Vita di mare: Marco Polo

Esplorazioni non solo a scopo geografico

brigantino britannico "Beagle"
di Ester Cecere

Prendendo spunto dal viaggio compiuto da Marco Polo in Cina, Ester Cecere, ricercatrice dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr, parla di alcune delle spedizioni effettuate da diversi naturalisti - da Darwin a Steller - che portarono questi studiosi a imbattersi in animali marini sconosciuti

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Il primo periodo moderno detto "Età delle scoperte" o "Età delle esplorazioni geografiche" o "Rivoluzione geografica" o, meglio ancora, "Età della ricognizione", che va dalla seconda metà del XV secolo ai primi del XIX, fu caratterizzato dalle esplorazioni europee in regioni fino ad allora sconosciute e ampliò la conoscenza geografica e quella naturalistica. Infatti, come era abituale nelle spedizioni di quel genere, a bordo delle navi era sempre presente un naturalista capace di sfruttare le opportunità di ricerca, di raccolta di campioni e di osservazione che il viaggio in terre inesplorate offriva.

A tal proposito, ricordiamo la celeberrima spedizione del brigantino britannico "Beagle" a bordo del quale si imbarcò un giovanissimo Charles Darwin. L’obiettivo del viaggio era quello di rilevare i profili costieri del Sudamerica, ma esso offrì al giovane scienziato la possibilità di lavorare direttamente sul campo, in ambienti completamene diversi fra loro e da quelli europei, quali le desolate Isole Falkland, le vette delle Ande, i lussureggianti paesaggi tropicali e le umide foreste pluviali, permettendogli di studiare di prima mano sia le caratteristiche geologiche di continenti e isole sia un gran numero di organismi viventi e di fossili. Tanto importante fu quella spedizione da consentire a Darwin di formulare la teoria dell'evoluzione delle specie vegetali e animali, riportata nel basilare libro "L'origine della specie" (1859), che rivoluzionò le scienze naturali.

Già a bordo del "Beagle", Darwin osservò focene, balene, pinguini e foche ma il naturalista che ci ha lasciato le prime e, purtroppo per alcune specie, uniche descrizioni di animali marini, fu Georg Wilhelm Steller, botanico, zoologo e medico tedesco. Insegnante presso l'Accademia Imperiale delle Scienze, fondata a San Pietroburgo da Pietro il Grande, prese parte alla seconda spedizione in Kamcatka organizzata da Vitus Bering, chiamata anche "grande spedizione del nord", una delle più complesse della storia intrapresa al fine di mappare la costa artica della Siberia.

Così Steller, primo non nativo a mettere piede sul suolo dell'Alaska, fu il primo naturalista europeo a descrivere un gran numero di piante e animali nordamericani, tra cui molti hanno preso suo il nome. Ma entriamo nel merito, parlando della "ritina di Steller", appunto (Hydrodamalis gigas Zimmermann, 1780), grosso mammifero marino erbivoro, appartenente all'ordine dei Sirenii, ordine attualmente comprendente il dugongo e il lamantino, che vivono nelle aree tropicali.

Cormorano

La ritina fra i Sirenii era probabilmente il mammifero di maggiori dimensioni mai esistito in epoca storica, ad eccezione dei cetacei. Secondo calcoli recenti, gli esemplari più grandi raggiungevano almeno gli 8 metri di lunghezza e i 10.000 kg di peso. Essi avevano anche una pelle totalmente diversa da quella dei Sirenii attuali, come dimostrano alcuni lembi essiccati conservati presso l'Istituto di Zoologia di San Pietroburgo. I frammenti di pelle sono neri, completamente privi di peli, molto ruvidi, con numerosi solchi, rughe e cavità, che rendono il derma simile alla corteccia di una quercia secolare. Del resto, il nome “ritina” deriva dal greco “rhytis”, cioè “grinza”. Una pelle così robusta era necessaria agli individui per evitare di ferirsi contro i blocchi di ghiaccio o gli scogli taglienti e per difendersi dai parassiti, come accertato dallo stesso Steller.

Purtroppo, la ritina scomparve appena 27 anni dopo essere stata scoperta e descritta da Steller: la sua popolazione, già esigua, divenne rapidamente vittima di una caccia eccessiva da parte degli equipaggi russi che giunsero nelle isole scoperte grazie alla spedizione di Bering. Identico destino ha avuto il “cormorano di Pallas” (Phalacrocorax perspicillatus Pallas, 1811), conosciuto anche sotto i nomi di “cormorano gigante” o "cormorano dagli occhiali".

Presente solo nell’isola di Bering, nel 1870, a meno di 100 anni dalla sua scoperta, fu completamente sterminato dai cacciatori di pelli di foca e di lontra che si nutrirono delle sue carni. Di questa specie rimangono una decina di esemplari impagliati, nei musei di Dresda, Helsinki, Leida, Londra e San Pietroburgo. Steller, che fu l'unico naturalista al mondo a osservare questa specie, non ci ha lasciato molte informazioni su di essa. Sappiamo solo che si nutriva di pesci, come tutti i cormorani, e ignoriamo se riuscisse ad alzarsi in volo, date le ridotte dimensioni delle sue ali.

L’altro mammifero marino descritto da Steller per la prima volta, nel 1741 durante la suddetta spedizione, è il “leone marino di Steller” (Eumetopias jubatus Schereber, 1776), la specie più grande della famiglia degli Otaridi. Essi, comunemente detti otarie, sono una famiglia di mammiferi adatti alla vita marina. Il nome deriva dal greco ὠτάριον, che significa “piccola orecchia” poiché le otarie, contrariamente alle foche, possiedono piccoli padiglioni auricolari.

I leoni marini di Steller hanno grandi dimensioni, inferiori solamente al tricheco e alle due specie di elefante marino. I maschi misurano tra 2,82 e 3,25 m di lunghezza, con una media di 3 m, e pesano 450–1120 kg, con una media di 544 kg. Essi sono abili predatori opportunisti che si nutrono di un gran numero di specie di pesci e cefalopodi. Tuttavia, un serio e inspiegato declino, sul quale i ricercatori stanno indagando, ha colpito le popolazioni di una vasta area dell'Alaska.

Altre specie che vivono in Alaska e nella Siberia orientale, come l'edredone di Steller, un'anatra marina, e l’aquila di Steller, commemorano con il loro nome il naturalista tedesco ma non sono state da lui descritte.

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