Protagonista indiscusso del volume di Nicola Anaclerio “Le specie Lazzaro” (edizioni Dedalo) è il celacanto (Latimeria chalumnae). Per la scienza, questo pesce era un fantasma: conoscevamo la sua esistenza solo attraverso fossili risalenti a un arco temporale compreso tra 350 e 80 milioni di anni fa. Si riteneva che il celacanto si fosse estinto nel Cretaceo, scomparendo insieme ai dinosauri. La realtà ha superato la fantasia quando, nel 1938, un esemplare venne pescato casualmente al largo del Sudafrica, in quella che è stata definita la scoperta zoologica del secolo. Anaclerio ne delinea un identikit affascinante: una creatura “giurassica”, lunga quasi due metri, con pinne lobate che ricordano arti e una longevità che può superare i sessant'anni. Nonostante sia stato persino filmato nel suo habitat naturale, il celacanto resta un tesoro fragile, inserito dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) nella lista rossa delle specie in pericolo critico, con una popolazione stimata tra i 500 e i 1000 esemplari.
Il pregio del saggio di Anaclerio non risiede solo nel resoconto delle riscoperte - se ne contano circa 300 casi negli ultimi 120 anni -, ma nella capacità di intrecciare queste storie con le grandi teorie della biologia evoluzionistica. Ogni capitolo diventa lo spunto per dialogare con i padri nobili della scienza: la riscoperta del tilacino (o tigre della Tasmania) permette di approfondire la figura di Alfred Russel Wallace e la celebre linea biogeografica che porta il suo nome. Il caso della tartaruga gigante “Chelonoidis phantasticus” riporta il lettore sulle rotte di Charles Darwin alle Galápagos. Il viaggio prosegue tra gli alberi australiani (Wollemia nobilis), insetti giganti del Pacifico e molluschi predatori degli abissi (Architeuthis dux).
Anaclerio non dimentica le sue radici, dedicando spazio alla biodiversità italiana con l’“Abies nebrodensis”, l'abete delle Madonie in Sicilia, dimostrando che i "miracoli" della conservazione riguardano anche il nostro territorio. Perché le specie "scompaiono"? Il libro solleva una questione fondamentale, perché riteniamo estinta una specie che invece è ancora viva? Le ragioni sono molteplici: la vita in ambienti quasi inesplorati come gli abissi marini, la sopravvivenza di pochissimi individui in habitat remoti o semplici errori di classificazione. Spesso, è solo grazie alla tenacia di biologi e naturalisti che queste creature vengono “riscoperte”, permettendoci di aggiornare costantemente la geografia della vita sulla Terra.
Un capitolo particolarmente attuale e inquietante è quello dedicato ai virus. Qui l'effetto Lazzaro assume sfumature diverse: non si parla di specie che si sono nascoste, ma di organismi come il 'Pithovirus sibericum' che si stanno “risvegliando” dopo millenni a causa dello scioglimento del permafrost siberiano. Sebbene questo specifico virus sia innocuo per l'uomo, il fenomeno apre interrogativi cruciali sul futuro del Pianeta. Il volume di Anaclerio emerge come un'opera di divulgazione preziosa. Attraverso una narrazione puntuale e schede dettagliate, “Le specie Lazzaro” ci ricorda che la natura ha ancora molti segreti da svelare. È un testo che infonde una cauta speranza, la consapevolezza che, nonostante la sesta estinzione di massa, la vita possiede una resilienza straordinaria. Ma è anche un monito: scoprire che una specie non è estinta non significa che sia salva; al contrario, è spesso il segnale che dobbiamo raddoppiare gli sforzi per proteggere quegli ultimi, preziosi frammenti di un mondo che credevamo perduto.
Titolo: Le specie Lazzaro
Categoria: Saggi
Autore: Nicola Anaclerio
Editore: Edizioni Dedalo
Pagine: 142