Cinema

Marie Curie, tra scienza e vita privata

Una scena del film Marie Curie
di Rita Bugliosi

Nel film, in sala dal 5 marzo, la regista francese Marie Noelle propone la biografia della fisica e chimica polacca, due volte premio Nobel, evidenziando, oltre ai suoi successi professionali e alle sue grandi capacità scientifiche, anche la vita privata della studiosa e le tante difficoltà che le sue scelte sentimentali le hanno procurato. Anche in ambito lavorativo

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Narra gli anni più turbolenti della vita della scienziata polacca, quelli dal 1903 al 1911, il film “Marie Curie”, diretto da Marie Noelle, che sarà in sala dal 5 marzo. La pellicola racconta la brillante carriera della ricercatrice, portando in primo piano anche la sua vita privata e sentimentale. La morte del marito Pierre, investito da una carrozza in una strada parigina nel 1906, rappresenta la svolta narrativa del film, l'evento che cambia la vita della scienziata e la costringe a occuparsi da sola dell'educazione delle due figlie e delle ricerche sulla radioattività. Ma la sua intelligenza straordinaria le consente di mediare un'innata propensione alla libertà di pensiero e d'azione col non venire mai meno alle proprie responsabilità. E la tenacia la spinge a portare avanti gli studi iniziati con il marito e a proseguire con la sperimentazione della radioterapia per la cura del cancro, ottenendo risultati di grande rilevanza scientifica.

La pellicola testimonia come, malgrado le grandi capacità, la studiosa incontri enormi difficoltà nel condurre le sue ricerche, ostacolata, in quanto donna, in un mondo dominato dai maschi. Anche la sua passione sentimentale per il fisico Paul Langevin, sposato e padre di quattro figli, viene interpretata dall'opinione pubblica come un volgare atto immorale, un'infamia che trascina nel fango il nome della Curie. “Nel 1910 la società francese trasformò il suo 'amour fou' per il fisico Paul Langevin in un enorme scandalo, riducendo la brillante scienziata a una banale adultera, come riportano i violenti e aggressivi resoconti della stampa del tempo”, ricorda la regista.

Una scena del film Marie Curie

A seguito di questa sua relazione, l'Accademia svedese, pur premiandola per la seconda volta con il Nobel per la Chimica, le proibisce di presentarsi a Stoccolma per ritirare il premio. A nulla valse essere una scienziata brillante con un curriculum eccezionale: come il film ricorda, si tratta della prima docente donna alla Sorbona, della prima donna ad aver vinto il Nobel per la fisica e, a oggi, la sola ad aver ottenuto due Nobel in due discipline diverse. Ma, sottolinea Noelle: “Il successo di Marie Curie fu tollerato fintanto che lei si prodigò devotamente e altruisticamente nelle sue ricerche accanto al marito”.

L'opera, forte dell'interpretazione di Karolina Gruszka nei panni della protagonista, restituisce i contrasti vissuti dalla scienziata con dialoghi acuti ed essenziali e con una fotografia vigorosa, che alterna luci e ombre di evidente derivazione pittorica, soprattutto impressionista, negli esterni en plein air, e di derivazione fiamminga nelle scene notturne e negli interni più ombrosi. In questa sinergia espressiva, tutta cinematografica, le parole danno ai personaggi la forza compiuta di raccontarsi da soli, mentre le scelte cromatiche sottolineano la complessità psicologica dei protagonisti e dei loro rapporti più intimi. A questo proposito, va sottolineato il leitmotiv cromatico del blu, che apre e chiude il film, avvolgendo in scene fluttuanti la protagonista che nuota sott'acqua o accompagnando la danza di una ballerina che disegna nell'aria forme sinuose, sulle note del brano originale “The radium dance”. Un colore che ritorna nel corso del film e che rimanda alla fluorescenza del radio che riverberava di notte nel laboratorio della Curie, incantando il suo sguardo di ricercatrice appassionata.

La scheda

Titolo: Marie Curie

Cast: Karolina Gruszka, Arieh Worthalter, Charles Berling, Iza Kuna, Malik Zidi, Andre Wilms, Daniel Olbrychski, Piotr Glowacki, Jan Frycz, Sabin Tambrea

Regia: Marie Noelle

Info: in sala dal 5 marzo 2020

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