“Il mio piede sinistro” è un film del regista Jim Sheridan incentrato sulla storia di un artista irlandese realmente esistito, Christy Brown, che imparò a scrivere e a dipingere con il piede mancino, nonostante fosse affetto da una paresi cerebrale che gli impediva di camminare, parlare e mangiare autonomamente. Le notevoli prove attoriali che realizzarono Daniel Day-Lewis e Brenda Fricker, impersonificando Brown e la madre, valsero loro gli Oscar come miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista, nel 1990. La pellicola ricevette anche altre tre candidature, come miglior film, regia e sceneggiatura non originale.
La storia dell’uomo racconta di un lungo percorso nel quale la malattia e la disabilità, che riguardino l’artista o i soggetti rappresentati, danno all’arte stessa una piega espressiva particolare e per certi versi peculiare. “La sofferenza può diventare una lente che orienta lo sguardo e l’interpretazione della realtà, dando forma a visioni più intime e cariche di tensione. ‘Il paralitico’, scultura della cosiddetta ‘Fontana degli assetati’, eseguita da Arnolfo di Cambio tra il 1277 e il 1282, colpisce per la sua forza espressiva: il corpo deformato, realistico nelle sue fattezze, ha introdotto la dimensione umana e tangibile della fragilità, anticipando una sensibilità che diventerà centrale molti secoli dopo. In età moderna i temi della malattia e della deformità non scomparvero, ma vennero in gran parte espressi dalla narrativa religiosa, nelle rappresentazioni di carità, miracoli o nella pittura di genere. ‘Lo storpio’ di Jusepe de Ribera, dipinto del 1642, raffigura un giovane mendicante sorridente, emblema della povertà ma anche di dignità e speranza, nel quale la prospettiva dal basso esalta la figura e l’umanità del soggetto. Un capitolo significativo è quello delle opere legate alle grandi epidemie, come il dipinto del 1630-31 ‘La peste di Ashdod’ di Nicolas Poussin, che restituiscono la malattia come fenomeno collettivo, spesso permeato da una lettura degli accadimenti in chiave religiosa”, spiega Sandra Fiore, giornalista dell’Ufficio stampa del Cnr e storica dell’arte.