Faccia a faccia

Sono un ansiolitico. E vi manderò in Paradiso

Carlo Verdone
di Silvia Mattoni

Attore, regista, sceneggiatore, Carlo Verdone definisce il suo cinema "una specie di leggero effetto antidepressivo che fa star bene il pubblico per almeno un paio d'ore". Dalle anticipazioni sul suo prossimo film, ai genitori insegnanti, alla sua laurea 'Doloris causa'

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‘Posti in piedi in Paradiso' è il titolo del prossimo film di Carlo Verdone, in uscita a fine gennaio 2012. Per avere qualche anticipazione, lo raggiungiamo telefonicamente nel suo studio romano. "Più che una commedia, è una tragicommedia", spiega il regista, pronto a rappresentare ancora una volta sul set l'archetipo dell'italiano medio. Anche questa è una storia più che mai attuale: tre uomini che dopo la separazione si trovano a dover vivere nella totale miseria per mantenere mogli e figli.

Un racconto di cinema e di vita, quello di Verdone, che dura oramai da oltre 30 anni, ricco di una grande varietà di personaggi oramai celebri: chi non ricorda ‘Furio' nel film ‘Bianco, rosso e Verdone', o la frase del professor Raniero Cotti Borroni "no, non mi disturba affatto" in ‘Viaggi di nozze'? È al Centro Sperimentale di Cinematografia che inizia la sua carriera: qui vengono fuori tutte le sue capacità di imitare e di divertire il pubblico. Durante l'università, poi, frequenta il ‘Gruppo Teatro Arte' diretto dal fratello Luca: una sera si trova a dover sostituire quattro attori contemporaneamente, dando prova delle sue capacità di trasformista. La svolta, con lo spettacolo teatrale ‘Tali e quali', dove Carlo interpreta addirittura 12 personaggi, quelli che vedremo nella serie televisiva ‘Non stop' su Rai Uno e poi, rivisti e corretti, nei suoi film. Ma l'incontro fondamentale è con Sergio Leone da cui scaturisce la sua prima opera, ‘Un sacco bello'.

Attore, regista, sceneggiatore, soggettista. Tra questi ruoli quale preferisce?

Sono nato coprendo tutte queste voci. Leone volle così quando decise di farmi debuttare nella regia come attore e come sceneggiatore. Certamente, con il passare degli anni, rivestire tutti questi ruoli diventa faticoso. Motivo per cui, pur tenendo comunque presente che il pubblico mi vuole bene soprattutto come attore, non mi dispiacerebbe dedicarmi a un film con la sola regia. Un tentativo che dovrò fare al più presto.

A quale dei suoi film è più legato e perché?

A tutti. Ma a ‘Un sacco bello' di più.  Perché è il primo. Poi, dal virtuosismo di questo film e di ‘Bianco, Rosso e Verdone', sono passato alla commedia unica di ‘Borotalco', a quella intima di ‘Io e mia sorella', e infine a quella intima, amara e corale di ‘Compagni di scuola'. Credo di dovere il successo a ‘Borotalco'. Ma sono molto legato anche a ‘Maledetto il giorno che ti ho incontrato'.

Suo padre è stato docente di storia del cinema all'Università La Sapienza. Quanto hanno influito la sua famiglia e i contatti con il mondo accademico nella sua formazione e nelle sue scelte professionali?


Molto. Entrambi i miei genitori erano nell'insegnamento: mio padre come docente universitario, mia madre insegnava in un Istituto tecnico professionale. Nella nostra casa si parlava di letteratura, di arte e si respirava cultura. È grazie a mia madre che ho iniziato a conoscere il teatro, mentre grazie a mio padre ho frequentato i primi concerti e mi sono appassionato al cinema. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia eccezionale e in un periodo eccezionale.

