Viviamo in un tempo che ci ha insegnato a comunicare senza necessariamente incontrarci. Le nostre giornate scorrono tra notifiche, conversazioni istantanee, immagini che si consumano nello spazio di pochi secondi. Eppure, mai come oggi, la solitudine sembra essere diventata una condizione collettiva prima ancora che un'esperienza personale. È il grande paradosso del nostro tempo: siamo ovunque connessi e sempre più raramente davvero in relazione. Forse è per questo che "Splendere" di Daniel Coyle (Apogeo) arriva come quei libri che non fanno rumore ma modificano lentamente il paesaggio interiore di chi li legge