Focus: Raffaello

Con la bellezza “si mangia”

Con la bellezza “si mangia”
di Mirna Moro

Anche in Italia, come in Europa, questo ambito della produzione culturale e delle attività creative è tra i più rilevanti dal punto di vista economico. A tale settore è ascrivibile in qualche modo anche l'attività di Raffaello, inventore di una nuova gestione della bottega d'arte

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Sin dall'antichità il sapere manuale, l'artigianato, le tecniche di lavorazione vengono trasmesse tramite l'esperienza pratica più che tramite i libri, spesso attraverso un passaggio generazionale, fatto di professione e creazione intellettuale, mestiere e bottega. Anche Raffaello, l'artista divino, è stato un artigiano e la storia ce lo dimostra: a 11 anni, alla scomparsa del padre, fu in grado di prendere in mano la bottega più fiorente di Urbino e a 16 diventa egli stesso “maestro”, fino a trovare le porte spalancate di tutte le corti italiane. Così facendo, inventa anche un nuovo modo di gestire la bottega d'arte, delegando parti o opere a giovani collaboratori e assistenti.

“La nuova economia costellata di creativi, artigiani e makers, conosciuti come artigiani digitali, che avvalendosi delle tecnologie svolgono attività fai da te anche nelle attività più convenzionali, quali il legno o il metallo, caratterizza l'impresa moderna proprio come una bottega-scuola al cui interno anche i collaboratori possono maturare competenze e spirito dell'imprenditore. Il fatto a mano si sposa all'innovazione”, spiega Antonio Coviello, economista dell'Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo (Iriss) del Cnr.

Questi imprenditori di frontiera appaiono una prospettiva promettente della futura economia. Bottegai e produttori di opere creative, di artefatti materiali, che per la lavorazione o la vendita sfruttano le opportunità offerte dalla rivoluzione tecnologica degli ultimi anni, reti in primis. “Anche in l'Italia, come in Europa, il settore della produzione culturale e delle attività creative - composto da oltre 400mila imprese - è tra i più importanti per dimensione economica”, precisa Coviello. “Parliamodi circa 96 miliardi di euro come valore aggiunto (+2,9% sul 2017); 6,1% del prodotto lordo complessivo; 1,55 milioni di occupati (+1,5% sul 2018), con un'età compresa tra i 30 e 50 anni circa”. Si tratta di imprese distribuite in due grandi ambiti: “core”, che comprende attività legate alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico, con servizi quali comunicazione, architettura, design; performing arts/arti visive, teatri, concerti, cinema, radio-tv, videogame, editoria etc.;  “creative driven”, attività che non fanno parte della filiera culturale intesa in senso stretto, ma che impiegano contenuti e competenze culturali per accrescere il valore dei propri prodotti.

“Da questa conclamata potenzialità in questi ultimi anni in Italia stanno nascendo distretti imprenditoriali creativi, che utilizzano anche il canale e-commerce, dove viaggiano tutte le attività legate all'economia della conoscenza, del saper fare, della creatività artigianale, del delle mestieri e dei botteghe”, conclude Coviello. Botteghe moderne ma nelle quali ritroviamo qualcosa dello spirito che animò genialmente Raffaello.

Fonte: Antonio Coviello, Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo, tel. 081/2470942 , email a.coviello@iriss.cnr.it -

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