Focus: Pausa

Dinamiche sociali del “tempo sospeso”

Pausa caffè
di Naomi Di Roberto

La pausa, oltre ad essere una semplice interruzione di una o più attività, rappresenta anche uno spazio individuale e sociale ricco di significati. Con Mattia Vitiello, ricercatore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, analizziamo dal punto di vista socio-antropologico alcune pratiche quotidiane attraverso cui mettere in luce i vari ruoli e significati che la pausa possiede nel mondo contemporaneo

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In un mondo scandito dalla produttività e dall'efficienza, la pausa può sembrare, a prima vista, un semplice intermezzo: una parentesi tra due attività, un vuoto temporaneo da colmare. Eppure, proprio in questi momenti apparentemente “inutili” si celano alcune delle dinamiche più significative della vita sociale. Ma come si definisce, innanzitutto, da un punto di vista sociologico e antropologico, il concetto di pausa? 

“Per avere un’idea chiara e immediata della dimensione sociologica del concetto di pausa, occorre rimandare all’idea di ‘ferie’. Non solo perché essa è una pausa dilatata nella sua durata e continua per più giorni e non solo per il suo carattere di massa, una pausa che riguarda tutte e tutti ed è pure obbligatoria. Essa mostra la sua connotazione sociologica, soprattutto perché è il frutto di una conquista delle lavoratrici e dei lavoratori che rivendicavano il diritto di avere del tempo per sé, da dedicare al riposo e alle relazioni affettive e sociali”, spiega Mattia Vitiello dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr.  
 

Time out

La pausa caffè in ufficio, le vacanze estive o la pausa pranzo tra colleghi non sono semplici interruzioni del lavoro o del tempo produttivo, sono spazi di sospensione che, paradossalmente, producono coesione, identità e appartenenza. Vediamo allora se c’è una differenza tra le pause imposte come, appunto, le ferie e quelle auto-organizzate. Cosa ci dice questa distinzione sulle strutture sociali che viviamo? “La società si tiene insieme grazie al legame sociale che non si instaura solo per motivi strumentali o, come direbbe Durkheim, per motivi ‘organici’, ma soprattutto sulla condivisione di stili di vita, valori e affetti. Questo tipo di legame sociale si nutre di contatti vis a vis, relazioni dirette senza mediazioni normative o ascritte ai ruoli lavorativi”, chiarisce il ricercatore. “Per questi motivi la pausa nei luoghi di lavoro è fondamentale e ancora di più se autorganizzata, ossia se nasce spontaneamente dal basso. Essa si pone come argine all’alienazione dovuta a compiti ripetitivi che non riguarda solo i lavori manuali ma anche quelli intellettuali”.

Nel mondo contemporaneo, dunque, segnato da produttività e accelerazione, la pausa potrebbe portare con sé il rischio di marginalizzazione. “Il cosiddetto capitalismo delle piattaforme o della digital economy ha ben presente l’importanza della pausa come tempo sospeso, non dedicato al lavoro produttivo. Inoltre, la pausa, oltre il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, aumenta in maniera più che proporzionale la produttività del lavoro”, continua Vitiello. “Per questi motivi, le grandi aziende digitali prevedono una serie di strutture dedicate al benessere psicofisico, che le lavoratrici e i lavoratori possono usare in qualunque momento della giornata. Non si pensi però che questo sia una nuova forma di mecenatismo, al contrario esso è finalizzato alla massimizzazione del profitto e del controllo aziendale sulla vita delle dipendenti e dei dipendenti”.

Vediamo infine come le tecnologie digitali hanno la capacità di incidere sulla qualità e sulla funzione delle pause “Le tecnologie digitali hanno la capacità di mettere a frutto anche i momenti di pausa attraverso l’uso dei dati che noi produciamo quando le utilizziamo per i nostri momenti di pausa. Da questo punto di vista, è più dirompente per l’economia digitale se noi durante la nostra pausa leggiamo un quotidiano, una rivista o un libro”, conclude Vitiello.

Fonte: Mattia Vitiello, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, m.vitiello@irpps.cnr.it

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