Saggi

Mary Shelley? Più interessante di Frankenstein

Copertina del libro La nascita di Frankenstein
di Marco Ferrazzoli

Kathryn Harkup ci porta alla fine del XVIII secolo, tra Lavoisier, Galvani, l’anatomopatologia che fa show. Sta nascendo la scienza come successivamente l’abbiamo intesa. Di questa temperie di femminismo, progressismo e letteratura Frenkenstein, “the Modern Prometheus”, è il capolavoro assoluto

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Frankenstein è un libro interessante quanto l’omonimo personaggio, come la loro celebrità universale e plurisecolare attesta. Ma la sua autrice, la sua vita, le di lei famiglie di origine e coniugale, il periodo e l’ambiente in cui è vissuta, si è formata e ha tratto ispirazione per scriverlo lo sono di più. Questa la conclusione che viene da trarre dopo la lettura di “La nascita di Frankenstein” (Utet) di Kathryn Harkup, chimica che già si è dedicata alle radici scientifiche di Shakespeare e James Bond: una chiave che con Mary Shelley apre infinite porte e altrettanti scenari.

Siamo alla fine del XVIII secolo. Lavoisier con gli studi su idrogeno e ossigeno ha posto le basi della chimica moderna e avviato il percorso, non proprio lineare, di uscita dall’alchimia; Galvani conduce gli appassionanti studi sugli effetti dei fulmini, sui muscoli delle rane appese in giardino; le aule di anatomopatologia sono piene di studenti neofiti e di curiosi interessati alla dissezione dei cadaveri dei criminali come a un macabro show, che anima lucrosi interessi criminali. Il fermento dei laboratori e dei pensatori è ingenuo, ma prodromico alla formazione della scienza come successivamente l’abbiamo intesa.

Ci si mettono persino gli eventi estremi climatici, ad AGW (Anthropogenic Global Warming-Riscaldamento Globale Antropico) appena iniziato: il 1816, l’anno della nascita di Frankenstein, è senza estate perché la violenta eruzione del Tambora in Indonesia oscura i cieli europei e provoca un’intensità eccezionale di temporali. È per ingannare il maltempo che, a Villa Diodati, un gruppo di coltissimi amici di cui fa parte Mary Shelley prende a raccontarsi di mostri e fantasmi, dei quali sono già appassionati. Mary è una donna straordinaria, formata e forgiata da tragedie personali - tra cui diversi suicidi - e da battaglie politico-culturali. Di questa temperie di femminismo, progressismo e letteratura “the Modern Prometheus” è il capolavoro assoluto.

Storie e aneddoti sono in gran parte noti, Victor Frankenstein e la sua Creatura sono ormai nel mito, ma Kathryn Harkup ricostruisce quel mondo con l’abile storytelling dei migliori divulgatori. La sola appendice cronologica vale la lettura del volume, che scorre come un “romanzo del romanzo” spiattellando con apparente noncuranza i nomi delle star che lo compongono. Basti citare il marito di Mary, Percy Bysshe Shelley.

Quel mondo del quale l’Italia è scenario fondamentale, ricordiamo, è un mix di scienza, spettacolo, magia, incubi, chimica, fisiologia. Il fantastico e la fantascienza ne diventano la narrativa migliore e non accessoria. Si pensi d’altronde al dr. Jekyll e a Richard Feynman, a Francesco Redi e Einstein, oltre che ai citati Shakespeare e Fleming, per confermare come, quando il genio lo consente, la ricerca e innovazione si combinano con il loro racconto in modo perfetto. La si chiami scienza o alchimia, poco importa.

Titolo: La nascita di Frankenstein
Categoria: Saggi
Autore: Kathryn Harkup
Editore: Utet
Pagine: 423
Prezzo: 23.00

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