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Dalla Bannock alla Gaia Blu

Bannok
di Maurizio Gentilini

Maurizio Gentilini del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr ripercorre la storia della nave oceanografica Bannock, ceduta nel 1962 dagli Stati Uniti all’Ente affinché la utilizzasse per attività di ricerca oceanografiche, che vennero svolte fino al 2001. Il suo posto verrà preso ora dalla Falkor, ribattezzata Gaia Blu, donata al Cnr della fondazione filantropica statunitense Schmidt Ocean Institute  

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Il 14 marzo 2022, presso il porto di Genova, è stata formalizzata la donazione al Consiglio nazionale delle ricerche della nave oceanografica Falkor da parte della fondazione filantropica statunitense Schmidt Ocean Institute. L’imbarcazione, varata nel 1981, verrà ribattezzata col nome di Gaia Blu, diventerà l’ammiraglia della flotta del Cnr e sarà la protagonista del futuro dell’attività di indagine scientifica negli ambienti marini. Erede di una lunga tradizione di ricerche talassografiche che hanno caratterizzato l’attività del Cnr, la vicenda della Falkor/Gaia Blu richiama una serie di coincidenze che la associano a un altro battello che ha segnato la storia degli studi oceanografici italiani nella seconda metà del Novecento.

Nella seduta del 4 aprile 1962 il presidente Giovanni Polvani comunicava ai membri del Consiglio di presidenza la notizia della cessione in uso al Cnr da parte del governo degli Stati Uniti di una nave da adibire alle ricerche marine. Le trattative erano state condotte nei mesi precedenti dai vertici dell’Ente, con il supporto dell’ambasciatore d’Italia a Washington Sergio Fenoaltea, ed erano giunte a concordare un prestito quinquennale rinnovabile per la nave militare AFT 81 Bannock: un robusto rimorchiatore oceanico classe Navajo - 205 piedi di lunghezza per 1.500 tonnellate di dislocamento, con propulsione diesel-elettrica General Motors - costruito nei cantieri di Charleston (South Carolina) e varato il 7 gennaio 1943. La Bannock (che prendeva il nome da una tribù di nativi americani dell’Oregon) era entrata a far parte dell’US Navy nel 1944, partecipando alle operazioni dello sbarco in Normandia nei settori di Utah e Omaha Beach, con compiti di salvataggio e di recupero delle navi danneggiate. Dopo il D-day, venne traferita nel Pacifico, sui fronti delle Marianne, di Okinawa e Iwo Jima. Dopo la guerra, un lungo servizio tra la costa atlantica e i Caraibi, fino alla cessione in prestito all'Italia.

Gaia Blu

Le trattative che portarono all’annuncio dell’aprile 1962 erano state intavolate molto tempo prima, probabilmente sulla spinta dei risultati delle campagne condotte nel Tirreno sotto la guida di Giuseppina Aliverti in occasione dell’Anno geofisico internazionale 1957-’58, che catalizzò l’attenzione e le energie dei vari istituti di ricerca italiani in ambito talassografico, ottenne il supporto della Marina militare e attivò numerose relazioni internazionali nell’ambito della Commissione per la oceanografia e del Comitato nazionale per la geografia e la geologia del Cnr.

Il programma concordato tra le autorità statunitensi e i vertici del Cnr prevedeva il trasferimento della Bannock presso un porto militare italiano per la sua riconversione a nave da ricerca, la messa a punto di un programma di crociere che prevedesse almeno otto mesi di navigazione, l’addestramento di un equipaggio e una équipe scientifica. La delibera del Consiglio di presidenza invitava il Governo a emanare una legge speciale per coprire le spese dell’operazione.

Il 5 giugno successivo Polvani informava i consiglieri della disponibilità di un’altra nave: l’AFT 115 Tenino (del tutto simile alla Bannock) ormeggiata nel porto di Orange in Texas. Il preventivo prevedeva 60 milioni di lire per il rimorchio fino al porto militare di La Spezia e 600 per il suo riallestimento ai fini scientifici. Il Consiglio deliberò favorevolmente solo per la prima voce di spesa, ritenendo troppo impegnativi i costi dell’operazione e gli oneri sui bilanci successivi, richiamando la necessità di un’attenta programmazione per progetti di quella portata e l’imminenza del riordino dell’Ente e del sistema della ricerca nazionale. Nulla si sa del destino della Tenino dopo il suo arrivo sulle coste liguri, se non che scomparve dai registri navali.

Per la Bannock iniziò invece una nuova vita, con il suo riadattamento presso le officine di Genova, dove venne equipaggiata con laboratori e apparecchiature per ricerche chimiche, biologiche e geologiche. Lunga e prestigiosa la serie di crociere effettuate in prevalenza nel Mediterraneo, durante le quali si formarono e lavorarono generazioni di scienziati, con grandi risultati nei settori della batimetria, del geomagnetismo, dell’attività sismica, e scoperte eclatanti quali i resti dell’isola Giulia Ferdinandea nel Canale di Sicilia (emersa nel 1831 per un’eruzione sottomarina) e i grandi bacini anossici e soprassalati a nord delle coste libiche. La nave venne anche utilizzata per le operazioni di ricerca del Dc-9 precipitato al largo di Ustica, contribuendo al recupero della fusoliera. Solo nel 1977 venne radiata dal registro navale statunitense e definitivamente acquisita dal Cnr.

Fino al 2001, quando per la Bannock iniziò il disarmo e i tentativi di riconversione a museo nel porto di Procida. Ma - come disse John August Shedd - “una nave in un porto è al sicuro, ma le navi non sono fatte per questo”.

Per saperne di più: https://www.cnrweb.tv/prima-missione-per-gaia-blu/

Fonte: Maurizio Gentilini, Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale, e-mail: maurizio.gentilini@cnr.it

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