Saggi

Si stava meglio quando si stava peggio?

Copertina del libro La natura non basta
di Patrizio Mignano

Spesso viviamo di luoghi comuni, pensando al passato come al mondo ideale in cui tutto era perfetto: sintonia con la natura, qualità della vita, cibo sano e tanto altro. Ma non è così, basti pensare che all’inizio del secolo scorso l’aspettativa di vita era di quarant’anni, con altissima mortalità infantile e malattie da malnutrizione come la pellagra. Quindi, prima di guardare all’oggi e al domani, occorre rivedere l’immagine fuorviante che abbiamo di “una volta”. Tommaso Cinquemani, giornalista e divulgatore scientifico, in “La natura non basta” (Codice Edizioni) ci guida in questo viaggio

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Il racconto entusiasmante in “La natura non basta”, edito da Codice, di Tommaso Cinquemani, è intreccio tra passato, presente e futuro. Chiarisce come scienza e tecnologia, applicate all’agricoltura ci abbiano salvato dalla fame, altro “che si stava meglio quando si stava peggio”. Scrive l’autore: “C’è un’idea che ci rassicura molto, soprattutto in un’epoca segnata dall’ansia climatica, dalla sfiducia nella scienza e dalla nostalgia per un passato immaginato come più autentico: la convinzione che la natura, da sola, sappia sempre indicarci la strada giusta. Che basti tornare indietro. Consumare come una volta. Coltivare come una volta. Mangiare come una volta. Vivere ai ritmi della natura. Una visione seducente, che ha un problema: non regge alla prova della storia”.

Spesso la causa di questa percezione è una narrazione fuorviante che passa dalla televisione. Infatti le trasmissioni si dividono in due schieramenti. Fa presa sugli ascoltatori mostrare un’agricoltura naturale, sostenibile, a conduzione familiare e a chilometri zero. Altrettanto forte è l’impulso a puntare il dito contro i presunti scempi dell’agricoltura industriale e si mostrano macchine irrigatrici che spruzzano pesticidi senza sosta. Questo ha due effetti: da un lato, il telespettatore è attratto da un tipo di produzione idealizzata, stile Heidi; dall’altra, è atterrito da programmi di inchiesta. “La verità sta nel mezzo” sostiene l’autore nell’introduzione. Oggi, infatti, la maggior parte della popolazione mondiale viene nutrita grazie a un’agricoltura moderna, che cerca di coniugare diversi obiettivi: produrre cibo di qualità, mantenerne accessibili i prezzi e, al tempo stesso, ridurre l’impatto ambientale.

Entrando nel merito del libro, emergono numerosi interrogativi a cui l'autore prova a dare delle risposte. I nostri nonni conducevano davvero una vita più sana? L’alimentazione di una volta era davvero più varia e genuina? L’agricoltura del passato era realmente più rispettosa dell’ambiente?

Nel primo capitolo analizza uno dei miti più radicati sul passato rurale, spiega infatti che l’immagine di una vita contadina sana e in armonia con la natura non corrisponde alla realtà storica: “Contrariamente al mito di una vita contadina sana e in armonia con la natura, la storia ci dice che in passato gli agricoltori soffrivano la fame e combattevano ogni giorno una battaglia con la natura per la sopravvivenza… La dieta era poco varia e la mezzadria costringeva a cedere metà del raccolto”.

Nel secondo, l’attenzione si sposta su un tema molto discusso e controverso, quello dei pesticidi. Si analizzano con equilibrio sia i vantaggi che gli svantaggi, ripercorrendone anche la storia. Un passaggio chiave è il 1962, anno in cui Rachel Carson, con il libro “La primavera silenziosa”, denunciò l’uso indiscriminato di queste sostanze, aprendo un dibattito che continua ancora oggi. A partire da qui, Cinquemani si interroga su una questione cruciale: l’agricoltura contemporanea è davvero più sicura e rispettosa rispetto al passato? Nel capitolo viene fatta chiarezza proprio su questo punto, offrendo al lettore gli strumenti per orientarsi tra percezioni e dati reali.

Il terzo capitolo affronta invece il tema della genetica, sottolineandone l’importanza nello sviluppo dell’agricoltura moderna. Le conoscenze scientifiche, spiega l’autore, hanno permesso di ottenere risultati impensabili fino a pochi decenni fa: “Grazie alle moderne conoscenze, ci permette di avere piante sane, facili da coltivare e in grado di produrre cibo buono e sufficiente a sfamare 8 miliardi di persone. Dopo millenni di rese agricole stagnanti, il miglioramento genetico delle colture nel Novecento ha quadruplicato la produzione di grano, e al supermercato troviamo frutta e ortaggi che fino a vent’anni fa non esistevano”.

Il saggio si conclude con una riflessione più ampia sul ruolo della tecnologia e del progresso scientifico, evidenziando quanto questi strumenti siano stati e continuino a essere fondamentali per migliorare non solo la qualità dell’alimentazione, ma anche quella della vita nel suo complesso.

Titolo: La natura non basta 
Categoria: Saggi
Autore:  Tommaso Cinquemani,
Editore: Codice
Pagine: 304
Prezzo: 19.00