Saggi

Geografia dell’innovazione: le sfide al tempo del multipolarismo

Copertina del libro Geopolitica e geografia dell'innovazione
di Alessandro Frandi

Nel mondo multipolare contemporaneo, l’innovazione è molto più di un fatto tecnico o economico: è un campo di battaglia, un vettore di potere, un elemento centrale nelle strategie globali. Il volume “Geopolitica e geografia dell’innovazione” (Callive) raccoglie contributi interdisciplinari che tracciano una mappa concettuale e operativa delle dinamiche esistenti tra tecnologia e potere, esplorando come si stiano ridisegnando i rapporti tra Stati, territori e modelli di sviluppo

Pubblicato il

Il viaggio del volume collettaneo “Geopolitica e geografia dell’innovazione” (Callive), curato da Tiberio Graziani e Stefano De Falco, comincia tra le riflessioni teoriche e le grandi domande filosofiche che ruotano attorno all’innovazione scientifica. Alberto Cossu ci guida in un percorso che va oltre l’idea dell’innovazione come semplice novità tecnologica, la descrive invece come un processo complesso, intrecciato con le dinamiche sociali, culturali e territoriali. In questo scenario, il ruolo della leadership non è tanto quello dell’eroe solitario, quanto quello di un abile regista capace di far dialogare attori diversi, creando un ecosistema fertile, dove il cambiamento possa davvero attecchire. 

Accanto a questa visione, Claudio Mancini ci porta su un terreno più inquieto, sollevando interrogativi profondi riguardo al potere pervasivo della tecnica. Seguendo le orme di pensatori come Günther Anders e Oswald Spengler, ci invita a osservare come la tecnologia, da strumento al nostro servizio, stia assumendo una forma sempre più autonoma: non si limita a trasformare il mondo esterno, ma si insinua nei nostri pensieri, nei nostri immaginari, nella trama stessa della vita quotidiana. In questa colonizzazione silenziosa, c’è il rischio che la soggettività si indebolisca e che la ricchezza delle culture venga appiattita sotto il peso di un unico modello dominante. 

Alfredo Musto interpreta l’innovazione come “distruzione creatrice”. I processi tecnologici generano nuove disuguaglianze, nuovi centri e periferie, contribuendo alla ridefinizione del potere globale in senso multipolare. Infine, Giuseppe Romeo esplora l’impatto delle tecnologie emergenti - in particolare l’Intelligenza Artificiale - sugli equilibri internazionali. Oggi, il dominio si gioca sul terreno dei dati e delle infrastrutture cognitive (cognitive warfare), ma alla velocità del progresso si contrappone la lentezza della riflessione etica e politica. 

Nella seconda sezione del volume, Marco Castriani analizza la competizione tecnologica e scientifica nell’Artico: con lo scioglimento dei ghiacci, l’area diventa strategica; Russia, Cina, Stati Uniti ed Europa si contendono rotte, infrastrutture e risorse, puntando su tecnologie avanzate e presenza militare.  

Plinio Innocenzi confronta i modelli di innovazione scientifica di Cina e Stati Uniti: da un lato, una governance top-down fondata su pianificazione e investimento pubblico; dall’altro, un modello decentralizzato basato su partenariati privati e incentivi. Diversi gli approcci, comune l’obiettivo: la supremazia tecnologica. 

Il Kazakistan, raccontato da Giuliano Luongo, cerca di attrarre “nomadi digitali” con un visto dedicato. È un tentativo di apertura all’hi-tech, ma permangono criticità legate a disuguaglianze e sostenibilità urbana. 

Minas Lyristis esamina invece “Vision 2030”, il progetto saudita per trasformare il Regno in un hub globale di scienza e logistica. Iniziative come NEOM rappresentano il volto futuristico della strategia, ma le ambizioni si intrecciano con tensioni regionali e obiettivi di hard power. 

Said Gulyamov osserva come l’Uzbekistan stia cercando di digitalizzare la pubblica amministrazione seguendo il modello europeo. Nonostante i progressi, restano ostacoli come l’alfabetizzazione digitale e la frammentazione normativa. 

Sholpan Sartaeva chiude la sezione con un’analisi sulle lacune legislative in materia di lavoro digitale in Kazakistan. La “gig economy” richiede regole nuove e protezioni adeguate, che oggi risultano ancora insufficienti. 

La terza parte adotta un taglio più tecnico-operativo. Oliviero Casale e Paola Rinaldi propongono il concetto di “antifragilità” (ispirato a Nassim Taleb) come modello per affrontare le incertezze sistemiche. Innovare non significa solo resistere agli shock, ma crescere attraverso di essi. In quest’ottica, strumenti normativi come la ISO 56001 (norma internazionale in fase di sviluppo non ancora pubblicata definitivamente che farà parte della famiglia ISO 56000, dedicata alla gestione dell’innovazione) e la UNI/PdR 155:2023 (Prassi di Riferimento italiana pubblicata da UNI - Ente Italiano di Normazione - nel 2023) forniscono linee guida per una gestione dell’innovazione adattiva e sostenibile. 

L’intervento di Mark Entin, Ekaterina Entina e Andrei Vadov pone l’accento sulla “sovranità tecnologica e scientifica”. In un contesto globale segnato da sanzioni, guerre tecnologiche e restrizioni incrociate, controllare le proprie infrastrutture e capacità digitali diventa cruciale per la sicurezza nazionale e la competitività. Gli autori propongono anche un rafforzamento della governance internazionale, per garantire diritti, protezioni e accesso equo alle tecnologie emergenti. 

Il volume si chiude con il testo di Gino Lanzara, che rimarca come le ultime tecnologie, quali l’Intelligenza Artificiale, rappresentino una nuova frontiera dell’evoluzione tecnologica anche in ambito geopolitico. Propaganda, interferenze esterne e IA generativa, sostiene Lanzara, stanno assumendo un ruolo crescente nello scenario globale. La dimensione cibernetica apre un dominio strategico ed economico inedito, che coinvolge governance, economia e sicurezza. 

Nel libro, l’innovazione emerge come un campo attraversato da tensioni, ambizioni e responsabilità. Non è mai neutra: incide sulle relazioni internazionali, modelli economici, visioni del mondo. “Geopolitica e geografia dell’innovazione” si propone così come uno strumento utile per analisti, studiosi, decisori e operatori del settore. Un atlante aggiornato delle nuove sfide globali, dove l’innovazione scientifica non è più solo mezzo di progresso, ma strumento di influenza, controllo e costruzione del futuro. 

Titolo: Geopolitica e geografia dell’innovazione 
Categoria: Rivista/volume 
Autore:  a cura di Tiberio Graziani, Stefano De Falco 
Editore: Callive edizioni 
Pagine: 336 
Prezzo: 32,00 euro