Tecnologia e ambiente nel Cinquecento
Fino al 30 maggio il Muse organizza, al rinato Palazzo delle Albere di Trento, una mostra che riflette su umanità, ambiente e tecnologia nel Trentino del ‘500 con reperti, volumi rari e strumenti antichi che raccontano storie di trasformazione e innovazione
A Palazzo delle Albere di Trento è ospitata, fino al 30 maggio, la mostra "Il potere delle macchine. Umanità, ambiente, tecnologia nel Trentino del Cinquecento", organizzata nell'ambito del programma dell'Euregio Anno dei musei 2025, nato in occasione del cinquecentesimo anniversario dei moti contadini trentini e tirolesi. L’itinerario espositivo accompagna il visitatore alla scoperta dei profondi cambiamenti della prima metà del Cinquecento, un’epoca in cui l’ingegno meccanico e l’innovazione tecnologica influenzarono profondamente l’economia, la società e l’ambiente. Dai tentativi della medicina di sostituire la natura con la chimica all’invenzione della stampa, dall’esplorazione astronomica alle nuove tecnologie sperimentate per i mulini, fino alle nuove armi per fare la guerra. Un percorso dove oggetti originali, volumi rari e strumenti antichi raccontano storie centenarie di trasformazione, innovazione e resistenza. Le 8 sezioni riuniscono oltre 100 reperti originali di circa 24 musei del territorio, molti dei quali escono per la prima volta dalle loro teche. Oltre a un imponente torchio del XV secolo, tra i reperti sono esposti: un globo del 1541 realizzato da Gerardo Mercatore per Carlo V, una piccola sfera disegnata, che certifica il passaggio dal mondo immaginato a quello misurato, astrolabi, sfere armillari e strumenti di navigazione che resero possibili le esplorazioni oceaniche e inserirono anche il Trentino nella nascente economia atlantica, come attestano alcune monete coniate a Città del Messico e rinvenute nelle montagne della zona.
La sezione dedicata alle campagne presenta rastrelli, zappe e utensili del Museo degli usi e costumi di San Michele, a ricordare come l’innovazione accelera in alcuni ambiti e ne lascia altri immutati. Nella sala delle tecnologie “per curare” sono presentati oggetti come bilance, alambicchi, misurini e un armadietto farmaceutico del primo ’600 completo di vasi e ingredienti, incluso l’immancabile corno di unicorno, reperto che testimonia un’epoca sospesa tra scienza e credulità popolare. In quella delle tecnologie per “distruggere”, si trovano armature tedesche del primo ’500, forconi, archibugi e fucili che mostrano il divario crescente tra chi deteneva il potere tecnico e chi lo subiva. Inoltre, nello spazio per metallurgia e ingegno industriale si possono ammirare gli strumenti di una zecca clandestina, ritrovata murata in un convento di Pergine Valsugana.
Questa iniziativa culturale vuole far riflettere sul ruolo della tecnologia nella costruzione delle società moderne e sulle tensioni che essa ha generato, ieri come oggi. Il progetto è nato dalla collaborazione tra il Museo delle scienze di Trento (Muse), il Castello del Buonconsiglio, il Museo etnografico trentino San Michele, il Museo storico italiano della guerra di Rovereto e altre istituzioni.
Informazioni: www.muse.it