Cinema: Mediterraneo

2100: che mare sarà?

Una scena del docufilm 2100
di R. B.

Nel docufilm si evidenziano, con immagini affascinanti e interventi di esperti dell’argomento, i rischi cui è soggetto il mar Mediterraneo e la necessità di agire tempestivamente per contrastarli ed evitare impatti disastrosi sulle generazioni future

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Mostrare gli effetti dei cambiamenti climatici sul mare, in particolare sul Mediterraneo. È l’obiettivo del documentario “2100”, realizzato da Fabrizio Antonioli, ricercatore associato dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr, e Tahalassia Giaccone, scienziata ambientali marina della Stazione zoologica Anton Dohrn, con la sceneggiatura di Martina Camatta.

Girato nei fondali delle acque siciliane, il docufilm propone immagini suggestive delle meraviglie geologiche e naturalistiche, ma anche dei tesori antropici che quest’area offre, in particolare nella zona siciliana. Alle affascinanti riprese si accompagnano le voci di diversi esperti: dagli stessi Antonioli e Giaccone a Carmelo Monaco, geologo strutturale e vulcanologo dell’Università di Catania; da Valeria Li Vigni della Soprintendenza del mare della Regione Sicilia a Carmelo Monaco geologo dell’Università di Palermo; da Anna Maria Mannino, biologa, esperta di alghe dell’ateneo palermitano a Franco Foresta Martin, geologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e giornalista.

Tanti gli argomenti affrontati per evidenziare i rischi che il Mare Nostrum corre. Si ricorda la grande biodiversità che caratterizza queste acque, che ospitano il 5% di quella animale e il 16% di quella vegetale mondiale pur costituendo lo 0,8% della superficie mondiale marina; biodiversità minacciata dall’aumento della CO2 oltre che nell’aria anche nel mare, aumento che, provocando una crescita dell’acidità dell’acqua, ha conseguenze disastrose sulla flora e la fauna marine. Ci sono poi le microplastiche che minacciano specie quali i coralli e i crostacei, prime tra tutte le aragoste. Grave, si sottolinea nel docufilm, è anche il problema dell’innalzamento dei mari - che nell’area siciliana è influenzato anche dall’attività vulcanica e dai movimenti tettonici -, che, si ricorda, è previsto sarà maggiore di un metro nel 2100 e questo provocherà l’allagamento di numerose piane costiere, come quelle di Venezia, ma anche di città come New York e Bangkok e di territori quali Hong Kong. Ma l’innalzamento del mare, come sottolineato da uno studio della Banca mondiale del 2018, trasformerà anche 143 milioni di persone in migranti climatici entro il 2050, a causa dell’insufficienza delle colture e della scarsità di acqua.

Una scena del docufilm 2100

A concludere il documentario le considerazioni dei due autori. Antonioli sottolinea: “Le previsioni Ipcc 2019 sulle future variazioni del clima e sul sollevamento del livello del mare sono ormai considerate molto attendibili, ma mentre sul fronte dell’emissione di anidride carbonica si sta cominciando a fare qualcosa di significativo, sulle proiezioni di risalita del livello del mare i gestori pubblici e gli stakeholders, pur avendo a disposizione numerose mappe dettagliate delle aree italiane su quello che succederà nel 2100, e quindi che potrebbero essere allagate, al momento non hanno valutato quali azioni intraprendere… In tutto il mondo non fare nulla oggi è una cosa per la quale priveremo di tante opportunità i nostri nipoti nel 2100”.

“Non c’è più tempo da perdere, dobbiamo assolutamente, prima del 2100, invertire la rotta e dobbiamo farlo insieme, prendendoci cura del mare e delle sue creature, perché è nel mare che è nata la vita", conclude Giaccone. "La sfida urgente è quindi quella di proteggere il nostro mare, e per farlo dobbiamo unire la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale. Noi sappiamo che le cose, prima del 2100, possono cambiare. E le possiamo cambiare insieme”.

La scheda

Titolo: 2100

Regia: Fabrizio Antonioli, Thalassia Giaccone

Sceneggiatura: Martina Camatta

Informazioni: https://2100documentary.wixsite.com/2100/story

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