La scomparsa di Majorana: Sciascia vs Amaldi
Vincenzo Barone dedica un saggio al dibattito suscitato dal libro dello scrittore siciliano sulla scomparsa del fisico, sugli studi condotti da Fermi e dai “Ragazzi di via Panisperna”, sulle responsabilità della scienza. Hiroshima e Nagasaki sono il “peccato originale” della scienza contemporanea?
La misteriosa scomparsa del giovanissimo fisico (ordinario a 31 anni!) Ettore Majorana, avvenuta nel marzo 1938, è paradigmatica di due aspetti della comunicazione. Il primo è la capacità della fisica di fornire storie affascinanti, da Einstein ai quantistici, dall’astronomia al bosone di Higgs. Il secondo è la potenza comunicativa dell’assenza, che incide nell’immaginario più delle presenze mediatiche con pletore di seguaci: anche qui gli esempi non mancano, da Greta Garbo a Mina.
Ha quindi avuto ragione Vincenzo Barone, fisico teorico che associa attività di ricerca, accademica e divulgativa, a dedicare il suo ultimo saggio “Anatomia di una scomparsa” (Bollati Boringhieri) alla minuziosa ricostruzione del dibattito tra Leonardo Sciascia ed Edoardo Amaldi sulla vicenda, iconizzata in copertina dal “chi l’ha visto?” pubblicato dopo la scomparsa. Gli elementi di interesse ci sono tutti: dalla scuola di Enrico Fermi, vivacissima anche umanamente, al genio tormentato di Majorana fino allo sconvolgimento della bomba atomica.
Nel 1975, a trent’anni dall’applicazione bellica del progetto nucleare, Sciascia dedicò la sua straordinaria capacità letteraria a “La scomparsa di Majorana”, un libro a metà tra romanzo e inchiesta che, data anche la notorietà pubblica e politica dello scrittore siciliano, accese un dibattito rovente. Sciascia avanzava l’ipotesi che la scomparsa fosse volontaria, e dovuta alla previsione che gli sviluppi degli studi condotti da Fermi e dai “Ragazzi di via Panisperna”, che avevano prodotto la prima fissione dell’uranio, avrebbero portato alla realizzazione della bomba. Come accadde quando Fermi con il Progetto Manhattan realizzò il primo reattore nucleare negli Stati Uniti, dove si trasferì direttamente dalla Svezia, dopo aver ritirato il premio Nobel nel 1938, anche per evitare che le leggi razziali appena promulgate colpissero la moglie Laura Capon.
Al libro e alla tesi di Sciascia reagì Edoardo Amaldi, allievo di Fermi e amico di Majorana, smentendo che il collega avesse intuito le evoluzioni dell’atomica e accusando lo scrittore di semplificazione eccessiva. In effetti, lo scrittore giocava proprio sull’abile piglio letterario con cui approcciava vicende storiche e scientifiche intrise, però, di un’innegabile ambiguità. Anche Fermi e gli altri fisici, agli occhi di Sciascia, avrebbero potuto opporsi ma non condivisero e non compresero l’integrità di Majorana, furono anzi correi dell’inferno scatenato su Hiroshima e Nagasaki.
Quali le responsabilità della scienza in tali contingenze? Il tema è irrisolto poiché, come in questo caso, pone a confronto visioni opposte. Nelle due città giapponesi furono uccise decine di migliaia di persone senza una reale necessità strategica, una sorta di terribile esperimento su cavie umane che oltretutto sancì il passaggio dalla guerra tra militari a quella contro i civili, che segna ancora i conflitti odierni.
Quelle esplosioni rappresentano secondo alcuni un “peccato originale” della scienza contemporanea. Il dibattito intellettuale tocca la responsabilità morale degli studiosi, i loro rapporti con il potere, il loro atteggiamento durante la guerra: si pensi alla disinvoltura con cui gli accademici italiani approfittarono delle leggi razziali in Italia e agli scienziati che collaborarono alla “banalità del male” nazista e sovietico. Barone riprende quel dibattito di grande interesse a cinquant’anni dalla pubblicazione del libro e ottanta dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki.
Titolo: Anatomia della “Scomparsa”
Categoria: Saggi
Autore: Vincenzo Barone
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 224
Prezzo: 20.00