Lo scorso 31 marzo, in occasione del ‘VII Dialogo in Biblioteca' organizzato  da Pio Cerocchi, direttore dell'Ufficio divulgazione relazioni istituzionali e Urp del Consiglio nazionale delle ricerche, ha affrontato con la sociologa Sveva Avveduto, direttore dell'Irpps-Cnr, l'argomento: ‘Senza memoria?'  Secondo lei il cinema può aiutare i giovani a ritrovarla?

Sì, certo. Ma i film devono essere realizzati bene, devono essere credibili. Se hanno una regia e una sceneggiatura interessante, il pubblico  è portato a seguirli, qualunque sia il tema trattato. Quindi sono fondamentali la personalità e l'autorevolezza del regista. Paolo Sorrentino, ad esempio, è un collega che apprezzo molto: ha girato il suo ultimo film sulla storia di una rock star, ma se un domani dovesse farne uno storico, non sarebbe mai banale. Alla stessa stregua del cinema anche la televisione può fare molto per la memoria storica quando realizza prodotti con un bel cast e una buona sceneggiatura. Un compito educativo che la tv non dovrebbe mai tralasciare.

Non pensa che il cinema debba avvicinarsi di più ai giovani sin dal periodo scolastico?

Il cinema è un'arte e bisogna farla conoscere sin nelle aule scolastiche. Sono sempre stato un fautore della proposta di sottoporre 2-3 film a trimestre agli studenti perché si cimentino in letture critiche, recensioni, approfondimenti. Tutto questo dovrebbe partire dagli insegnanti e dai dirigenti più sensibili verso queste tematiche.

Cosa consiglierebbe a un ragazzo che inizia a muovere i primi passi nel mondo del cinema?

Di unirsi ad altri coetanei che hanno la stessa passione e formare un team di collaborazione per girare un corto o fare uno spettacolo teatrale, anche in cantina. Tutti abbiamo iniziato così, in maniera pionieristica. Noi avevamo il superotto in pellicola, loro hanno il digitale. Si partecipa ai concorsi, si ottengono le prime recensioni, le prime critiche. Oggi, poi, la rete offre un formidabile aiuto per farsi conoscere. 

Lei è noto per i suoi consigli farmacologici. Questo rapporto terapeutico non pensa di averlo instaurato anche con il suo pubblico?

Più che un medico, sono una specie di ansiolitico con un leggero effetto antidepressivo che fa star bene il mio pubblico per almeno un paio d'ore. E questo è un grande risultato.

Qualche anno fa l'Università di Napoli ‘Federico II', le ha conferito la laurea ‘Doloris causa'. Da dove viene questo interesse per la medicina? Se avesse intrapreso questa professione, in quale settore si sarebbe specializzato?

Una sera a Capri ho conosciuto un noto primario della Federico II e per l'occasione ho sfoggiato un po' di cultura medica. Da qui l'idea di conferirmi questa laurea ‘doloris causa' davanti a una platea di tremila studenti. Le mie però, voglio ribadire, non sono diagnosi, ma mere ipotesi. E al 99,9% ci prendo. Mi sarebbe piaciuto fare il vecchio medico di famiglia, per rassicurare i pazienti e alleviare un po' di sofferenza.

Com'era Carlo Verdone a scuola e poi all'università? Ha mai partecipato a una rimpatriata con i suoi ex ‘compagni di scuola', come nel film?

Alle elementari e alle medie ero molto vivace. Ma dopo una botta di somaraggine al IV ginnasio al Virgilio di Roma, perché troppo distratto, dal secondo liceo, al Collegio Nazareno, inizio a maturare per poi eccellere all'università laureandomi con il massimo dei voti. Di rimpatriata ne ho fatta una sola ed è stata talmente drammatica che poi ho girato ‘Compagni di scuola'.

Sta già lavorando al nuovo film. Qualche anticipazione?

Il titolo sarà ‘Posti in piedi in paradiso'. Tratta delle vicende di tre uomini separati o divorziati, reduci di rovesci sul piano lavorativo, che si trovano a vivere con pochi

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