In generale Ros e Rns deteriorano molecole di importanza biologica come lipidi (ad esempio acidi grassi e colesterolo), proteine e il Dna stesso, processi che portano al danneggiamento delle cellule. I meccanismi associati sono molto complessi e spesso difficili da investigare per la varietà di prodotti che si formano: semplificando molto, queste molecole “perdono” un atomo, di solito l’idrogeno, quando reagiscono con i radicali liberi. L’azione di riparazione degli antiossidanti è quella di ritrasferire l’atomo perso ripristinando la forma originale della biomolecola. Chiaramente anche i meccanismi di contrasto correlati sono molteplici e una loro descrizione esaustiva è molto complicata. L’organismo ha sviluppato due principali strategie, una basata su enzimi in grado di neutralizzare i radicali liberi, la seconda basata invece sulla chimica di composti come il glutatione e le vitamine C ed E, che reagiscono direttamente con i Ros. In particolare, la vitamina E, liposolubile, protegge le membrane lipidiche delle cellule dall’ossidazione, mentre la vitamina C, ripristina la forma attiva della vitamina E, oltre che a reagire con i Rons e i Ros presenti.
Nonostante sia noto il ruolo dei radicali liberi sul funzionamento dell’organismo, la ricerca si sta focalizzando sulla descrizione dettagliata della loro azione a livello molecolare in relazione a una specifica patologia, per identificare quelle vie di reazione che possono essere intercettate per ridurre al minimo il danno e/o ripristinare lo stato di salute iniziale. Tra le tematiche di ricerca correlate, si colloca lo studio di nuove molecole antiossidanti e di estratti naturali: non solo la sintesi di molecole analoghe, ma anche l’ottimizzazione delle formulazioni e dei processi di drug-delivery sono tra gli obiettivi della ricerca in questo campo per rendere questi composti efficaci dal punto di vista terapeutico. Un altro ambito di studio importante e molto attuale è quello della correlazione fra dieta e stile di vita con i processi associati allo stress ossidativo, nell’ottica della prevenzione di malattie molto impattanti, come il diabete e altri disordini metabolici.
Fonte: Alessia Famengo, Istituto, di chimica della materia condensata e di tecnologie per l’energia, alessia.famengo@cnr.it