Disagio adolescenziale: problema, preoccupazione, provocazione
Luca Luigi Ceriani, psicoterapeuta, in “Agio o disagio?” (Ares) assume una visione pacatamente critica verso il mainstream psico-pedagogico, filtrando senza sconti alcuni luoghi comuni e l’eccesso di preoccupazione per qualunque difficoltà si rilevi nei percorsi formativi e di vita dei ragazzi
Non c’è quasi argomento che goda di permanente attualità come il disagio adolescenziale. Forse perché vi si intersecano due tematiche già forti nella sensibilità collettiva: la comprensibile preoccupazione con cui perlustriamo i giovanissimi, la loro crescita, cercandovi segnali predittivi del nostro futuro; e la percezione di un aumento epidemiologico di ansia, angoscia e depressione, che però potrebbe costituire una sorta di profezia auto-avverante.
Comunque sia, gli spunti offerti dalla cronaca ottengono ampia risonanza su mezzi di comunicazione e social e nell’opinione pubblica. Spesso tale riverbero viene amplificato dalla chiave interpretativa dell’“allarme”, a sua volta giustificato dall’alta frequenza dei casi segnalati. A ben guardare, però, i fatti che vengono inanellati da commentatori ed esperti appartengono a fattispecie molto diverse tra loro: siamo davvero, quindi, di fronte a una “tendenza”, a un “aumento”, a una “crisi”? Tale impostazione del dibattito potrebbe in realtà essere conseguenza di un’attenzione esasperata, di un bias diagnostico, di un’auto-suggestione. Potremmo, cioè, avere modificato le soglie su cui misuriamo la pericolosità e la patologia di una certa condizione giovanile, facendoci rientrare disagi che sono espressioni fisiologiche di un momento di maturazione di per sé complesso.
È questo il sostrato su cui si basa il libro di Luca Luigi Ceriani, “Agio o disagio?” (Ares). L’autore esercita l'attività di psicoterapeuta, si dedica alla formazione di docenti ed educatori, dirige progetti di prevenzione psico-sociale per diverse realtà educative, cliniche e scolastiche e ha esperienze di docenza di Psicologia clinica e dello sviluppo nelle Università di Brescia e alla Cattolica di Milano. Ci troviamo quindi davanti a un professionista il cui indirizzo scientifico non è discutibile, ma che assume verso il mainstream psico-pedagogico una visione pacatamente critica, forse anche per la sua posizione di fede (i suoi libri, tra l’altro, sono pubblicati da Ares, un’editrice cattolica) che lo rende critico sull’invasività delle strutture sociali e intellettuali nella vita privata di persone e famiglie.
"Questo è il contenuto più forte del libro di Ceriani: non guardare il disagio giovanile come un problema da risolvere, ma come provocazione”, scrive Giorgio Vittadini nella prefazione. Nelle pagine del saggio vengono filtrati senza sconti molti luoghi comuni di chi osserva e studia i ragazzi: le diagnosi di panico e la proliferazione dei casi di dislessia, discalculia e disortografia; i prontuari come il Dsm, già oggetto di forti accuse per aver rubricato come patologia persino il lutto; la preoccupazione per qualunque difficoltà si rilevi nei percorsi formativi, trasformandola in un sintomo di deficit da correggere e “curare”; la disinvoltura nell’affrontare ogni momento “down” con il supporto di un farmaco.
In tal modo, osserva l’autore, la società attua una sorta di imposizione alla straordinarietà che deforma la normalità stessa e mutua ogni percorso di vita in una sfida. E non è solo un atteggiamento culturale, c’è “il diretto interesse, anche economico” dell’impostazione che si decide di assumere, avverte l’autore. Per riportare una citazione contenuta nel libro, avverte Eugenio Borgna: “La malinconia è una condizione emozionale che non ha nulla di patologico e, anzi, è fonte di conoscenza di sé e di riflessione, ma fa stare male e può avere bisogno di cure”. Il problema è distinguere tra gli infiniti casi e capire quando davvero sia necessario intervenire.
Titolo: Agio o disagio?
Categoria: Saggi
Autore: Luca Luigi Ceriani
Editore: Ares
Pagine: 208
Prezzo: 15.00