuzione dell’energia elettrica; Massimiliano Pasqui dell’Istituto per la bioeconomia e Antonio Zinilli dell’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile illustrano invece come la scienza delle reti possa essere applicata per studiare la propagazione della siccità nel bacino del Po, fornendo strumenti innovativi per affrontare le emergenze climatiche.
Ad allargare lo sguardo al dialogo tra scienze umane e scienze dure contribuiscono Cristiano Riminesi, Eva Pietroni e Bruno Fanini dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale, che mostrano come tecnologia, arte e archeologia digitale possano intrecciarsi per conservare e raccontare la memoria dei luoghi e delle civiltà. Lucia Francalanci dell’Istituto Opera del vocabolario italiano analizza invece l’evoluzione del linguaggio e le sue connessioni con la cultura, la tecnologia e i mutamenti sociali, ricordandoci che anche le parole sono reti in continua trasformazione.
In un mondo in cui la complessità cresce e i legami si moltiplicano, studiare gli intrecci visibili e invisibili che attraversano la realtà è una condizione necessaria per provare a dare una spiegazione a quello che ci circonda. È anche necessario quindi continuare a coltivare e preservare una scienza capace di connettere, di comprendere e di costruire ponti, non solo tra dati e tecnologie, ma tra persone, culture e sensibilità.
Il Cnr - è bene ricordarlo - con la sua vocazione interdisciplinare e la sua rete di istituti distribuiti sul territorio, rappresenta un laboratorio unico di questi legami: un luogo dove scienze diverse dialogano ogni giorno, intrecciandosi per rispondere alle grandi sfide del nostro tempo.