Storia politica dell’ambientalismo
I segnali sono contraddittori. Greta è scomparsa dalla scena ma le nuove generazioni mantengono l’ecologismo quale principale cifra di impegno. Il riscaldamento globale resta al centro del dibattito, ma “in concorrenza” con pandemia e guerre. È quanto si legge nel libro “Green” (Neri Pozza) di Mauro Suttora
“Green” (Neri Pozza) di Mauro Suttora è una storia politica dell’ambientalismo dagli anni Sessanta a oggi, raccontata da un giornalista - ha lavorato per L’Europeo e Oggi, Newsweek e The New York Observer, oggi scrive su Huffington Post - che l’ha vissuta in prima persona dal 1983, partecipando alla nascita delle liste verdi in Italia. Si parte dal 1955, con le battaglie di Italia Nostra, dal gennaio 1966, con “Il ragazzo della via Gluck” di Celentano a Sanremo e, sei mesi dopo, con la sezione italiana del Wwf fondata da Fulco Pratesi. Negli anni Settanta arriva poi il rapporto su “I limiti dello sviluppo” del Club di Roma.
I primi partiti verdi europei approdano nei Parlamenti e, in Francia e Germania, toccano punte del 20%. In Italia la discesa in campo elettorale avviene nell’’87 ma i consensi, nel 1989, si fermano al 6%. I risultati sono insomma altalenanti in funzione dei diversi contesti. Quello elettorale non è però l’unico indice utile per misurare il peso ecologista in politica. Si pensi a come il disastro di Černobyl’ diede vigore alle lotte antinucleari, a come, dopo la conferenza del 1992 a Rio de Janeiro, le emissioni di CO2 siano accusate di provocare riscaldamento globale e cambiamento climatico. Altri elementi significativi sono i Nobel per la Pace assegnati nel 2004 a Wangari Maathai, prima ministra ambientalista in Africa, e tre anni dopo al vicepresidente Usa Al Gore. Per non parlare del fenomeno Greta Thunberg, del Green Deal, degli accordi di Kyoto e Parigi e della transizione energetica.
I segnali odierni sono contraddittori. Greta Thunberg è scomparsa dalla scena e i seguaci dei Fridays for future si sono ridotti da milioni a migliaia, eppure le nuove generazioni mantengono l’ecologismo quale principale cifra di impegno politico. Il riscaldamento globale resta al centro del dibattito politico, ma “in concorrenza” con pandemia e guerre. Il Green deal e le misure di decarbonizzazione sono fortemente in discussione per i problemi causati a settori dell’economia e i sostenitori di petrolio, gas ed energia fossile hanno trovato un paladino in Donald Trump. I verdi non sono però finiti, tra l’altro hanno sfiorato la presidenza in Finlandia con Pekka Haavisto. Gli animalisti italiani hanno ottenuto l’approvazione della nuova legge per proteggere cani e gatti dai maltrattamenti. Accanto agli “storici” Wwf, un bilancio di un miliardo di dollari all’anno, al Sierra Club americano con tre milioni e mezzo di iscritti, a Italia Nostra che festeggia il settantesimo compleanno, a Legambiente e Greenpeace, sono nati i nuovi Extinction rebellion e Ultima generazione.
Suttora è però decisamente critico. In particolare verso l’abuso del termine “sostenibile” e il greenwashing di aziende dubbie. Accusa la “lobby verde” di finanziamenti imbarazzanti e ricorda la frase di Alex Langer: “L’ecologia deve diventare desiderabile, i comportamenti virtuosi non possono essere imposti dall’alto […] Una logica burocratica e repressiva difficilmente può convincere. Occorre una forte spinta etica in positivo”.
Titolo: Green
Categoria: Saggi
Autore: Mauro Suttora
Editore: Neri Pozza
Pagine: 256
Prezzo: 20.00