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Parkinson, dall’intestino un contributo alla ricerca

Parkinson, studio internazionale sul microbioma intestinale
di M. L.

È stato pubblicato sulla rivista “Nature Medicine” uno studio sul ruolo di alcune alterazioni del microbiota intestinale nell’individuazione precoce e nello sviluppo del morbo di Parkinson. Condotto da un consorzio internazionale con il contributo per l’Italia dell’Irccs Mondino di Pavia e dell’Irccs di Reggio Emilia, è stato cofinanziato dall’attore Micheal J. Fox, che ha voluto una fondazione di ricerca dopo aver rivelato di essere affetto da questa patologia

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Pubblicata sulla rivista internazionale “Nature Medicine” la ricerca “Microbiome signature of Parkinson’s disease in healthy and genetically at-risk individuals” focalizzata sul ruolo del microbioma, il patrimonio genetico del microbiota intestinale, che apre nuove prospettive terapeutiche nella comprensione dei meccanismi di sviluppo del Parkinson. Allo studio, al quale ha contribuito un ampio consorzio internazionale coordinato da Anthony Schapira (University College London, UK), hanno collaborato per Italia la Fondazione Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) Mondino di Pavia, come centro di riferimento, e l’Ausl Irccs di Reggio Emilia con l’Unità operativa complessa di  neurologia diretta da Sara Montepietra, in particolare tramite il Centro disturbi del Movimento, di cui è responsabile Francesco Cavallieri, che si occupa della diagnosi e della cura dei differenti disturbi del movimento, tra cui Parkinson, atassie, distonie, anche di origine genetica e rara. Tale indagine fa parte del progetto internazionale “Parkinson Microbioma”, e l’intero programma è stato finanziato da Aligning Science Across Parkinson’s e dalla Michael J. Fox Foundation, voluta dallo stesso attore colpito da questo morbo.

Parkinson, in Italia Irccs Pavia e Reggio Emilia coinvolte nello studio sul microbioma

Lo studio dimostra che alcune particolari modificazioni possono contribuire all’identificazione precoce di individui a rischio anche prima della comparsa dei sintomi, inclusi i soggetti portatori di varianti del gene GBA1, che costituiscono circa il 10% dei casi di tale patologia.

Tra le malattie neurologiche degenerative più diffuse, il Parkinson colpisce una persona ogni cento sopra i 65 anni, manifestandosi in genere intorno ai 60. In Italia sono 15mila i nuovi casi diagnosticati ogni anno; in Emilia-Romagna sono circa 18mila le persone che ne soffrono; una cura ancora non c’è e gli attuali farmaci permettono ai pazienti un controllo dei sintomi per i primi 3-5 anni. “Ringraziamo di cuore tutti i ricercatori e i partecipanti allo studio”, sottolinea Montepietra. “Il loro apporto è prezioso e fondamentale per avanzare verso strategie sempre più precoci e personalizzate nella diagnosi e nella cura della malattia di Parkinson”.

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